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Zucchero, Tour 2018 Wanted - Un’altra storia in Italia: “Non mi fermo mai” Ci ha raccontato del figlio Blue, di Sanremo e dei tempi di San Francisco 17-11-2017

Zucchero Fornaciari torna live in Italia nei principali palasport con un Tour 2018 che prende il nome da “Wanted”, la best collection lanciata con il singolo “Un’altra storia”. Biglietti disponibili in prevendita online dalle ore 11.00 di martedì 21 novembre e nei punti vendita dalle ore 11.00 di venerdì 24. Ecco le date dei concerti:
26 febbraio – Arena Spettacoli PD Fiere – PADOVA
28 febbraio – Pala Alpitour – TORINO
2 marzo – Mediolanum Forum di Assago – MILANO
3 marzo – Nelson Mandela Forum – FIRENZE
5 marzo – Adriatic Arena – PESARO
7 marzo – Pala Lottomatica – ROMA
8 marzo – Pala Sele – EBOLI (SA)
10 marzo – Pal’Art Hotel – ACIREALE (Catania)
12 marzo – Pala Florio – BARI
13 marzo – Unipol Arena – BOLOGNA

Adelmo, 62 anni d’età, ha raccontato di un suo cappello finito nel Gran Canyon, delle sue canzoni, di Sanremo, dei suoi duetti, del figlio Blue e di Pavarotti in un’intervista in anteprima esclusiva su Radio Italia Solomusicaitaliana, Radio Italia TV e radioitalia.it di Paola “Funky” Gallo ieri nel nostro auditorium gremito: “Sono contento perché mi mancava questo calore, sono tutti fan giovani e belli!”.

Dopo un Black Cat World Tour da 137 spettacoli in 5 continenti per 14 mesi con oltre un milione di spettatori, cosa succede? “Solo a Verona ci sono state 230mila persone in 22 concerti nell’arco di un anno, un record. Quando mi fermo vado in depressione. Dopo il tour il cantante deve decantare, infatti non sono ancora tornato a casa. Da tre giorni sono in un hotel a 150 chilometri da casa per riprendere la vita, che sembra così lenta quando non sei in tournée: devo riabituarmi a stare un paio di mesi a casa, perché poi vado via di nuovo. Pur amando la mia famiglia, gli amici, il paesino dove vivo e mangiare bene, a un certo punto devo scappare”

La preparazione di ogni tuo concerto è scandita da momenti ben precisi, che riguardano anche i tuoi cappelli... “Bè, bisogna che io prenda un po’ di cose per sentirmi a casa ovunque. Porto una decina di cappelli, le giacche e i vestiti: vanno in un armadio, un fly case, che viene in giro con noi e vengono tirati fuori e stirati. Mi hanno rubato un paio di cappelli: ‘ovunque poso il mio cappello è casa mia’ dico spesso sul palco appoggiandolo sull’asta del microfono; qualche ‘gatto’ a volte se l’è imboscato. Quando stavo girando il video de ‘Il volo’ nel Grand Canyon sopra Las Vegas, dovevo stare su una roccia e far finta di cantare per quattro riprese: l’elicottero, da cui mi filmavano, è passato a sorpresa per una quinta take e mi ha fatto volare via un cappello, regalo del mio amico borgataro romano Omeruccio, che vende roba vecchia e usata: mi aveva detto che quel cappello era del 1800, unico esemplare in tutta Italia. E ora quel pezzo raro era andato giù per il Grand Canyon: un mio assistente mi prendeva in giro dicendo che durante la notte lo avrebbero mangiato i coyote. Ho provato ad andare giù per il dirupo ma i cactus mi stavano rovinando le ginocchia e ho rinunciato. Però mi sono arrabbiato con l’elicotterista: allora lui mi ha detto che l’avrebbero recuperato e me l’avrebbero portato fino a New Orleans, dove io dovevo andare. Così si sono organizzati con l’elicottero e un alpinista: quando mi è arrivato in hotel, mancava una piuma su tre e il conto era di mille e 500 dollari. Poi Omeruccio mi ha detto che con quella cifra me ne dava una camionata: ma non era unico? Aveva bleffato!”

Hai ripensato alle tre decadi facendo la scaletta dei concerti? “Certo. L’inizio è stato abbastanza traumatico: feci due Festival di Sanremo passando quasi inosservato, ero già finito ancora prima di cominciare. Poi con un nome così, si toccavano tutti i maroni non perché portassi sfiga, ma perché mi chiamavo Zucchero e cantavo un brano melodico. Grazie a Dio arrivò ‘Donne’ e le radio iniziarono a suonarla e così diventò un successo. I discografici scapparono tutti quando videro che ero penultimo al Festival, nessuno mi voleva pagare la cena, mi sono ritrovato da solo di notte a mangiare un panino a Sanremo. Fa parte della vita. D’altra parte anche a Francesco Guccini, come a te, dissero: con quella erre dove vuoi andare…”

Con le collaborazioni si è consolidata la tua credibilità internazionale? “Sono nate in modo naturale. Con Miles Davis fu organizzata dal mio manager perché lui sentì un mio pezzo e gli piacque, così poi andai a New York… Eric Clapton venne a sentirmi in Sicilia dov’era con Lory Del Santo: non pensavo che lui andasse in vacanza, uno che fa il blues deve sempre suonare perché se si diverte, non soffre più… Comunque vide il concerto, si innamorò della musica, delle luci e della band e mi invitò in tour con lui in Europa per circa 30 concerti. Le collaborazioni, da Bono Vox a Brian May, sono nate prima con la musica e poi con una chimica che ha funzionato a livello umano, quando ci siamo conosciuti meglio: c’è sintonia, non è fare un duetto tanto per fare”

Hai trasmesso a tuo figlio Blue l’amore per la musica? “Per la musica ancora no, sono riuscito a trasmettergli la passione per le donne…”

Nel booklet di “Wanted” c’è una tua foto insieme a Luciano Pavarotti, che indossa occhiali tondi e camicia hawaiana... “La sua immagine è sempre con lo smoking sul palco a cantare l’opera, ma lui nella vita privata era un mattacchione, un goliardico, un grande amico: in questa foto a casa sua ai tempi di Miserere voleva conciarsi come me, era un’imitazione”

“Wanted” è un vero e proprio scrigno di memorabilia. “Ci tenevo a mettere nel libretto soprattutto foto inedite o cose della collezione privata, che non sono mai uscite: locandine, pass, il certificato di cittadino onorario di Memphis, la prima lettera di Bono: ‘La tua voce sembra una sezione di fiati’ e ‘Chiamami, troverai sempre la mia macchina parcheggiata”, mi scriveva. Ci sono anche la prima lettera di Brian May per il tributo a Freddie Mercury in cui mi invitava, poi la nomination per il Grammy Award… Il box è monumentale: dieci CD, il testo di un’altra storia su velina, la foto in cui io e Bono sembriamo due scornacchiati.

Un ultimo ricordo? “Ai tempi di ‘Donne’, sulla baia di San Francisco ero triste come un calzino, solo, senza un soldo e sapevo che o avrei fatto un disco incredibile o sarebbe finita… è andata bene”

 


Autore:
Francesco Carrubba
17-11-2017 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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