Benvenuto, come ti senti?
Sereno fin ora, non so come sarà questa sera ma me la sto godendo.
Questa sera ti esibisci come 12°. È una buona posizione?
Sì, certo! L’importante è che non sia troppo tardi, perché poi mi parte l’abbiocco.
11 anni fa hai calcato per la prima volta il palco dell’Ariston. Cos’è cambiato?
Rispetto a 11 anni fa vedo i cantanti di oggi più emozionati di me. Io ero sempre il numero uno in questo senso. C’è serenità e cordialità: è un bel gruppo. Questa sensazione non l’avevo provata 11 anni fa. Prima il Festival era sulla scia dei talent. Oggi mi piace di più è quello che dovrebbe essere. È un palcoscenico importantissimo in attesa di un tour o un album.
Sono passati anni dal tuo primo Sanremo, era il 1988. Che ricordo hai?
Va tutto sempre contestualizzato al periodo, perché Sanremo ha avuto diverse metamorfosi. Il fatto che Sanremo cambi nel tempo è sempre stata la formula del suo successo. Io ero un ragazzo che non voleva fare Sanremo, succedeva a molti al tempo. Bisognava convincerci, perché era una gara impegnativa. Io ero timido, ovviamente, dovevo salire su questo palco storico e quando mi rivedo ora provo ancora quelle sensazioni belle, ma non sempre piacevoli.
Sei cambiato anche tu. Ora sei più consapevole e con accanto la tua famiglia affronti tutto.
Sì, ma anche perché ho composto la canzone più autobiografica che abbia mai scritto: “Ora e per sempre”. È stata proprio lei a convincermi a presentarla a Carlo Conti.
Hai chiuso da poco il tour dei 40 anni di “Self Control”. È stato un grande successo.
I concerti per me sono il momento più bello. Amo i live. In programma ci sono i tre palasport e i concerti estivi. Quando fai musica d’estate è una goduria.
Ricapitolando sarai in tour quest’estate con “Infinito Estate”, mentre a ottobre sarai nei palazzetti di Napoli, Milano e Roma con “Infinito Palasport”. Percorrerai tutta l’Italia e potrai abbracciare tutto il tuo pubblico. Ora anche i giovani possono avvicinarsi a te e conoscere le tue canzoni, che magari non si sono sempre piazzate bene al Festival, ma hanno avuto un grande successo.
Sì. Nel 1987 ho scritto “Si può dare di più” con Bigazzi e Tozzi, che ha vinto l’edizione. Poi andai con Tozzi all’Eurocontest con “Gente di mare”.
Oggi hai fatto la prova generale. Com’è andata?
Per me è andata benissimo. So che c’erano molti addetti ai lavori che poi hanno applaudito e mi ha fatto piacere.
Sei sicuramente un artista da preservare della musica italiana, ma hai iniziato con un ritmo dance.
Sì, è stato il periodo iniziale che sicuramente mi accompagna, anche in questa ballad si possono sentire dei suoni dance.
Hai nostalgia di quegli anni ’80?
Nostalgia non è il termine adatto. Mi rendo conto che oggi viviamo in un mondo più complicato. Anche i ragazzi più giovani avvertono questa cosa. Quando oggi vedo che alcuni ragazzi fanno qualcosa per lottare per il loro futuro penso ci sia ancora speranza.
Nella serata delle cover porterai con i The Kolors “The riddle”, canzone che è stata fatta anche in versione dance.
“The riddle” è del 1984 come “Self control” e mi ricordo quell’anno quando ascoltavo la radio. Lui era un artista nuovo come me. Mi piaceva tantissimo, sia lui che tutto il suo album. Nel dormiveglia pensavo alla cover da fare e mi è venuto in mente questo brano che poi ho deciso di proporre ai The Kolors. Loro sono un gruppo teletrasportato dagli anni ‘80, hanno molto di quel mondo, oltre a essere bravissimi.
Non vediamo l’ora di vederti sul palco. Torna a trovarci dopo aver fatto ascoltare la tua canzone a tutti e in bocca al lupo per il Festival!