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Marco Mengoni, Atlantico: “In viaggio mi fingo giornalista per scoprire” Il palco dei live e la collaborazione con Celentano e Muhammad Ali 05-12-2018

Marco Mengoni presenta a Radio Italia solomusicaitaliana il suo nuovo album “Atlantico”, che occupa stabilmente il primo posto dei dischi più acquistati su iTunes. I viaggi che hanno portato alla nascita di “Atlantico”, Muhammad Ali, Frida, Adriano Celentano, il tour Mengoni Live 2019, di cui Radio Italia è radio ufficiale, e il palco dei concerti: Marco si racconta in diretta a Mauro Marino e Manola Moslehi, parlando anche dei suoi genitori. Intanto l'hashtag #mengoniradioitalia vola in tendenza su Twitter: “Per questo ho chiamato i miei fan l'esercito, perché sono fortissimi sui social”.

Facciamo un passo indietro. Hai viaggiato per due anni. Cosa ti ha spinto a partire?Sono partito alla fine dell'ultimo progetto. Eravamo usciti con due dischi inediti che facevano parte di una 'bilogia' e mi sono dato tantissimo, sono arrivato devastato e stanco emotivamente. Ero scarico e ho detto ai miei collaboratori 'Mi devo prendere un bel po' di tempo, anche se vado contro il marketing e la discografia'. Ormai viviamo in un mondo veloce in cui bisogna fare un disco ogni sei mesi. Io però non avevo più idee da tirar fuori, dovevo vivere, seguire delle persone e star loro vicino, e così ho deciso di stare lontano dalle scene per un po'. Cercavo delle cose e ne ho trovate altrettante”.

Come hai scelto tappe del tuo viaggio?Il disco si chiama Atlantico per questo, perché è un oceano grandissimo che bagna tante zone e culture. Sono partito dall'isola di  Cuba , ero affascinato dalle atmosfere salsera e rumbera. A noi dai quei suoni arriva gioia e felicità ma nella tradizione ci sono pezzi pesanti che arrivano subito allo stomaco, sia dal punto di vista romantico sia sociale”.

Atlantico è stabilmente al primo posto su iTunes dal 30 novembre. Che cos'ha di più rispetto ai lavori precedenti?È merito di tutti loro perché, purtroppo o per fortuna, il primo posto lo decide il pubblico. Atlantico è il disco che si avvicina di più ai 30 anni di Mengoni. L'anno prossimo entrerò nel decimo anno di carriera, non me lo sarei mai immaginato. Quello di adesso è sicuramente un Marco più maturo e consapevole”.

Per la prima volta c'è un duetto in tuo album. Come è nata collaborazione con Tom Walker?Ci sono tante collaborazioni in questo disco. Ero in giro ed è saltato fuori questo pezzo. Facevo un parallelismo di questi due anni con la mia crescita anagrafica e con le esperienze che ti vengono addosso. Dici 'A me questo non capiterà mai' e poi sbam. Ad esempio, cerco di andare in un Paese e di imparare una lingua. Mi è successo con lo spagnolo, sono stato a Madrid e l'ho imparato. Quando sono tornato, non praticandolo, un po' l'ho perso. Talvolta mi arrabbio con me stesso perché non prendo abbastanza dall'esperienza”.

Hai detto che due parole chiave del disco sono “lentezza” e “condivisione”. C'è una terza parola chiave?Ce ne sarebbero tantissime. Condivisione è fondamentale perché sono stato a contatto con tantissime persone. In verità il condividere non mi è mai mancato, è un atto spontaneo che faccio sempre. Dopo il viaggio ancora di più, devo subito dire quello che penso e provo a tutte le persone. Un'altra parola chiave è libertà, anche la libertà di scegliere nel compromesso”.

Leggendo anche alcuni testi, un'altra parola potrebbe essere “consapevolezza”. Certo, sono anche molto più consapevole. Il fatto di crescere e capire cose nuove è positivo, il cambiamento è sempre positivo. Ma io per nascita sono critico, autocritico e perfezionista, sono uno che si distrugge. Però la distruzione è importante per ricostruire. Penso di essere una delle persone più insicure”.

È vero che “Voglio” l'hai scritta a New York? L'idea è nata lì, ma non ho scritto quasi niente via. Devo sempre tornare a casa, ho bisogno di far passare un po' di tempo prima di scrivere, a meno che non vengano cose molto rapide come 'Buona vita', che è nata in due giorni. Quando sono tornato in ufficio ho chiesto a mia cugina di controllare se c'erano altri titoli con questo nome e che avrei mandato i miei appunti a Fabio Ilacqua. Lui ha scritto molti pezzi di questo disco con me, lo ringrazio perché ha fatto un ottimo lavoro, si è messo le mani nei capelli: io ero già arrivato e vedevo la meta, lui no”.

Siamo orgogliosi di essere radio ufficiale del Mengoni Live 2019... Ci vuoi spoilerare qualcosa di questo palco che hai immaginato 3 anni fa?Il problema è proprio questo, è stato pensato tanto tempo fa, forse in uno dei primi viaggi. Porto sempre un taccuino con me. In viaggio, per la maggior parte del tempo sto da solo e non do fastidio a nessuno, poi mi raggiungono amici in qualche parte del mondo. Sanno che io non li filerò di pezza. Mi fingo giornalista quando vado in giro perché voglio scoprire. Questo palco si è andato un po' a modificare. In questi giorni arriveranno i primi rendering ma io ho già cambiato idea. Un 80% rimane ma quel 20% no, però magari in quel 20% ci sono cose fondamentali. È difficile mettere sul palco tutte le cose che porta con sé un disco come questo in due ore di concerto”.

Parliamo delle tue 5 date all'estero: Berlino, Zurigo, Parigi, Monaco e Madrid, che anticiperanno il tour in Italia...In questi giorni sto incontrando tantissimo i miei fan per i firmacopie e alcuni di loro fanno un po' i gelosi. Mi dicono 'Tu vai prima all'estero che in Italia'. Facciamo delle anteprime all'estero in posti più piccoli, non con le stesse produzioni. In questi anni ho sempre preso quello che arrivava dall'estero senza aspettative, lo vedevo come un'esperienza. Avendo poi visto i numeri del tour e la richiesta delle case discografiche all'estero ho detto: 'Forse dobbiamo ringraziarli con un qualcosa in più'. Il disco parla di oceano e nell'oceano non ci sono muri e barriere, condividiamo con tutti”.

Hai omaggiato personaggi importanti nel disco, come Frida e Muhammad Ali... Mi sono quasi sempre ispirato, anche io sono stato fan. Frida e Muhammad mi hanno sempre colpito molto. In particolare Muhammad Ali: essendo io giovane, non ho vissuto tutto quello che ha fatto, quindi sono andato a ricercare cose, a leggere libri e interviste. Alcune interviste sono divertenti, lui rappava, faceva rime pazzesche. In qualche modo, è il primo ad aver usato i social: si faceva ritrarre dal parrucchiere o mentre mangiava da signori fotografi. Sotto il ring è stato un rivoluzionario. Ha avuto la forza per andare anche contro la sua stessa gente e contro la sua passione, è stato tolto dal ring per 3 anni perché non riteneva giusto andare in Vietnam a fare la guerra. Mi piacerebbe avere il 2% della forza che ha avuto lui, io non ce l'ho, a volte mi blocca il giudizio degli altri”.

Come hai convinto Adriano Celentano a collaborare ne “La casa azul”?In verità non l'ho convinto, l'ha convinto il pezzo. Gli abbiamo fatto ascoltare tre pezzi e su questo ha detto: 'Fermi, ci devo fare qualcosa'. Io ho detto 'Certo, ti mando subito progetto'. Abbiamo sentito tutto due ore prima di mandare in stampa il disco. Prima nessuno sapeva cosa avesse fatto”.

Vuoi aggiungere qualcosa?Sì, in questi giri che sto facendo adesso mi rendo conto di una cosa che da una parte mi fa paura e dall'altra mi rende meno solo: il fatto di crescere insieme a loro, a tutte queste persone. Pensi 'Questi crescono e hanno 20 anni, io avevo 20 anni quando hanno iniziato a seguirmi'. È strano”.

Hai fatto uno show in stazione a Milano di notte e c'era anche tua mamma. Quanto sono importanti i tuoi genitori quando devi affrontare un nuovo lavoro? Sono importantissimi quando stanno fuori dal mio lavoro. No, poveretti. Io tendo sempre a tenerli lontano ma perché voglio proteggere le persone che amo. Il concerto in stazione è una situazione in famiglia ma non voglio mai mettere il tesoro alla mercé di commenti e giudizi, le persone non sanno cosa fare sui social. Io non amo rendere pubblico il mio privato”.

 


Autore:
Chiara Cipolla
05-12-2018 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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