


L’artista ha raccontato alla stampa tutti i segreti di “Discordia, armonia e altri stati d’animo”, in uscita venerdì 24 ottobre
Manca sempre meno all’uscita di “Discordia, armonia e altri stati d’animo”, il nuovo album di Mecna fuori venerdì 24 ottobre, anticipato dai singoli “Ritratti” e “La stessa canzone”, brano che state già ascoltando su Radio Italia solomusicaitaliana. A pochi giorni dalla pubblicazione, l’artista ha incontrato la stampa alla sede milanese dell’Universal Music Italia per raccontare tutti i segreti del disco, in arrivo a due anni dal precedente“Stupido Amore” (2023) e pochi mesi dopo l’EP “Introspezione”, uscito a luglio. Ecco le sue dichiarazioni più importanti.
Il titolo
“Volevo un titolo che fosse complesso ma allo stesso tempo molto semplice. È molto sincero: racconta quello che c’è dentro il disco, ovvero tanti stati d’animo diversi. Parlo di cose non materiali, perché di cose materiali parlano tutti gli altri. In autostrada ho visto spesso un tir con la scritta “discordia”, grandissima come fosse un logo. Così ho deciso di usarla nel titolo dell’album”.
I produttori Lvnar e Fudasca, le due anime del disco
“Con Lvnar c’è un bel rapporto. Oltre a essere un amico, mi conosce benissimo: collabora con me dall’album “Laska” del 2015. Fudasca è un nuovo amico, l’ho conosciuto l’anno scorso. Ci siamo trovati subito molto bene. Abbiamo gli stessi ascolti e mi ha riempito di produzioni: me ne mandava tipo 5 al giorno…”.
La scrittura del disco
“Per me lo studio è un posto dove potersi esprimere, parlare liberamente e fare musica. Raramente scrivo in studio. Ho bisogno della mia dimensione: io e io. Questo disco è stato scritto abbastanza in solitaria. In questo disco sono tornato a quello che mi aveva appassionato inizialmente del rap che parla di sé stessi più che dell’ambiente”.
Fare rap: l’importanza del linguaggio
“Non credo di essere così forbito nel linguaggio, la mia peculiarità è scrivere basilare ma arrivare molto. C’è molto realismo nei miei pezzi: per questo motivo arrivano certi messaggi ed è la stessa cosa che mi piace ascoltare negli altri artisti. Io sono tanto fan: ascolto tanta musica, ho bisogno di essere sempre affamato di musica!”.
I momenti di leggerezza nel disco
“La parte divertente è tutta la parte in studio. A me piace fare dischi, ma nella vita io non sono così introspettivo, anzi sono molto cazzone. In studio si crea un momento di svago, che in realtà è anche dissonante rispetto ai brani che facciamo. Questo è il bello: essere leggeri sapendo di fare qualcosa di importante e profondo”.
Le copertine dell’album
Ho scelto una fotografia di Piero Percoco, pugliese come me. Mi sono innamorato perché era molto calzante per il disco: è l’immagine di qualcosa di bello e buono che viene mangiato per il benessere di altri. È la metafora dell’essere umano: io mi ci rivedo un po’. Le altre cover alternative (di Simone Biavati e Noemi Vola) le ho seguite da art director. Anche se sono grafico e disegno copertine per altri artisti, quando si tratta di cose mie preferisco fare un passo indietro, scegliendo persone di cui mi fido”.
I singoli “Ritratti” e “La stessa canzone”
“Ritratti” è una fotografia lucida di cose personali che penso, un flusso di coscienza di cose che mi passavano per la testa. Questa cosa l’ho sempre amata perché mi ha sempre sorpreso: iniziare a scrivere senza sapere dove andare a finire. Quando ti stacchi dal foglio, o meglio dal computer, tutto torna. “La stessa canzone” è l’altro estremo. I due singoli sono lo spettro del disco: dal pezzo più pop “La stessa canzone” a “Ritratti”, un brano introspettivo senza ritornello. È una dichiarazione d’intenti onesta e trasparente”.
Il “Terapia Club Tour 2026”
“All’inizio della mia carriera i live non erano la cosa preferita. Poi, andando avanti, ho capito che è la cosa migliore per capire come sta andando la mia musica. Ora amo la dimensione live. Saranno concerti molto densi. Sarà qualcosa di diverso dalle ultime volte: non vedo l’ora di esibirmi anche a Londra (Colours Hoxton, 8 febbraio 2026). Sarà la prima data che faccio fuori dall’Italia. Oltre agli italiani che vivono lì, l’idea è di intercettare inglesi che andranno lì per farsi una serata e scoprire che ci sono dei punti di contatto. Questo aggiunge un livello alla dimensione live: non vedo l’ora di farlo”.
Mecna tra terapia, discordia, armonia e… pace?
“Il disco è come una sorta di terapia. Quando scrivo, mi scopro. Per il mio pubblico non lo so. Quando escono le mie canzoni, le persone dicono cose molto grandi come “mi hai salvato”. Io stento a crederci, ma è così. In un pezzo dico che ho fatto pace con i demoni: ho capito cosa mi fa stare bene, cosa mi piace. Dall’altra parte c’è sempre un po’ di discordia, di voglia di fare sempre di più, arrivare a più persone. Credo in una dimensione sana della cosa. Ho trovato più lucidità che pace”.