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Luciano Ligabue: “Un nuovo film? Non si sa ma non si può dir di no…” Il Liga a Radio Italia: Made in Italy, Tour, Inter, San Siro e Sanremo 24-01-2017

Luciano Ligabue si racconta: dal concept album “Made in Italy”, che racconta la storia del personaggio Riko, alla nuova canzone “È venerdì, non mi rompete i coglioni”, dal nuovo tour al ventennale del primo live a San Siro, dall’Inter a Sanremo, fino al cinema. Il Liga è ospite in onda a Radio Italia, intervistato da Paola “Funky” Gallo, nel nostro auditorium gremito di fan.

“Made in Italy” va fortissimo, alla fine la parola “Concept album” non ha spaventato nessuno. “Sta andando benissimo. La cosa curiosa è che la parola ‘concept’ sembrava spaventare un po’, forse perché in generale è stata usata per dischi con lunghe parti strumentali. Questo invece è un album di canzoni, perlopiù autonome. È possibile sia ascoltarle singolarmente, sia seguire la storia nel complesso. Contiene tre canzoni di transizione, un po’ più brevi, tra il minuto  e il minuto e mezzo, che hanno la funzione di portare da un punto all’altro della storia”.

Il nuovo singolo è “È venerdì, non mi rompete i coglioni”. “La cosa divertente è questa… Ho già incontrato qualche fan che mi incontra per strada e mi dice: è lunedì, posso? State tranquilli, il protagonista del brano è Riko, non sono io!”.

In “Made in Italy” descrivi molto il nostro Paese, le sue luci e le sue ombre. “Non posso pensare di vivere fuori dall’Italia ma d’altro canto non posso non incazzarmi per come questo Paese va a rotoli e viene trattato. È un argomento che non può essere trascurato: a me interessa raccontare il mio forte sentimento rispetto a questa situazione, nel bene e nel male. Ho fatto il giro del mondo in tour un paio di anni fa: ho iniziato a provare nostalgia per l’Italia presto, già dopo un paio di mesi. A Tokyo, Shangai, Sidney: salivo sul palco e sotto vedevo molti italiani; mi chiedevo se avevano lasciato il nostro Paese per scelta o se erano stati costretti a farlo”.

Tra date raddoppiate e oltre 400mila biglietti venduti, cresce l’attesa per il tour che parte con la data zero a Jesolo. “I ragazzi dello staff sono già lì, fra un paio di giorni li raggiungo. Facciamo la data zero a Jesolo perché il Comune ci ha dato a disposizione il palasport per le prove e l’allestimento. Con questa tournée torno a esibirmi in tanti concerti, una cosa che non facevo da un po’. Nell’ultimo anno e mezzo per esempio ne ho tenuti solo tre. Così rendo anche giustizia a chi ha dovuto spendere soldi per spostarsi e venirmi a vedere nelle ultime occasioni: ora vado io da loro. Voglio presentare il nuovo album integralmente dal vivo e il palasport è la dimensione ideale in cui riesco a guardare tutto il pubblico presente. Tra un pezzo e l’altro racconterò un po’ della storia. Poi ci sarà il best of del repertorio e nel palazzetto, con un po’ di fisicità raccolta, male non ci dovrebbe fare: ci divertiremo”.

Hai già studiato tutti i testi del nuovo album? “Devo ripassare le nuove canzoni, che sono più dirette del solito: ci sono un po’ di parolacce perché Riko è più arrabbiato di me e racconta la sua incazzatura. Riko parte arrabbiato con il mondo: le ragioni della sua infelicità dipendono dalle cose che non ha. Alla fine resta la speranza: sì, voglio fare lo sfigato del rock che parla di speranza…”.

Il 13 marzo celebrerai il tuo 57esimo compleanno in concerto al Mediolanum Forum di Assago a Milano. “Porta la torta… Quest’anno festeggio anche i 30 anni dalla mia prima esibizione perché io ho iniziato tardissimo, a 27 anni: era l’8 febbraio 1987. Però l’8 febbraio 2017 cade in un giorno senza concerti, quindi vi penserò da casa…”.

Invece martedì 7 febbraio ti esibirai a Roma, in concomitanza con l’inizio del Festival di Sanremo. “Ho guardato con attenzione il Festival fino all’adolescenza, poi ho continuato a vederlo a strappi, con un po’ di curiosità. Io mi identifico in chi partecipa alla gara e sto male per loro. È una vetrina per arrivare a tante persone, ma a volte sembra che sia una questione di vita e di morte. Quando sono stato ospite, un paio di volte, mi sembrava di essere in un fortino assediato. È un’occasione unica che permette di farsi notare: il problema di chi deve uscire ora con la propria musica non è solo essere bravi, ma soprattutto trovare il modo per emergere”.

Andrai anche in Sardegna? “La Sardegna è un po’ difficile da organizzare ma abbiamo detto che arriviamo, e quindi arriviamo. Probabilmente sarà all’aperto e dunque potrebbe essere verso la fine del calendario”.

Inoltre quest’anno cadono i vent’anni dal tuo primo concerto allo Stadio San Siro, pensi di tornarci? “Fosse per me, sì! Provate a convincere Majoli, il mio amico manager…”.

A proposito di stadi, con la rimonta dell’Inter di questo periodo, è ancora più un piacere cantare sugli spalti “Urlando contro il cielo”. “Ci voleva un momento così: prima ero piuttosto depresso. Quelli della Juve e del Milan ti guardavano con tenerezza e pensavano ‘poverino’, io me ne andavo via prima di arrivare a gesti inconsulti… Siamo quasi inoffensivi ma stiamo respirando aria buona”.

Parliamo di cinema. Oggi il documentario “Fuocoammare” di Gianfranco Rosi ha avuto la nomination agli Oscar. Stai pensando a un nuovo film? Noi ricordiamo ancora “Radiofreccia” e “Da zero a dieci”. “Io li ho quasi dimenticati, li ho fatti tantissimo tempo fa (ride, ndr). Allora diciamo così: non si sa ma non si può dir di no…”.

Cosa ci racconti del tuo duetto con Francesco De Gregori nel suo brano “Alice”? “Quando ‘Alice’ è uscita avevo 11-12 anni. Ero già un fan di Lucio Battisti che andava sempre primo nella Hit Parade di Lelio Luttazzi. Avevo già sentito ‘Il Gorilla’ di Fabrizio De André, che ci passavamo di nascosto a scuola. Ero molto affascinato da ‘Alice’ e dal suo testo: così mi sono avvicinato a un mondo, quello dei cantautori degli anni 70 che finivano in cima alle classifiche. Tra loro c’era anche Guccini. Non avrei mai pensato che un giorno avrei duettato con De Gregori. Quando abbiamo inciso ‘Alice’, mi ha detto: ‘Sembra quasi che l’abbia scritta tu’: in un certo senso è così, l’ho interiorizzata a tal punto da sentirla mia”.

In “Ho fatto in tempo ad avere un futuro”, una delle tracce di “Made in Italy”, canti: “Si trova sempre una ragione per brindare o ricordare o dimenticare”. “Sono convinto che ogni persona, anche la più cinica, ha sempre un pensiero verso il futuro. Io ho brindato spesso, più per ricordare che per dimenticare”.


24-01-2017 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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