La band sta vivendo un periodo particolare prima del tour che li porterà poi a una lunga pausa dalle scene. Un viaggio pensato come un abbraccio collettivo, tra grandi successi e nuove emozioni, che celebra vent’anni di musica e il legame profondo con i fan.
Come state ragazzi? Com’è questo periodo per voi?
È impegnativo soprattutto emotivamente, sono passati tanti anni e nel pubblico c’è gente che è cresciuta con noi. Io forse sto diventando un po’ agé, ma ogni nota che suoniamo mi fa emozionare, perché penso al nostro percorso: tutto quello che abbiamo fatto lo abbiamo fatto con grande verità. Siamo in una fase finale di un percorso: ci sarà una pausa per “prendere respiro”. Questo momento chiude una parentesi che dura da due anni tra stadi, teatri all’aperto, in Europa, il maxi evento in Puglia… ora dobbiamo tornare dove tutto è iniziato, nei festival.
Era da un po’ che non facevate i festival, da oltre 10 anni: tra le date c’è anche il Rock in Roma, che nel 2005 ospitò il vostro primo live a pagamento...
Sì, tutto è iniziato nel 2005, quando abbiamo fatto tantissime date gratuite. Quell’anno il Rock in Roma ha rappresentato un punto di svolta perché il pubblico era pagante ed era lì per noi. La manager di allora non ci disse nulla finché non siamo saliti sul palco... pensavamo non ci fosse nessuno, ma era la prima serata sold out con pubblico pagante. È stato il primo momento in cui abbiamo avuto la consapevolezza del fatto che tutto quello per cui abbiamo lavorato tanto stava iniziando a prendere forma. Allora noi le conferme le vivevamo sui palchi, non c’erano le classifiche, gli streaming... E poi una cosa bellissima dei festival è che tocchi posti dove normalmente non vai perché non ci sono i palazzetti o le strutture, così tutti potranno venire a trovarci.
Il tour si chiama “Una storia ancora semplice Live 2026”: questo titolo vi racconta?
Parla di noi, in quanto è la nostra storia: ci piaceva partire da questo nome che è la nostra prima raccolta del 2012, con la parola “ancora” che rappresenta uno spaccato della nostra storia.
Come si costruisce la scaletta di un tour così importante, in cui non deve mancare nemmeno una hit?
Ci picchiamo in studio oppure sorteggiamo… no, scherzo. Non è facile scegliere, ma è bello che non sia facile: c’è una cosa quasi spirituale nei confronti delle canzoni, alcune decidono per sé. Per esempio, “Mentre tutto scorre” è l’inizio della nostra storia più grande e non può mancare. A volte sono gli ultimi dischi a decidere la linea. Questo tour sarà un abbraccio collettivo prima di una pausa per ragionare, vivere e scrivere. Siamo sempre in giro dal 2017, ma è arrivato un momento in cui vogliamo staccarci: abbiamo fatto cose bellissime, ci siamo prestati anche a un ritorno a Sanremo che non era in programma. Una cosa ve la posso dire: ci sarà una sorpresa. In tour tante cose sono fatte in funzione dei fan: è bello vederli cantare e ballare senza fermarsi mai, è una grande festa. Vorrei fare dei concerti fatti solo di B-side per lasciare spazio a brani che non hanno avuto lo spazio che meritavano.
Questo tour vi porterà in tanti posti e vi vedrà sul palco anche alla Reggia di Caserta per la prima volta...
Alcuni di noi non ci sono neanche mai stati: tante volte abbiamo scoperto luoghi magici grazie alla musica. Uno tra tanti è l’Arena di Verona, che abbiamo vissuto per la prima volta proprio da musicisti, dal palco.
Tra le altre cose, siete stati la prima rock band a esibirsi lì e il tour finirà proprio il 20 settembre all’Arena di Verona. Ci saranno ospiti?
Qualcosa succederà, ci saranno tante sorprese e alcune non ce le siamo ancora dette tra di noi. Condividere il palco è una cosa a cui abbiamo sempre tenuto: è probabile che accada, ma non sappiamo dirvi ancora nulla con certezza!
Prima di lasciarci, c’è questa domanda che arriva direttamente dai nostri social: dopo 20 anni, cos’è cambiato e cosa è rimasto uguale tra di voi?
In 20 anni è cambiato tutto, per ovvi motivi, ma quando saliamo sul palco, in concerto, è tutto identico alle prime volte.