


Dopo 27 anni di “bellissimi errori”, Cesare sceglie la capitale inglese per ricominciare dall’essenziale: l’amore spassionato per la musica. Sul palco anche Salmo, Malika Ayane e Fabri Fibra: “Amateur” esce venerdì 23 ottobre
Esordire dopo 27 anni di carriera è possibile? Ricominciare tutto da capo a 46 anni, quando perfino un collega come Salmo ti dice che “sei troppo vecchio”? Ritrovare il piacere puro della musica quando tutto il mondo è schiavo di algoritmi e intelligenza artificiale? Sì, è possibile, o almeno lo è per Cesare Cremonini. Ne abbiamo avuto la prova sul palco dello storico O2 Shepherd’s Bush Empire di Londra, dove il cantautore ha presentato in anteprima le canzoni di “Amateur”, disco in uscita venerdì 23 ottobre. Sul palco, anche gli “angeli custodi” Salmo, Malika Ayane e Fabri Fibra, e una superband dove ha giganteggiato Donny McCaslin, sassofonista di David Bowie e nuovo compagno di viaggio di Cesare.
Perchè Londra? A spiegarlo è proprio Cremonini in conferenza stampa: “Londra era necessaria. Il disco è nato qua e non poteva che nascere qua. Il motivo più importante è che volevo allontanarlo il più possibile da me. Volevo che il disco venisse presentato lontano dall'abitudine di vedermi centrale. A Londra io non sono nessuno, sono solo un artista italiano che presenta un nuovo disco: volevo rimpicciolire l’esterno, volevo che la musica fosse centrale”.
“Amateur”, un disco che segna un prima e un dopo nella carriera di Cremonini (“Ho pensato che a 46 anni devo fare quello che voglio e so fare, non quello che mi impone il mercato”) è stato registrato tra la Fonoprint di Bologna e lo Studio 13 di Damon Albarn, uno dei centri più creativi di Londra. “In passato avevo fatto il turista della musica inglese. Prendi Abbey Road, gli studi di George Martin: ho fatto tante esperienze a Londra, ma tutti bellissimi errori. Questa volta sono andato in uno studio creativo: da Damon Albarn ti fanno entrare solo se hai lo spirito giusto. La password per entrare è la creatività”.

“Bellissimi errori”: bastano due parole a Cremonini per fotografare i suoi primi 27 anni di carriera, dal boom con i Lùnapop al rapporto difficile con l’ex manager Walter Mameli (“Mi ha forgiato, ma ha creato una grandissima insicurezza: ha creato una grande crepa, una ferita che sanguina continuamente”), dagli stadi pieni ai grandi successi degli ultimi anni (“C’era sempre un’energia di obiettivi che spingeva un’idea”). Dopo tutti questi “bellissimi errori”, è arrivato un disco “imprevisto”, nato dal “vuoto della vita”. Cremonini ha cercato di sovvertire il meccanismo di una carriera perfetta, costruita a tavolino. “Si è spezzato qualcosa in me”, spiega. Complice lo studio metodico ed esorcizzante del sax, più difficile quando non si hanno più le sinapsi dei ragazzini, Cesare ha ritrovato l’essenziale: il piacere dell’amatore, il piacere del musicista. Una scoperta che ribalta le cose: “La potenza dell’amatorialismo è molto importante e, da un punto di vista, rivoluzionaria”.
“La musica è più importante di me” è la sentenza di un Cesare Cremonini più convinto che mai nel raccontare il suo disco-porta: “Io non voglio che il mio disco sia uno specchio, ma una porta. Siamo davanti a tantissime opere-specchio. Quello che so di me non voglio più vederlo nelle canzoni”. Il cantautore sa che sta alzando l’asticella e ci scherza su: “È rischioso: sarà probabilmente uno dei più grandi fallimenti della mia carriera e della musica italiana. Con questo disco spero di liberarmi il più possibile e questa libertà ha un nome: stare vicino alla musica. Per questo suono il sax: mi fa sentire un microbo nonostante 27 anni di carriera".
Come ripete più volte nel corso della conferenza stampa, Cremonini crede fortemente nel karma della musica. Lui, adolescente negli Anni Novanta e figlio di un’epoca in cui i dischi si compravano (“Me la ricordo la fila davanti alla Ricordi di via Goito a Bologna”), guarda con sospetto al monopolio dell’algoritmo: “È il nuovo karma della musica: questo disco non verrà capito dall’algoritmo, quindi lasciamo alla gente e al live la promozione e la possibilità di ascoltare e di parlare di un disco”.
Cremonini, “felice e curioso come un esordiente”, trasmette tutte queste sensazioni sul palco dell’O2 Shepherd’s Bush Empire: l’entusiasmo dell’amateur, la perfezione del professionista consumato. Il primo ospite è proprio Salmo, il primo membro dell’A-Team ingaggiato da Cremonini per “salpare alla conquista dell’America come Cristoforo Colombo”. Salmo torna così a Londra, dove qualche mese fa aveva raggiunto in studio Cesare. Oltre alla strofa in “Amateur”, durante una serata particolarmente alcolica Salmo ha regalato al collega anche un momento d’illuminazione, che lo stesso Cremonini ha avuto il piacere di raccontare: “Mi ha ascoltato per mezz’ora parlare delle mie idee sulla musica. Mi ha guardato e mi ha detto: ‘Bro, sai perchè questa cosa che dici non riusciamo a farla? Perché sei vecchio!’. E aveva ragione: il mondo non lo cambiano le persone della mia età!”.
Oltre agli ospiti sul palco, non mancano spettatori d'eccezione sugli spalti. Dall'amico di Tavullia Valentino Rossi al compagno di scrittura Davide Petrella, dalla fidanzata Caterina Licini alla collega Elisa, a cui Cremonini fa una dedica spassionata: "Io ed Eli ci scambiamo continuamente frammenti di sogni, io sono bravo a cacciarli come un pescatore, perché chi fa le cose spesso è troppo vicino e il quadro non lo vede. Eli, non puoi immaginare e non puoi capire che meraviglioso quadro sei vista da un pochino più lontano".
Con Salmo e poi Fabri Fibra, Cremonini voleva delle “lame affilate”. Per evitare un eccesso di “machismo”, nel disco l’esordiente cantautore bolognese ha voluto con sè anche la femminilità di Mali. Così chiama Malika Ayane, con cui è tornato a collaborare a 16 anni da “Hello”. Il rapporto tra Cesare e Malika è di quelli speciali: “Malika è una delle ultimissime voci del panorama della musica italiana che sa rappresentare le cose piccole, come appunto la polvere sui mobili. Con la sua musica sa raccontare il risotto al pomodoro, che lei cucina: per esperienza so che è molto buono. La canzone ‘Cose molto piccole’ racconta questo miracolo del dettaglio. Sapevamo che saremmo tornati a cantare insieme: io e Mali siamo sempre rimasti in contatto, con la nostra amicizia. Cantare con lei è stata la cosa più naturale sulla terra”. Non solo in studio, ma anche sul palco.

Il duetto con Malika è stato uno degli ultimi grandi momenti della serata londinese di Cremonini. Dagli spalti, gremitissimi, il giudizio è unanime: questo scatenato esordiente rock’n’roll farà strada nel mondo della musica. Dovrà dimostrare se ha la stoffa nei palazzetti, dove da novembre sarà protagonista con le date di “Amatour”. Al centro della scaletta, ci sarà il suo album d’esordio “Amateur”, un progetto che segna un nuovo e bellissimo inizio: “Un disco non può essere partorito dal dolore. È sempre un disco di reazione al dolore e quindi di speranza. Penso sia cambiato questo in me: finalmente posso dire di aver fatto un disco pieno di vita. Più vitale di questo forse non ne ho mai fatti”.