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Gianna Nannini: “La differenza è il disco più bello che ho mai fatto” Dai prossimi concerti al suo passato. “Napoli ha fatto la storia della musica” 20-11-2019

Gianna Nannini portaLa differenza” nel Verti Music Place. Ospite di Radio Italia, l'artista racconta in diretta ai nostri Mauro Marino e Manola Moslehi com'è nato il nuovo album e cosa ritroviamo nelle sue canzoni. Dalle prime esperienze con Mike Bongiorno ai prossimi live allo stadio Franchi di Firenze e in Europa, Gianna ripercorre la sua storia e svela alcuni aneddoti sul suo passato.

“La differenza” è il disco che volevi fare, con dei capolavori.
È veramente il disco più bello che ho fatto, registrato in presa diretta tra Londra e Milano, fino a Nashville. Poi siamo noi a fare la differenza, perché i musicisti suonano, ma ci sono anche la voce e le melodie mediterranee.

Ricorda un po' “California” del '79.
Sono ripartita da quella linea lì, perché io sono anche quello. Ho esplorato 20 anni di musica europea e sono ripartita dal blues. Ho iniziato a cantare vedendo Ray Charles: ognuno ha il suo blues e io l'ho applicato alle mie canzoni, con un linguaggio diverso. Nel blues devi dire le cose come stanno, senza liricità, invece in questo disco il testo è molto emotivo, parla di relazioni, di conflitti.

Ma “La differenza” sei tu?
Non è autoriferito... ma siamo tutti differenti!

Per questo disco, sei volata ai Blackbird Studio di Nashville, il tempio dell'analogico.
Cambia il modo di registrare, la musica diventa digitale solo quando entra nel computer. Lì ultimamente vanno sopratutto gli americani, perché vogliono cose vere, un suono pulito. Un po' ruvido, ma pulito.

In questo progetto c'è anche un'anima soul...
Sono tutte canzoni che hanno richiesto arrangiamenti semplici, quasi rock e acustici.

È vero che sei arrivata negli Stati Uniti solo con un indirizzo e il numero di telefono dei producer?
Sì, come la prima volta in California: 'Siamo noi la California' è diventato il mio slogan per fare la differenza  e capire me stessa. Così ho trovato la mia identità vocale. In America, mi ha aiutato il mio amico David Stuart: mi ha dato l'indirizzo per trovare una band con i migliori musicisti, che suonano in tempo reale e insieme.

Tu sei molto autocritica, ma “La differenza” fa eccezione
Quando canti, sai già come hai cantato. È difficile dire 'ok, è perfetto”, ma in questo caso è successo.

Nei testi, c'è anche la firma di Pacifico: dicono che vi siate approcciati come se aveste 16 anni...
Non c'è un'età per le emozioni. Racconti una cosa che ti arriva come ispirazione, nell'adolescenza siamo stati toccati da qualcosa che ha scatenato la voglia di scrivere.

C'è qualcuno che vorresti scrivesse una canzone per te?
Io sto bene così! Non ho mai fatto l'interprete. A tavolino non faccio più le canzoni, le faccio al microfono, la voce deve scappare e l'emozione deve uscire fuori.

In questo nuovo album c'è solo un featuring, con Coez: è vero che fu “galeotto” un sushi a Londra?
Il sushi è arrivato dopo. Quando l'ho chiamato, non lo conoscevo ancora: lui era a Londra e ci siamo visti nel mio studio. A lui è piaciuta molto una canzone che gli ho fatto sentire ed è stato tutto molto spontaneo. Queste cose nascono perché ci si ama.

Nel tuo caso, quindi, melodia e parole nascono insieme?
Tutte le parole no, è difficile. Prima arriva la musica, perché è inconscia; poi, anche la parola deve diventare inconscia. Qualsiasi suono mi provoca una melodia. Una canzone è un piccolo film, ogni parola ha un colore.

Il 30 maggio, per la prima volta, ti esibirai allo stadio Artemio Franchi di Firenze, all'interno di un tour europeo più ampio.
Sì, è una data un po' particolare. Volevo fare una grande festa e quello stadio mi piace molto, anche perché Artemio Franchi conosceva mio padre. Sarà un evento unico, per la prima volta suonerà con me Simon Phillips, batterista dei The Who e dei Toto: faremo dei numeri insieme perché lui suona in modo erotico.

Poi il tour va avanti. Ci saranno altre date in Italia?
Farò i festival rock in Europa e poi si vedrà... Non so ancora niente.

Sei stata la prima in Italia a fare rock...
Sì, non è proprio un primato. Al tempo, 'America' sembrava uno scandalo.

Invece, il primo ad aver riconosciuto la tua personalità è stato Mike Bongiorno?
Sì, lui è quello che mi ha lanciato in una trasmissione, nel periodo di 'Fotoromanza'. Ho partecipato anche al Concorso per Voci Nuove: c'era la Longari, proprio con Mike.

C'è una canzone dell'album “La differenza” a cui sei particolarmente affezionata?
A parte 'La differenza', la più irresistibile per me è 'L'aria sta finendo'. Mi fa venir voglia di andare subito sul palco.


Come mai ti sei spostata da Londra a Barcellona?
Non sto in un luogo solo, vado dove mi porta la musica. Questo disco è nato anche nella mia città, Milano. Io salto dove sento una vibrazione particolare. Nella zona di Barcellona c'è un movimento molto indipendente di musica. Lì abbiamo registrato una nuova versione di “Ragazzo dell'Europa”, mi piace scoprire come la cultura di questo luogo sia diventata pop. A Londra, in questo momento, se non hai determinati musicisti, non c'è la giusta empatia. A me è successo, ma è stata una casualità: a Londra, faccio dischi da 30 anni con gli stessi musicisti. Ma nel rock non ci si accontenta, la musica è un'energia di rinnovamento, di viaggio e di avventura, e non la puoi fermare.

A Barcellona, i catalani hanno una grande voglia di emergere...
C'è fermento, un movimento pacifista. È un esempio perché anche noi abbiamo paesi e città come Napoli, che ha fatto la storia della musica. Mi sarebbe piaciuto saper cantare in quella lingua, ma sono nata in Toscana!

Hai da poco ritirato il Premio Tenco con la seguente motivazione: “Con i suoi brani, ha abbattuto le staccionate tra la canzone d'autore e il rock”. Ti riconosci in questa definizione?
È un bel salto. Quando ho iniziato ero cantautrice, e c'era una barriera con chi suonava con la band. Non sapevo a cosa rapportarmi, sono passata dal folk al rock.

Autore:
Andrea Basso
20-11-2019 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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