A Sanremo abbiamo imparato che le Bambole di Pezza hanno una chat su Whatsapp dove si mettono d’accordo su come vestirsi prima degli eventi, delle interviste e dei concerti. A questo giro, pur non sapendolo, Mauro Marino e Francesca Leto sono abbinati alle ragazze, in quasi “total black”.
Ci vediamo oggi per la prima volta dopo il Festival: cos’è cambiato in questo mese?
È cambiato tutto! ci sentiamo davvero delle professioniste, grazie a Sanremo siamo entrate in un circolo che altrimenti è un po’ più lontano dagli artisti, dobbiamo imparare a viverci dentro e a lavorarci dentro, ma siamo contente di stare in mezzo alla gente.
Voi siete nell’industria da tanti anni, anche se avete cambiato formazione... possiamo dire che questo è un “livello superiore” delle Bambole?
Abbiamo ancora tanta strada da fare, finalmente possiamo fare le musiciste nella nostra vita, che è da sempre stato il nostro sogno. È un momento veramente felice per la vita di tutte noi perché lo stiamo realizzando.
Parliamo del vostro nuovo album, uscito lo scorso 27 marzo, che si chiama “5”. Come mai avete scelto questo numero?
Perché graficamente è più forte e rappresentativo! 5 possono essere le punte di una stella, le dita di una mano, oppure...le 5 bambole. Inizialmente era stato pensato come “Five”, poi però abbiamo scelto di renderlo in numero.
Avete portato il rock al femminile sul palco di Sanremo...
Essere cinque donne va sottolineato ma siamo qui per far si che un giorno non si debba fare più. Speriamo che i ragazzi si avvicinino sempre di più a questo modo di fare musica. Abbiamo questa matrice rock e speriamo che le chitarre elettriche possano essere veicolate sempre di più, ultimamente c’è meno rock in Italia, speriamo che ci sia ancora qualcun che ci crede!.
Volevo chiarire una cosa: voi non ce l’avete con i maschi, vero?
Ma figurati, a noi piacciono gli uomini! Siamo orgogliosamente femministe e c’è qualcuno a cui fa paura ma non è una guerra, è un impegno che ci prendiamo come messaggio e come valori, noi lottiamo affinché tante donne e tante ragazze possano avere potere, per la parità. In questo momento in realtà stiamo incontrando anche tanti ragazzi che ci dicono che stiamo toccando le loro corde, la loro sensibilità, e questo è un dono preziosissimo.
Abbiamo sentito live “Nuda ma alla moda”, ci raccontate il significato dietro questa canzone?
È un modo per ricordare il fatto che abbiamo vissuto in una società dove l’uomo era cacciatore e donna la preda, ma vogliamo ribaltare i ruoli. Anche una donna può andarsi a prendere quello che vuole! In più, parla anche dell’accettazione di sé stessi, di sentirsi bene anche nudi ma... alla moda. A proposito di accettazione, la prima canzone dell’album si intitola “Effetto collaterale” e dice che siamo una “crepa nel sistema”, ma alla fine con i nostri fan uniamo tutte queste “crepe” e diventiamo una vera e grande famiglia.
Anni fa andava in onda un cartone animato con una band al femminile, intitolato “Gem e le Holograms”, dove ognuna delle bambine che lo guardava si identificava in un membro del gruppo. Praticamente voi scaturite lo stesso effetto “riconoscimento”, perché le vostre singole personalità emrgono!
Ci teniamo a essere identificate come una band perché abbiamo questa sorellanza magica e speciale che ci ha unito nella musica, però è anche bello far emergere queste diversità, se qualcuno si riconosce in qualcuna di noi è bellissimo!
Vi posso dire che durante la pubblicità abbiamo scoperto che anche nelle Bambole di Pezza c’è qualcuna che fa pole dance... questa disciplina è magica perché smarca il senso di debolezza. Kaj, dove trovi il tempo?
Kaj: Ora trovo poco tempo… Vi consiglio di provarlo però, cambia proprio la percezione del corpo e regala una buona dose di autostima.
Quando siete tornate da Sanremo, come avete trovato le vostre amiche che vi aspettavano a casa?
Abbiamo delle amiche meravigliose che ci trattano esattamente come prima, la prima cosa che abbiamo fatto da quando sono tornata è stato un pigiama party con skincare. Altre nostre amiche, invece, erano emozionatissime del nostro debutto TV!
Ci saranno anche diversi appuntamenti dal vivo nei prossimi giorni...
La prossima canzone che ci regalerete qui dal vivo nell’Italiana Assicurazioni Music Place si intitola “Glitter”… Di che cosa parla?
È la storia mia (Cleo, ndr.) e della Dani, perché prima di Sanremo siamo entrambe uscite da una relazione lunga ed è stata dura. Poi ci siamo rese conto che entrambe non ci stavamo bene e, anzi, dopo esserci lasciate stavamo anche meglio! La canzone parla di questo: la bellezza di lasciare andare.
Questa domanda è per Dani: mentre eravate a Sanremo ci pensavi a quella persona che ti guardava dal divano, mangiandosi le mani?
Dani: Si, a lui e alla sua amante auguro tutto il bene del mondo! Fuori uno… dentro un altro. A me non manca nulla.
“Antiproiettile” è il titolo di un brano del vostro nuovo album che tocca un tema importante… Ce ne parlate?
Questa canzone tratta il tema della violenza sulle donne, parla di come è importante sentirsi forti dentro di sé per poter reagire; ricordatevi, se avete qualche amica che sta vivendo questo momento di difficoltà, consigliatele sempre di farsi aiutare e denunciare, statele vicino. Bisogna riconoscersi, mai sentirsi da meno in una relazione. Speriamo che questa cosa si possa anche insegnare a scuola.
“5” è un disco variegato e lo state appunto per presentare dal vivo: moltissime persone vi conoscono e sono già state ai vostri live, altri no. Cosa ci dobbiamo aspettare?
C’è una cosa che stiamo perfezionando in questi giorni, ci sarà un momento in cui le bambole si scambieranno sul palco, d’altronde siamo polistrumentiste e vogliamo far vedere tutte queste nostre sfaccettature. Passiamo tantissimo tempo a guardare video di concerti, ora è il nostro turno di esprimerci sul palco! Una cosa è certa: ai nostri live vi faremo imparare a stare a tempo, perché vi faremo battere le mani tutta la sera.
Prima di lasciarci, c'è questa domanda arriva direttamente dai nostri social: vogliamo fare una sorta di identikit delle Bambole di Pezza. Dite il vostro nome e rispondete a queste tre domande: qual è il tuo peggior difetto? Qual è il tuo luogo del cuore? Che lavoro facevi prima di diventare un’artista?
Peggior difetto: la testardaggine
Luogo del cuore: provincia di Novara, il Lago Maggiore
Lavoro prima di diventare artista: anche ora sono titolare di un’agenzia di moda per bambini
Peggior difetto: sono impulsiva, sono ariete
Luogo del cuore: la montagna sopra Bergamo, il paese natale di mio padre
Lavoro prima di diventare artista: organizzavo eventi musicali a Milano
Peggior difetto: sono lunatica
Luogo del cuore: la Valtellina
Lavoro prima di diventare artista: babysitter
Peggior difetto: sono permalosa e non so perdere ai giochi, soprattutto ad Uno
Luogo del cuore: ovunque, basta che sia dietro la batteria
Lavoro prima di diventare artista: web designer/graphic designer, lo sono ancora
Morgana (Chitarra solista):
Peggior difetto: sono ritardataria
Luogo del cuore: le terme di Sirmione
Lavoro prima di diventare artista: videomaker, sono io quella che fa i video per i canali social delle Bambole!