CONFERENZA STAMPA06 apr 2022

Renato Zero: il nuovo album Atto di Fede e i 4 concerti al Circo Massimo

Annunciato il grande ritorno live dell’artista a settembre nella sua Roma, per festeggiare 70+2 anni insieme a noi. E il disco è un’opera epica con 37 tracce. La presentazione 

Renato Zero svela i 4 concerti “Live Zerosettanta” il 23, 24, 25 e 30 settembre 2022 per la prima volta al Circo Massimo di Roma, insieme a Radio Italia, e il nuovo album “Atto di Fede”, il suo primo progetto editoriale in uscita l’8 aprile con 37 tracce. Ecco le news emerse oggi in conferenza stampa nella Sala Esedra (o Sala Marco Aurelio) del Campidoglio: “Al Circo Massimo mi faccio gladiatore per conquistare ancora una volta l’applauso. Bulimia musicale? Sarà la paura del calendario… La mia ultima produzione è sempre di spessore e qualità. L’assiduo rapporto con gli altri mi consente di lavorare e produrre di più”.
Il grande ritorno dal vivo dal cantante prende vita quindi con quattro serate, ospiti e scalette sempre diverse, l’orchestra e la band: l’annuncio avviene con Renato sotto la statua del Marco Aurelio a cavallo, simbolo di amore di Roma per l’artista, come spiegato dal Comune: gli show saranno una festa per il compleanno del cantante, che il 30 settembre celebra 72 anni e 55 di carriera, dopo che i festeggiamenti per i 70 (iniziati con tre album) sono stati rinviati per la pandemia.  “Celebro il mio compleanno con ostinazione, perché non voglio rinunciare a quello che sono”, dichiara Renato Zero, “Lo scopo del virus è modificare le nostre abitudini, come la guerra che vuole annientare la libertà. Mi aspetto che la ripresa del dialogo con il palco sia la ripresa del dialogo con la vita”.
IL NUOVO ALBUM. Renato Zero è musicista ma è stato anche attore (allo Stabile di Genova) e ballerino, ha collaborato con Federico Fellini, ha fatto il cabaret e le discoteche: ha fatto tutto. Ora aggiunge un nuovo capitolo al suo lavoro: è “Atto di fede”, un ambizioso progetto bifronte, libro e doppio cd, in uscita venerdì 8 aprile 2022 in tutte le librerie, nei negozi di dischi e nei book store digitali: “Non farei mai a meno delle fisicità del disco, permette di possedere la storia del progetto e scoprire tutti i dettagli, dall’arrangiatore ai musicisti”.

Renato Zero - Zerosettanta

Sono 19 brani inediti di musica sacra scritti e composti da Renato Zero, arrangiati e orchestrati dal Maestro Adriano Pennino (in coda anche “Ave Maria” in una versione del tutto nuova e sorprendente) per altrettanti testi, pensieri e riflessioni degli “Apostoli della Comunicazione”: Alessandro Baricco, Luca Bottura, Pietrangelo Buttafuco, Sergio Castellitto, Aldo Cazzullo, Lella Costa, Domenico De Masi, Oscar Farinetti, Antonio Gnoli, Don Antonio Mazzi, Clemente J. Mimun, Giovanni Soldini, Marco Travaglio, Mario Tronti, Walter Veltroni. Le voci narranti sono di Oscar Farinetti, Pino Insegno, Giuliana Lojodice, Marco Travaglio, (il nostro) Luca Ward, Renato Zero.
A sublimare l’opera ci sono la straordinaria presenza della Budapest Art Orchestra diretta da Andras Deak, la rinnovata collaborazione con il Coro Internazionale istituito dall’Orchestra Filarmonica della Franciacorta e le imponenti interpretazioni di Giacomo Voli, Lorenzo Licitra e Manuele Murè. L’artwork è curato dal cover artist Paolo De Francesco. Nel complesso il progetto vuole anche abbattere i muri nelle collaborazioni tra musica, letteratura e giornalismo.
“Abbiamo messo insieme l’eccellenza di questi scrittori, giornalisti e maestri del pensiero”, spiega l’artista, “In questo lavoro ci sono spunti talmente forti ed efficaci che rimettono in gioco la nostra voglia di cambiare. La pandemia mi ha privato della facoltà di fare musica alla luce del sole, ma trovo sempre il modo di riempire le giornate con progetti, che mi aiutano a superare impedimenti e spazi vuoti. Ho chiamato questi amici per realizzare quest’opera in condominio e sentire le loro campane: i temi sono scottanti e importanti, non mi sentivo la filosofia di questo accostamento alla fede in prima persona, avevo bisogno di sentire i loro pareri. Solo la poesia li accomuna perché hanno tutti un’attitudine alla sensibilità”.
Sergio Castellitto ha raccontato: “Quando Renato mi ha chiamato… ho capito poco. Però non riesco mai a dirgli di no, anche perché abitare i suoi progetti significa vivere la nostalgia: ‘Il carrozzone’ è già un’opera sacra. Ho scritto di getto questo testo, letto da Giuliana Lojodice, formidabile. Ascoltando il lavoro, mi sono messo a piangere in alcuni momenti. Si avvertono la pandemia e la guerra: Renato ha scritto qualcosa che ci accarezza, anche rispetto a questo dolore terribile”.
ATTO DI FEDE. Il disco, “un episodio isolato” nella sua produzione artistica, ha consentito a Renato Zero di “accarezzare Dio da vicino e fargli i complimenti per aver mantenuto intatta la mia fede”. D’altra parte nel mondo dello spettacolo c’è anche la religiosità: “Mi segno la croce tutte le volte che vado sul palco, non è superstizione, è per dare il massimo di ciò che posso offrire al pubblico”, spiega il cantante, per il quale il nuovo album è una sfida: “C’eravamo dimenticati di Dio da parecchio tempo, abbiamo lasciato che indifferenza, apatia e stanchezza intellettuale ci impedissero di raggiungerlo. A volte, per avere la serenità, preferiamo giocare tre numeri al Totip. Avevo bisogno di scrivere questo oratorio per ricordare mio zio, don Pietro”.
“Per Atto di Fede ho ampliato l’orizzonte della mia scrittura”, ha detto Renato Zero, “Sono andato molto vicino all’onestà del trasmettere il sentire, pur nella misura di non essere uno scrittore, un poeta o Prévert, ma riuscendo a centrare le emozioni. Difendo questo lavoro, mi inorgoglisce, parlo di fede per accendere un dialogo, si tratta anche della fede nel proprio operato, il termine giusto è ritrovare la vicinanza, accostarsi alla volontà altrui, al suo desiderio di non disattendere il bisogno di contatto. Conoscere è la forma più bella di stare al mondo: se non ci si stringe la mano e non si sta vicini, non riusciremo a sconfiggere il fantasma del Covid. Prepariamo i nostri anticorpi alla universalità del pensiero. Ho grande rispetto per i sacerdoti e per la Chiesa, ma credo anche che il rapporto con Dio è molto personale, la fede non deve esaurirsi in se stessa”.
CIRCO MASSIMO. Nei 4 concerti di settembre 2022 nell’arena di Roma ci saranno i brani dell’intero repertorio di Renato Zero, dagli anni 70 ad oggi: i biglietti saranno disponibili in prevendita online e in tutti i punti vendita dalle ore 11.00 di lunedì 11 aprile. Noi di Radio Italia solomusicaitaliana siamo Radio Partner del progetto “Zerosettanta”. “Io non aspetto che le persone vengano ai concerti”, spiega il cantante, “Vado proprio a cercarle per strada e in piazza, non ho il dono dell’ubiquità ma ci sto lavorando. Sono curioso di vedere le persone al mercato… Non mi piace essere nelle immagini sul telefono: ma tutte queste foto poi dove vanno? (ride, ndr) Sono stato lontano dal palco ma vicino al marciapiede. Il Circo Massimo premia la mia romanità: in alcuni giorni mi sono sentito straniero in casa mia. Noi romani saremmo pure contenti di non essere capitale d’Italia perché siamo già capitale del mondo. La città va riconsegnata ai cittadini. A Trastevere si parla molto inglese e poco romanaccio…”.
“Il concerto è una liturgia mistica”, dice l’artista, “Mi preparo a consegnarmi vergine ogni volta all’attenzione e alle aspettative del pubblico, che vuole emozioni e nuove sensazioni. In questo tempo ho continuato a essere operativo, ho pensato molto ai bambini e agli anziani, per loro sarei pronto a sacrificarmi tutti i momenti. Ora aspetto di ritrovarvi al Circo Massimo, per un abbraccio con i miei ‘sorci’ che dà inizio a un nuovo percorso. Ben venga questo settembre, il mese della mia nascita: il 30 veniva al mondo questo capolavoro!”. Renato Zero è esperto di liturgie: “La tradizione dei Natali a Zerolandia aggregava il bisogno di religiosità all’appagamento di occhi e spirito con il mio spettacolo. Il primo tempo del concerto finita alle 23.30, a mezzanotte il prete serviva la Messa e allora poteva addirittura dare l’ostia, perché non c’erano ancora veti. Avrei mantenuto quell’abitudine ma mi chiusero il tendone: quando un artista diventa importante, i gestori vogliono impedirgli di essere ancora più grande. Anche Gigi Proietti ha pagato cara la sua voglia di mettersi a disposizione degli altri: la sua scuola che ha creato grandi artisti gli fu chiusa”.
MUSICA E COSTUMI. “Al Circo Massimo i fan devono aspettarsi di tutto”, annuncia Renato Zero, “Voglio portarmi gli amici, i personaggi che hanno condiviso con me i passaggi della mia vita artistica, modificherò la scaletta tutte le sere per gli ostinati che comprano più biglietti. Sarò ancora originale nei miei costumi, come da tradizione, mi avvalgo di un’orchestra molto nutrita con archi, fiati e percussioni: i nostri musicisti italiani sono eccellenti. Avrò anche la band. I miei pezzi sono tutti uno diverso dall’altro: mi piacerebbe lasciare lo scettro a giovani che non copiano il compitino. La musica non si fa da soli, non basta attivare il plug-in. Ai ragazzi consiglio di avere fede in sé”. Sui suoi travestimenti, il cantante spiega: “Se spogliamo un clown e lo facciamo sedere, tolto il costume, riconosciamo sempre il clown, non ha più bisogno di vestirsi in quel modo, è battezzato. La stessa cosa vale per me: mi rifaccio ad artisti come Charles aznavour, a un certo punto si presentava sul palco anche solo con la giacca. A me piace ancora stupirmi: ‘è tanto bravo questo Renato Zero, peccato che si veste in un modo allucinante’ mi dico allo specchio. Poi alla fine l’applauso mi arriva perché il pubblico scopre che sotto al costume c’è l’anima: il talento deve averla, altrimenti siamo marionette e basta”.
Infine la visione dell’artista su questo tempo: “La mia ipotesi è che siamo tutti attori ma manca la regia, ci vorrebbe anche nel lavoro, nella scuola, nel tempo libero e per i governi addirittura. Non abbiamo più esempi, bussole, navigatori della cultura e del vivere: abbiamo bisogno di questo. Da giovane avevo i miei miti, ora vedo una volontà di nascondersi al dovere e all’impegno. Non si avverte più la necessità di prendersi le proprie responsabilità. Non possiamo delegare sempre gli altri sul futuro e sulle nostre scelte: c’era puzza di polvere da sparo già prima della Russia, c’è sempre un desiderio bellicoso, non amiamo e non apriamo la porta agli altri”.