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Nesli, Le cose belle e il nuovo album: “Vengo in pace in tempo di guerra” Il mondo digitale, l'inquietudine e le pressioni da Sanremo a Masterchef 18-03-2019

Nesli lancia l'album Vengo in pace, canta Le cose belle e va in tour. Per l'autore di canzoni come Un bacio a te e Immagini in questo disco “C’è molto de 'La Fine' ma, soprattutto, c’è un nuovo inizio”. Il cantante racconta il suo lavoro, in uscita il 22 marzo, a Milano nella sede della Universal.

È il mio decimo album in studio”, dice l'artista, “La pubblicazione è un motivo di festa, non è scontato oggi poterlo fare e avere credibilità. Il concept, il titolo e il gesto di tendere la mano rivolgendola alla gente in una copertina così colorata rappresentano quello che sono ora, sono una fotografia di me: vengo in pace in tempi di guerra. Nel disco non do giudizi o soluzioni, faccio il cantautore, scrivo canzoni fatte da parole che sono il mio ingrediente. Non parlo di politica ma oggi la violenza verbale e la possibilità di ferire con le parole sono amplificate, tramite i social: questo è il contesto”.

In questi 4 anni ha cercato la serenità e l'equilibrio interiore, anche attraverso la musica: “Sono stati 4 anni molto importanti per la mia carriera, con il cambio di rotta musicale ma ho cambiato tutto, anche lo staff, perché volevo farlo”, continua Nesli, “Ho fatto, distrutto, creato e messo in discussione, sempre mettendoci la faccia, in modo pubblico, come a Sanremo 2016, rischiando: Buona fortuna amore era una canzone difficile da cantare, volevo che la gente vedesse il mio entusiasmo. Sono andato in battaglia, come ho fatto anche a Masterchef, ora vengo in pace: mi dicevano che sono l'anti-pop perché ci metto un po' a entrare nelle dinamiche. Sotto pressione reagisco in modo strano, come nella pittoresca parentesi di Sanremo 2017 con Alice Paba: la nostra canzone era una bomba”.

VENGO IN PACE. Il nuovo album, in uscita venerdì 22 marzo 2019, chiude idealmente la trilogia iniziata nel 2015 con Andrà tutto bene e proseguita con Kill Karma nel 2016: “Un percorso musicale alla ricerca di una serenità e di un equilibrio interiore passando attraverso il peggio di sé. Un bel giorno nel 2019 i pianeti si sono allineati, mi sono sentito bene e ho visto tutto un po' più a colori come nella copertina. Prima, come prevede il mio segno del Capricorno, mettevo la mia inquietudine in modo strabordante anche nella musica. Ora mi sento fuori gara, non ho la pressione che forse mi mettevo da solo: certo poi l'inquietudine è sempre pronta a rispuntare. 'Maldito' era il ritratto dell'inquieto: l'ho scritta ad agosto in una mansarda, volevo scappare; è una storia molto carina di una persona del mio privato che rimarrà sempre, mi ha dato la spinta”.

I 3 dischi sono nati separatamente, ma hanno finito per dare un perfetto senso logico a questi ultimi 4 anni di vita del cantautore: Nesli ha attraversato il dolore e ne è uscito con le ossa rotte ma ha preferito soffermarsi solo su quello che ha imparato. Ha deposto le armi, ma non ha smesso di combattere, semplicemente ha deciso di accettare che quello che non può cambiare non deve toccarlo al punto da influenzare troppo la sua vita.

Questo lavoro quando non subisci pressioni, soprattutto quelle che non dipendono da te, è bellissimo… la pressione è una cosa inutile che ti devasta ed io, non so come, l’ho persa”, spiega il cantante. Anche per questo è stato naturale il ritorno ad un cantato fatto di quelle ritmiche serrate che lo hanno sempre contraddistinto, dove sono le parole a piegare la musica e adattarla al concetto e non il contrario. Vengo in pace è un disco in cui l’artista ha scavato così tanto dentro se stesso da presentarsi al pubblico come un uomo che, al primo appuntamento con una donna, sceglie di non abbellirsi mostrandosi per quel che realmente è.

È un album che parla d’amore ma non nel senso convenzionale del termine, lo fa parlando alla società attraverso le proprie solitudini, comuni a molti: un tragitto musicale che parte con Nuvole e santi, una sorta di mantra onirico recitato che raccoglie insieme immagini apparentemente slegate tra loro ma che focalizzano l’attenzione su un aspetto importante di questo disco… le frasi dei testi. Per dare vita a questo unico discorso musicale Nesli, affiancato dal suo produttore Brando, ha lavorato senza sosta in 5 diversi studi di registrazione dando ad ogni canzone il giusto habitat. L’elettronica che ha contraddistinto i dischi più recenti del cantautore è ancora presente, ma sa stare al suo posto e si sposa perfettamente con le chitarre acustiche ed elettriche, che impreziosiscono diversi brani, come nell’assolo del nuovo singolo Le Cose belle, senza mai essere invadenti.

CANZONI. Il messaggio arriva sempre chiaro e diretto attraverso la voce di Nesli, in primo piano, che ne esce rafforzata e non soffocata dagli strumenti. Vengo in pace racchiude brani nati in momenti diversi e a distanza di tempo l’uno dall’altro. E così quest’unico discorso musicale passa attraverso uno dei momenti più difficili della vita del cantautore, fotografato proprio nel brano Le Cose belle, affronta a muso duro la consapevolezza della violenza che ci circonda in una storia di bullismo che viene raccontata in Immagini: “Racconto come uno che guarda da fuori. Vedevo un signore che chiedeva l'elemosina tutti i giorni... La canzone è nata per il dispiacere”.

L'album diventa più intimo quando, in Ritornerò, affida ad un’ipotetica lettera ad una persona amata la maniera per esorcizzare la paura, comune a tutti, di restare soli. Si tratta di un disco molto solido, senza alti e bassi, che percorre una linea retta e viaggia “verso la luce”: non è un caso che i brani di più recente scrittura come Ma che ne so, siano quelli più positivi, contraddistinti da una speranza che non è mai illusione ma consapevolezza; del resto Nesli lo canta nel brano manifesto dell’intero disco, non accettare compromessi è il compromesso più grande: “Mi rappresenta molto, è un riassunto del mio mondo musicale”.

Quando siamo entrati in studio i pezzi ci hanno portato nella direzione che volevano. Chi ha lavorato con me non mi ha assecondato, hanno assecondato le canzoni” racconta il cantante, “C’è molto de 'La Fine' in questo disco ma, soprattutto, c’è un nuovo inizio. Ho scritto La fine una vita fa, nel 2004, anche se poi è uscita nel 2009. Quando l'ho presentata alle etichette nessuno se ne è accorto, è uno di quei brani che non hanno una spiegazione, in tanti anni non ne ho scritti molti altri così”.

I tempi cambiano e le persone si adattano”, afferma Nesli, “Vengo da un passato analogico e mi ritrovo in un'era di liquidità totale, pur non essendo un anziano della musica. Sono in un limbo: prima di iniziare l'album mi sono chiesto a chi mi stessi rivolgendo. I social ti permettono di capire: ho un pubblico molto giovane e di miei coetanei che mi sono portato dietro in questi 10 anni, dai fedelissimi a chi è andato e chi torna. Comunque quando guardavo il Festivalbar guardavo Luca Carboni e non mi chiedevo quanti anni avesse, per me era Carboni e basta, come per gli attori nel cinema: oggi invece l'età ha più peso. La tecnologia non mi spaventa, sono lento, arrivo dopo, davanti a un nuovo mezzo ho bisogno di ragiornarci: sono stato uno degli ultimi artisti della mia generazione ad affacciarmi a Facebook e Instagram ad esempio. C'è una differenza tra chi si fa lo sbattimento di uscire per andare a comprare un cd e chi ascolta in streaming con un abbonamento: bisogna dirlo, spiegarlo e farlo sapere, parlarne fa bene. Mi dispiace che un disco oggi duri poco più di un mese a meno di imbroccare gli accordi giusti ed essere fortunati, magari ci perdiamo delle belle cose”.

In questo disco non parlo di sentimenti amorosi né di relazioni, parentele, amicizie o amori” aggiunge l'artista, “Proprio come ne La fine, che parla di vita e ti arriva come un pugno nello stomaco. In 'Viva la vita' canto anche l'amore per l'Italia: sono realmente molto legato e ancorato a questa terra. Magari è una visione da provinciale oppure questo Paese mi vizia: forse però ogni tanto dovrei fare qualche giro fuori! I pezzi nuovi che sto facendo sono frutto del fatto che sto bene, del fatto che c'è il sole e del nuovo corso, ho anche aperto uno studio di tatuaggi”.

CONCERTI. Il 21 marzo parte dal Largo Venue di Roma il Vengo in pace Tour 2019 nei club più prestigiosi d'Italia, per poi toccare Bolzano, Firenze, Bologna, Torino, Napoli, Bari, Catania e Milano: “Sono in controtendenza perché l'album esce il giorno dopo, per molti sarà totalmente inedito. Suonerò le canzoni per la prima volta live: in scaletta ci saranno ben 9 tracce del disco, voglio vedere le reazioni. Faccio le prove a Milano, poi vado a Roma per il concerto, ho con me la band che mi segue da Andrà tutto bene. Poi da maggio riprende il tour estivo nelle piazze, un'esperienza faticosa che mi è piaciuta”.

Ecco tutte le date della tournée:

21 marzo - Roma - Largo Venue
29 marzo - Bologna - Estragon
31 marzo - Torino - Hiroshima Mon Amour
04 aprile - Napoli - Casa della Musica
05 aprile - Bari - Demodè
06 aprile - Catania - Land
11 aprile - Milano - Alcatraz
26 marzo - Bolzano - Teatro Cristallo
28 marzo - Firenze - Flog


Autore:
Francesco Carrubba
18-03-2019 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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