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Ligabue Day: “Non avevo idea della potenza di Certe Notti, rimasi basito” “Scrivo tanto e butto quasi tutto. Mi manca il live, è troppo importante” 04-05-2021

Nel Ligabue Day di Radio Italia e Corriere della Sera, Luciano svela: “Non avevo idea della potenza di Certe Notti, nel '95 rimasi basito. Scrivo tanto e butto quasi tutto, salvo le canzoni promettenti. Guardo film e sto in famiglia ma mi mancano i concerti, sono troppo importanti”. Il rocker di Correggio parla dai suoi uffici in una “fetta di casa” con alcune salette espositive, in cui la carta da parati è composta dalle lettere dei fan scritte a mano: ecco l'intervista in diretta radio, video e web con i nostri Mauro Marino e Manola Moslehi, più una domanda di Andrea Laffranchi.

Come stai Luciano?
Sto portando pazienza, sto cercando di resistere e tenere botta. Da poco abbiamo dato la brutta notizia che non possiamo festeggiare i 30 anni di carriera neanche quest'anno, abbiamo annunciato il concerto a Campovolo per il 4 giugno 2022, è comprensibilissimo che non si possano radunare migliaia di persone in questa fase dell'emergenza, però mi manca una parte troppo importante del mio mestiere, i concerti, dove incontri le persone alle quali le tue canzoni hanno dato emozioni

Il tuo nuovo singolo dall'album “7” è “Essere umano”, cosa significa?
Essere umano significa che con la tecnologia possiamo anche diventare qualcosa di ibrido ma fondamentalmente restiamo sempre umani, con i nostri stati d'animo e le nostre emozioni. Questo pezzo vuole soprattutto fare qualcosa di scherzoso nel ritornello, sul fatto che dobbiamo essere sempre catalogati in un modo molto netto, tra guelfi e ghibellini, Coppi o Bartali, ma per fortuna tra il bianco e il nero ci sono molti grigi


Cosa stai facendo in questo periodo?
Cerco di inventarmi qualcosa ogni giorno, per impegnare le giornate, ma l'ho sempre fatto. Scrivo molto, anche boiate, mi sento libero di farlo, rientra nel gioco cui siamo costretti dalla situazione. Ad esempio abbiamo girato il video di “Essere umano” con un ragazzo giovane di Padova. Comunque sto scrivendo e potrebbe essere una minaccia: leggo, guardo film, sto in famiglia e per il resto ho ancora più tempo per scrivere, cosa che faccio sempre quando non sono in giro, poi butto via quasi tutto, però non sono scemo; quando una canzone promette lo capisco e ho solo bisogno di tempo per metterla a fuoco. È anche il caso di “Essere umano”: non mi piacevano il testo e l'arrangiamento e l'ho tenuta lì, l'ho ripresa durante il lockdown del 2020, quando mi sono fermato e ho guardato per la prima volta indietro al mio passato. Nei cassetti c'era anche questo brano che secondo me ora suona come i miei primi dischi ma con la sensibilità di oggi

Abbiamo fatto i conti con davanti agli occhi la raccolta dei tuoi “77” singoli: in 30 anni, in media, sono un singolo ogni 5 mesi, lo sappiamo perché li abbiamo passati tutti...
Questa cosa è incredibile, ne abbiamo presa consapevolezza solo quando ci siamo fermati per l'emergenza e abbiamo iniziato a pensare a quel progetto. Il mio amico manager Claudio Maioli un giorno mi ha chiamato con la lista di tutti i titoli: sono 77, sono rimasto sorpreso anch'io, il 7 è un numero che mi si attacca addosso

C'è un singolo che ti ha stupito in particolare?
Paradossalmente quando la casa discografica decise che “Certe notti” sarebbe stato il primo singolo dell'album del 1995 “Buon compleanno, Evis!” rimasi basito, non avevo idea della portata di quella canzone, non avrei potuto immaginare che avrebbe fatto tutto ciò che ha fatto

C'è stato un momento in cui volevi smettere e lasciare la musica?
Non l'ho mai detto ma l'ho pensato, ero lì lì per mollare, c'è una canzone nascosta nell'album del 1999 “Miss Mondo” che lo dice, è “Uno dei tanti” e il testo recita lasciando intendere qualcosa: “è stato un piacere parlare comunque per me...”. Dopo un po' di turbe interiori ho capito che non avrei potuto fare a meno dei concerti, ho tenuto botta e sono andato avanti, ci sono alcuni lati del mio lavoro e del successo che mi pesavano. C'era anche un'idea “egotica”: chiudere all'apice, ma per fortuna ho cambiato idea

Ecco la domanda di Andrea Laffranchi del Corriere. Come sarà la scaletta di Campovolo?
Non ci rimugino sopra perché mi farebbe star male, nella mia testa è troppo in la, mi farei il sangue amaro, il fegato inizierebbe a ribellarsi contro di me, manca più di un anno. Lo riprenderò in mano a tempo debito. 77 singoli sarebbero 6 ore di concerto? Ho la sensazione che riprenderemo le emozioni di questi mesi, soprattutto la gioia inespressa

Cosa pensi dei concerti in streaming?
Mi piace avere gente davanti. Dall'87, da più di 30 anni, per me fare concerti vuol dire questo: vedere le persone che si emozionano per quello che sto facendo. Durante i live, se perdo il filo dei testi, basta guardare loro: il concerto è sempre un doppio spettacolo, noi per i fan e loro per noi. Non riesco a pensare alla modalità streaming per i concerti

Hai definito il tuo libro “È andata così” come un salvagente emotivo
In questi mesi chi ha potuto ha portato avanti la sua attività e, tutti noi, abbiamo cercato di capire la situazione tramite i dati della protezione civile. Il futuro è sempre un'ipotesi ma quando diventa ancora di più un'incognita mi sono messo lì e ho guardato cosa ho fatto nei 30 anni precedenti, facendomi aiutare dai miei collaboratori, tramite i dischi e i concerti: il libro è stato un viaggio dalle grande emozioni in un momento in cui eravamo già molto colpiti dal punto di vista emotivo per quello che ci stava capitando

Autore:
Francesco Carrubba
04-05-2021 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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