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Loredana Bertè a Radio Italia, da Bob Marley al tour con i Jackson 5 “Io una rockstar? Ho litigato con la vita e non ci farò mai pace" 03-05-2016

Partendo dal nuovo album “Amici non ne ho… ma amiche sì!”, Loredana Bertè si è raccontata a 360 gradi in onda a Radio Italia. Dalle collaborazioni del disco al reggae, dalla tournée con Michael Jackson bambino allo spettacolo con Carla Fracci: Loredana si è aperta nell’intervista con Paola “Funky” Gallo, nel nostro Auditorium pieno di fan.

Com’è nato “Amici non ne ho… ma amiche sì!”? L’idea è partita da Fiorella Mannoia, che ci ha lavorato con me e Carlo De Francesco. ‘Facciamo un disco di pezzi tuoi che scelgo io, in qualità di produttrice’, mi ha detto, ‘e chiamiamo le cantanti più forti della musica italiana’. Alla fine erano talmente tante che per farle entrare tutte nel progetto avremmo dovuto fare un disco triplo. Una decina di artiste non ci salutano più... Ornella vanoni, ad Amici di Maria De Filippi, mi ha chiesto: ‘Come mai non sono nel tuo album?’ (Loredana imita Ornella, ndr). Colpa del produttore, ho risposto, così do la responsabilità a Fiorella. Lei ha avuto questa idea vincente, a me non era venuta in mente. Le dicevo: sei sicura che le artiste accetteranno?”.

È stato semplice assegnare i brani alle artiste coinvolte? Ho una discografia che è una Treccani. Negli album non ho mai messo un riempitivo: sono tutti singoli. Infatti le ragazze sono impazzite e si facevano avanti per cantare i miei pezzi. Allora Fiorella si è tenuta ‘Il mare d’inverno’ e ‘In alto mare’ per sé. Patty Pravo ha detto: ‘Io voglio fare Mi Manchi, non si tocca’ (Loredana imita anche Patty, ndr). È una canzone quasi di nicchia, l’ho scritta davanti al Mar Baltico, non pensavo che Nicoletta la conoscesse: mi ha dato un’emozione nuova, che non avevo mai provato, per me lei è un’icona”.

E poi Ligabue ha scritto per te “È andata così”, il singolo di lancio. Fiorella Mannoia, con una faccia di tolla che per se stessa non avrebbe mai adoperato, è andata da Luciano chiedendogli di scrivere una canzone per me; lui ha detto sì e dopo una settimana me l’ha mandata. Era una bella ballata e io l’ho rifatta un po’ più rock: ‘Anche a me piace di più così’, ha detto il Liga. Così è diventata un vestito cucito addosso, con un testo meraviglioso. Il commento al disco più bello è stato proprio quello di Ligabue che, quando ha sentito il lavoro finito, mi ha voluto conoscere. Sono andata all’Hilton di Roma, dove lui era in vacanza con la famiglia: ‘Sai, io vedo sempre solo stadi, non conosco la città’, mi ha spiegato; ‘Li vedessi io gli stadi…’, ho pensato. ‘In questa canzone ci sento Mimì’, mi ha detto: mi si è sciolto il cuore, l’ho baciato e abbracciato stretto”.

Tra le donne l’unione fa la forza… Quando le donne si mettono insieme non ce n’è per nessuno, fanno meglio degli uomini, perché ci mettono cuore, esperienza, amore ed entusiasmo. E ci siamo anche divertite! Arrivavano al Nautilus felici di registrare. Ho raccolto quasi tre generazioni, coinvolgendo alcune ragazze giovanissime: Antonella Lo Coco, ad esempio è stata bravissima su ‘Folle città’. Pino Daniele doveva esserci perché mi ha scritto un sacco di canzoni: Irene Grandi ha fatto ‘Buongiorno anche a te’ mentre Paola Turci ha fatto “Luna” con il sangue: la sente come la sento io, sacra. ‘Non sono una signora’ è perfetta per Emma, è la sua, lei è fortissima. Poi non poteva mancare mia sorella Mia Martini: ‘Stiamo come stiamo’ gliela dovevo, è una canzone che ho scritto io”.

Sei stata la prima a portare il reggae in Italia. Per ‘La luna bussò’, cantata con Elisa, abbiamo coinvolto un musicista di Bob Marley. È stata la prima canzone reggae italiana, ho fregato Bob Marley anticipandolo di quattro anni: durante una vacanza in Giamaica, ho seguito una folla che entrava in uno stadio e ho visto questo artista con i capelli rasta lunghi fino al pavimento che cantava Exodus, è stata una visione. Ho comprato tutti i dischi e, tornata in Italia, ho massacrato Mario Lavezzi per fargli studiare quelle sonorità. Così nel 1978 ‘La luna bussò’ è stata ai primi posti per molto tempo in tutta Europa e mi ha permesso di fare due settimane in tour con i Jackson Five, impegnati nella promozione di Destiny. Alla dogana in aeroporto mi hanno controllata e perquisita, anche perché ero vestita in modo sgargiante, poi mi sono unita alla band e abbiamo girato Paesi come la Germania e l’Estonia. C’era anche Michael Jackson che restava in albergo a Monaco con la maestra per studiare perché era troppo piccolo mentre io e i suoi fratelli facevamo baldoria in giro”.

Cosa vuol dire essere una rockstar? Vasco Rossi è una rockstar, io sono una cosa diversa. Ho litigato con la vita e non ci farò mai pace, infatti ho scritto il libro ‘Traslocando - È andata così’ per sputtanare tutti, con nomi e cognomi, e nessuno ha avuto niente da ridire. Io non ho cercato questa vita, è caduta addosso a me e Mimì, ci siamo ritrovate in un gruppo di persone, una famiglia, in cui non c’era nessuna affinità. La prima defezione è stata il padre, quando avevo 5 anni: poi ce ne siamo andate via noi. Il rock è uno stile di vita, è sopravvivere cercando lavori che paghino l’affitto e le bollette, non pensavamo a diventare famosi. Ci buttavano le scarpe, ci buttavano fuori dagli uffici, ci chiudevano le porte in faccia, dicevano: ‘Ma chi sono questi hippie?’ Dovete pensare che era il periodo di Gigliola Cinguetti… Io, Mimì e Renato Zero ci muovevamo con l’autostop per risparmiare. C’erano locali e posti dove incontravamo gente come noi, come Edoardo Bennato e Francesco De Gregori, che allora apriva i concerti de Il Volo, il gruppo composto da artisti come Mario Lavezzi, Vince Tempera e Alberto Radius”.

Che rapporto hai con la musica classica? Ho avuto la fortuna e l’onore di lavorare con Carla Fracci, al teatro dell’opera di Roma, facendo lo spettacolo ‘Gerusalemme’ sulla questione del Medioriente: interpretavo sia l’ebrea sia l’araba, io ero la voce e lei i gesti: si muove camminando a dieci metri da terra. Lì è nata la mia passione sfrenata per le opere di Giuseppe Verdi, che è un rivoluzionario”.

Ti prepari all’”Amiche sì! Tour 2016” che porterai in giro quest’estate. Ospiterai sul palco le artiste del disco? Certo, se non vengono in tour, vado a prenderle con il carro attrezzi oppure mi imbuco io nelle loro tournée, come ho fatto con Emma l’anno scorso a Gallipoli, quando abbiamo cantato insieme ‘Il mare d’inverno’ e ‘Non sono una signora’”.

Nell’album c’è un altro inedito, “Il mio funerale”. Il testo è ironico. Invito le radio a mandare i pezzi in alta rotazione quando siamo ancora vivi e le case discografiche a esaltarci quando siamo ancora vivi. Mi sono immedesimata in Mercoledì della Famiglia Addams, l’ho scritta così”.

 


03-05-2016 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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