L'INTERVISTA 26 feb 2026

Nayt a Sanremo tra rap, Joan Thiele e Fabrizio De Andrè

“Io cerco di essere molto onesto, di scavare e di cercare nell’arte e nella musica non solo intrattenimento, ma anche uno spazio per le domande e, magari, per incontrarci”

Al Fuori Sanremo Italiana Assicurazioni, è il momento di Nayt. Il rapper, nella cinquina dei più votati della seconda serata con “Prima che”, ha raccontato il suo primo Festival ai nostri conduttori Daniela Cappelletti ed Emiliano Picardi.

Complimenti per ieri e l’altro ieri. Sei entrato nei migliori cinque della seconda serata: immaginiamo che per te sia già una grandissima soddisfazione!
Sono già felicissimo di come è andata, sia il pubblico mio che quello nuovo mi hanno accolto alla grande. Non era affatto scontato.

Come sta andando il tuo Sanremo? Come va il sonno e come va la metabolizzazione di questi giorni di Festival?
Non è facilissimo rimanere centrati oppure riposare e mangiare bene. Io cerco di farlo nella vita, qui siamo sempre in hotel… però c’è di peggio. È divertente anche questo.

Ti vediamo molto sul pezzo, concentrato: questo aiuta molto!
In tutto quello che faccio cerco di essere centrato. È una cosa che ho conquistato con il tempo e oggi mi ritrovo questo bagaglio.

Tu sei abituato ai grandi numeri dei concerti. Che differenza c’è con i tuoi palchi e l’Ariston?
Sicuramente a Sanremo influisce la presenza delle telecamere e di una regia. Anche ai miei concerti c’è una regia live, ma sapere che la mia esibizione viene trasmessa in diretta nelle case italiane è diverso. Bisogna comportarsi in un altro modo. Quando sai di essere ripreso c’è un tipo diverso di movimento: c’è proprio un’impostazione fisica diversa. Anche in questo, il focus è centrale.

“Prima che”, la canzone che hai portato in gara, è un tuo ritratto. C’è un modo di guardarsi dentro tutto tuo. Sui social, qualcuno ha scritto: “Nayt è il terapeuta di cui avremmo bisogno”. In effetti, riesci a parlare a tutti parlando a te stesso.
Io cerco di essere molto onesto, di scavare e di cercare nell’arte e nella musica non solo intrattenimento, ma anche uno spazio per le domande e, magari, per incontrarci.

“Prima che” anticipa un nuovo album: ci racconti qualcosa?
Il 20 marzo uscirà l’album “Io individuo”. “Prima che” è il manifesto del disco, che parla della volontà di creare un punto d’incontro con l’altro. È un tentativo  di rispondere alla domanda: “come possiamo stare insieme?”

Nel titolo vediamo un doppio senso: “Io individuo” inteso come persona singola e poi “Io individuo” come ricerca di individuare una strada…
Sì, il titolo indica un movimento verso lo spazio esterno. Poi porteremo live il disco: faremo il primo tour nei palazzetti. A ottobre avevamo già fatto Milano e Roma: era andata molto bene! Non vedo l’ora di toccare le altre città!

Domani, alla serata delle cover, salirai sul palco con Joan Thiele. Perché hai scelto lei?
Ho pensato subito a lei, penso sia un’artista incredibile con un’identità unica. Volevo portare un brano cantautorale per mostrare un lato di me, dal momento che “Prima che” è più rap. La scelta è ricaduta su Fabrizio De Andrè e “La canzone dell’amore perduto”. Sono molto onorato di cantare questo pezzo e spero di farlo con il rispetto che merita.