L’ALBUM. “È il disco della maturità”, svela Lorenzo Cilembrini in arte Il Cile nella sede della Universal a Milano, “Nel farlo ho preso coscienza che non potevo rimandare il fatto di essere diventato adulto. Il lavoro di cantante a volte prolunga l'adolescenza, ma ora sono un uomo, con i miei pregi e difetti. Tenevo fondamentalmente a fare un disco dove io ci fossi al 100% senza artefici. Ho sempre scritto di quello che vivo, sono vero nella mia totalità. Lavorare con questa casa discografica che ha creduto in me e con Barbacci per me è motivo d'orgoglio. Sono cresciuto con l'idea della musica come arte. Stavolta ho cercato di contaminarmi per capire le nuove strade percorribili. Non volevo fare qualcosa di preconfezionato ma qualcosa che potesse durare nel tempo”.
LA FATE FACILE. È il brano d’apertura, accompagnato da una clip già su YouTube: “Il titolo, un po' ironicamente, vuole dire che questo lavoro ha momenti belli, ma anche fasi complesse”, spiega il cantautore aretino, “Questo mestiere è molto più complicato di quello che sembra: la popolarità è piacevole, però nel tempo restano le canzoni, solo dopo vengo io come personaggio, questo è il mio manifesto. La prima traccia è quella in cui più mi sono messo a nudo: ho avuto paura di scoprirmi troppo e di non essere compreso appieno, ma le persone mi hanno capito e supportato, anche sui social. La verità molto spesso paga, le persone percepiscono se quello che stai cantando è vero. Ho sempre amato le parole, fin da bambino: per me scrivere era un gioco, mi piaceva più dei videogiochi e ho provato a dimostrarlo in questo disco”.
I DEMONI. L’album esce domani, venerdì 8 settembre, dopo “Siamo morti a vent’anni” del 2012 e “In Cile Veritas” del 2014: “In questo disco il lato autobiografico è preponderante”, rivela il cantante, “Ci abbiamo messo tre anni perché volevamo essere sicuri che diventasse un ‘documento’ della mia identità artistica e umana. Gli artisti che ho amato hanno sempre messo a nudo la loro esistenza: per me è quasi una terapia scrivere brani in cui affronto i miei demoni. Ho avuto un'infanzia difficile per una madre particolare, dalla quale ho ereditato una follia che, se incanalata bene, si trasforma in creatività. Quando sono uscito dalla mia camera e sono diventato adolescente, mi sono ripreso tutto quello che non aveva ancora conosciuto con una violenza eccessiva”.
L’AMORE. Il ringraziamento finale nel libretto del CD recita: “Infine grazie a te Serena, per tutto quello che mi hai dato e che mi hai tolto e per tutto quello che ti ho dato e che ti ho tolto”. Il Cile racconta: “Ho scritto il brano ‘La cenere dal cuore’, come altri brani, quando tre anni fa mi sono trasferito a Milano per una convivenza poi andata a rotoli. I primi mesi era doloroso camminare per le strade che portavano a lei, alla fine ho ripreso in mano la mia vita e ho finito questo album. L'ultimo ringraziamento è per lei, anche se non ho più contatti”.
MILANO. “Sono stato quattro anni con una ragazza di qui”, dice il cantante, “Quindi è una città che conosco bene, venivo ogni weekend. Non sento freddezza, Milano ti dà molte possibilità che devi saper sfruttare, mi ha dato delle occasioni che ad Arezzo non avrei avuto, basti pensare alle collaborazioni. ‘Quando la città dorme' dipinge un affresco urbano notturno che mi ha sempre intrigato”.
J-AX. Nel disco non ci sono duetti: “Ricorderò sempre con felicità e serenità l'esperienza con Ax. In quel momento mi sono trovato in una giostra impazzita, ho scritto il ritornello di ‘Maria Salvador’ in un quarto d'ora e gliel'ho mandato via mail. Poi è arrivato un successo che non ci aspettavamo. Adoro fare collaborazioni ma non qui: in questo album c'è la mia identità artistica”.
IL LUNGO ADDIO. Fra le tracce emerge questo titolo, ispirato a Dylan Dog: “In questo pezzo c'è una dimensione lirica importante che si chiude con una voglia di abbracciare la vita. Nel testo c'è molto sarcasmo. Sono un grande fan di Dylan Dog: per il titolo mi sono preso la libertà di prendere spunto dal fumetto perché faceva capire il mio stato d'animo in modo ficcante”.
I SOCIAL. “Oggi c'è molto voyeurismo”, continua Lorenzo, “Conta più guardare un Instagram Stories che ascoltare una canzone. Per molto tempo mi sono denudato sulle mie reti sociali, specialmente Facebook, perché sentivo il bisogno di arrivare alle persone scrivendo parole anche senza musica. Il brano 'Mamma ho riperso l'aereo' fa satira e ironia sulla vita programmata dai social. Oggi molte persone vivono attraverso lo smartphone: il cielo nero che canto, richiamando quello ‘sempre più blu’ di Rino Gaetano, è lo schermo del telefonino. Ho un grande rispetto per il pubblico, ma oggi essere sui social a volte è una cosa troppa violenta, ha reso più barbaro il rapporto con l'artista, perché si sono rotte delle barriere che c'erano un tempo: se non rispondi in pochi minuti, subito ti senti dire ‘non sei più quello di una volta’. Mi piacerebbe che i social servissero più a costruire che a creare rapporti plastificati che non portano da nessuna parte”.
SANREMO. Lorenzo ha partecipato a Sanremo tra i Giovani nel 2013 con “Le parole non servono più”: “Tornerei volentieri a Sanremo, è una vetrina importante, con una storia importante, ci sono passati alcuni dei miei idoli come Vasco Rossi e Rino, è stata un'esperienza che mi ha formato. Se dovesse riaccadere, affronterei tutto con più razionalità, quando ho fatto Sanremo ho subito l'importanza di quel palco”.
INSTORE E TOUR. “Dopo gli incontri instore, il 12 settembre a Milano, il 13 a Torino, il 14 a Bologna e il 15 a Roma, io e Barbacci prepareremo il tour”, anticipa l’artista, “Vorrei rivoluzionare il concetto di live: dopo la band canonica che ho avuto finora, vorrei sperimentare con un'altra formazione, lavorare sui visual e sull'idea di spettacolo, avvicinarmi al mondo dei dj, magari usando la batteria elettronica”.
SCRITTURA. Per Lorenzo le parole restano il centro di tutto. Dopo il romanzo “Ho smesso tutto” del 2014, sta lavorando “ad altre cose” nell’ambito della narrativa: “Però questo disco mi ha risucchiato completamente, ho dato precedenza alla musica”. D’altra parte anche dalla produzione de “La fate facile” è rimasto fuori “quasi un intero disco, però questa tracklist rappresenta veramente me come persona e come artista oggi. Certo, non butto via niente, c'è tanto materiale, qualcosa se rimaneggiato potrebbe avere un impatto importante”. Nel frattempo le sue canzoni arrivano alle orecchie di diversi interpreti che potrebbero sceglierlo come autore: “Sto facendo girare la mia musica, a breve può darsi che si sappia qualcosa...”.
Francesco Carrubba per Radio Italia