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Omar Pedrini: il nuovo album, la Juve, il vino, i giovani e Milano “Negli appuntamenti instore porto sempre la chitarra” 22-05-2017

Omar Pedrini ha parlato del suo nuovo albumCome se non ci fosse un domani”, della Juve, di viaggi musicali ed enogastronomici, dell'omaggio al regista Wenders, dei giovani e di Milano e si è raccontato in diretta su Radio Italia a Paola “Funky” Gallo.

Partiamo con l'attualità. Tu ti chiami Omar da Omar Sivori e quindi hai festeggiato lo scudetto della Juve? Negli anni sono diventato molto tifoso del Brescia ma, dato che da qualche tempo mi dà poche soddisfazioni, sono contento per papà che è un gran tifoso juventino e mi ha chiamato Omar in omaggio a Sivori”.

Ho ragione ad aver sentito un suono che difficilmente si trova in giro, perché io che ti conosco dagli anni dei Timoria ho colto il sound delle radici portate all'oggi. Che poi ricordiamo che il disco “Come se non ci fosse un domani” ha debuttato ai vertici delle classifiche di vendita... Per me è stata una sorpresa questo debutto. Tu sei una sommelier della musica e hai capito subito il segreto del disco.. Ha un sound che è stato cercato molto da me, dal mio co-produttore Carlo e dai collaboratori inglesi. Il disco si è sviluppato in Inghilterra dove ho trovato ambiente adatto alle mie corde, sia quelle della chitarra sia quelle della mia vocalità”.

E dell'anima. Trovo quel gusto originale per il rock che ti ha dato la possibilità di scrivere una pagina nuova della musica...In molti mi dicono: 'Ti avevo perso di vista dopo i Timoria e ora ti ho ritrovato con questo album'. La vox populi e quella dei critici più attenti vanno nella stessa direzione”.
 


Un ascoltatore scrive: “Ti ringrazio per esserci con tutte le tue tante storie, da quel meraviglioso primo concerto al Rolling Stone di Milano. Questa estate proseguirai il tour? E se sì, farai una tappa in Romagna?”La tournée vera e propria partirà a settembre, ma quest'estate farò promozione al disco e mi terrò allenato con 3 o 4 concerti al mese per non perdere il vizio. La Romagna non c'è ancora ma arriverò anche lì, anche perché senza San Giovese non so stare a lungo...

Tu abbini spesso i percorsi del vino con quelli della musica... Sì, capita spesso, con promoter locali ho riscoperto negli ultimi anni il baratto: 'Io ti faccio uno sconto ma tu mi fai trovare le ricchezze locali, anche enogastronomiche'. L'Italia è meravigliosa, ha la biodiversità più grande del mondo, cibi e uve fantastiche... È bello scoprire anche dopo quasi 25 anni piatti e vini nuovi”.

Volevo chiudere discorso viaggi ricordando che ci sono per ora le ultime due tappe instore: domani, 23 maggio, sarai a Roma e il 24 a Bari. Mi dicevi che ti piacciono molto questi incontri... Molto perché mi riportano alla passione per reading, arrivo lì con mia chitarra. Mi sembrano poco la firma e la foto per il fan che vengono agli incontro, così mi porto anche la chitarra, canto 4 o 5 canzoni del disco nuovo e racconto come sono nate. Cose da raccontare ne ho perché, come direbbe il poeta (Angelo Branduardi ndr) io “confesso che ho vissuto”.

Io ho la fortuna di ricordare tuoi reading meravigliosi con poeti e scrittori internazionali che si mettono a girare librerie... Ho sempre sostenuto che l'arte sia figlia della stessa ispirazione, poi le acque scendono a valle e le chiamiamo poesia, cinema, musica, teatro, ma la sorgente è la stessa”.

Bello il video di “Come se non ci fosse un domani” che passa dal bianco e nero ai colori... È emozionale, è un po' un omaggio al 'Il cielo sopra Berlino' di Wenders. La figura degli angeli torna spesso nell'album, qui c'è l'immagine di un angelo che protegge la protagonista, che alla fine si scoprirà che è mia figlia. È quindi l'idea di un padre che vuole proteggere i suoi cuccioli”.

Tu hai avuto a che fare con i ragazzi dei licei. Come si motivano oggi i giovani, senza retorica? È difficile, ho scritto un album per le nuove generazioni, in ospedale quando rischiavo che non ci fosse davvero un domani. Grazie a mio figlio Pablo che ha 20 anni, ho scoperto che per i giovani “Come se non ci fosse un domani” è uno slogan che utilizzano quando escono per divertirsi e sono vicini a non assaporarlo questo domani. Anche i grandi saggi insegnavano a vivere il “qui e ora”. Queste nuove generazioni sono figlie di un era nuova, tra me e mio padre c'era una generazione, mentre tra me e i miei figli passa un'epoca, loro sono nativi digitali, io invece appartengo all'ultima generazione dei nativi analogici, ed è difficile dare dritte giuste senza entrare in contatto con loro. Loro sono sempre connessi, su Skype, WhatsApp, sui social, fanno la rivoluzione al contrario, da casa, noi invece eravamo sempre fuori e dovevano richiamarci per farci tornare. A mio figlio dico ironicamente: “Esci ogni tanto, fammi chiamare una volta dalla questura”.

Adesso presentiamo “Il cielo sopra Milano”, una città che amo ma che spesso riflette anche una sorta di odio... Non è la Milano di un autore meneghino, penso al mio amico Enrico Ruggeri, a Roberto Vecchioni, a Enzo Jannacci, ma di un milanese adottivo. È stata scritta con lo stupore e l'inquietudine, come direbbe Pessoa, di chi vede mentalmente Milano dai gradini della stazione centrale”.

22-05-2017 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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