11 GENNAIO 199911 gen 2026

27 anni senza De André: Vasco Rossi racconta il primo incontro con Faber

“Per me è stato sempre un punto di riferimento assoluto, anche oggi io scrivo pensando sempre a lui. Sento che è il mio Nobel personale”, ha scritto Vasco

Esattamente 27 anni fa, l'11 gennaio 1999, ci lasciava Fabrizio De André, tra i più grandi cantautori della storia della musica italiana e non solo. In queste ore, in tanti stanno ricordando il Maestro genovese, compreso Vasco Rossi, che non ha mai nascosto il suo profondo legame con Faber. In un lungo testo affidato ai social, il rocker di Zocca ha celebrato l'artista e soprattutto l'uomo Fabrizio De André, raccontando il primo incontro negli anni Ottanta, decisivo per la sua vita e la sua carriera, e riconoscendo i debiti della sua musica nei confronti di De André

 (“anche oggi io scrivo pensando sempre a lui”).

Fabrizio è stato l’unico grande artista che poi ho conosciuto davvero in modo profondo. Nei primi anni Ottanta mi contattò lui direttamente, voleva venire a trovarmi e conoscermi di persona. Venne giù con Dori, la sua compagna, e io ho conosciuto De André che era venuto a casa mia! Ero allibito, perché secondo me era un incontro della madonna, qualcosa di sacro... Ci siamo frequentati per un periodo bellissimo, sono andato a casa sua tante volte. Per me è stato sempre un punto di riferimento assoluto, anche oggi io scrivo pensando sempre a lui. Sento che è il mio Nobel personale - scrive Vasco - Quando mi ha riconosciuto come artista ero così intimidito che stavo letteralmente per inginocchiarmi davanti a lui, invece mi ha fatto un cenno, come a dire: 'Ma cosa fai?'. E si è messo immediatamente al mio stesso livello, da pari a pari. È stato lui quello che ha rotto di più gli schemi secondo me, quello che per la prima volta diceva le cose veramente chiare nel panorama musicale italiano, oltre che dirle in modo bellissimo musicalmente

Il messaggio appassionato di Vasco Rossi finisce così: “Mi ha aperto un mondo nuovo, la capacità di capire le cose, di vederle da un altro punto di vista. Capacità critiche, di meditazione profonda. È stato anche il primo che mi ha fatto comprendere che potevo anche non essere d’accordo con ciò che lui stesso diceva. La disobbedienza intellettuale: l’autocritica l’avevo imparata col teatro, la critica da lui. Era un passo fondamentale che non avevo mai considerato possibile prima: mettere in discussione anche i tuoi maestri...”.