Menu
Ora in onda
ASCOLTA Radioitalia GUARDA Radioitalia TV WEBRADIO
Ascolta
TROVA LA TUA FREQUENZA SPOLTORE (PE) 101.800

Francesco Renga: “Mia figlia Jolanda mi ha chiesto di lavorare con Ultimo” “L'altra metà è uno spartiacque. I live? Ho già la scaletta” 07-05-2019

Francesco Renga presenta a Radio Italia il suo nuovo album L'altra metà, che per lui rappresenta uno spartiacque e che contiene anche il brano sanremese Aspetto che torni e l'ultimo singolo L'odore del caffè: la mamma, l'amore, Ultimo, la passione per il disegno e gli sbagli, l'artista si racconta in diretta con Mauro Marino e Manola Moslehi, dando qualche anticipazione sulla scaletta del tour.

Abbiamo un disco nuovo “L'altra metà”. Il progetto è partito da Sanremo... Volevo che partisse lì questa avventura, ho fatto carte false, il disco non era ancora pronto ma volevo che questo racconto iniziasse da lì. Sono andato a Sanremo con una canzone classica, Aspetto che torni, con una tematica che mi è molto cara e che ha attraversato tutto il mio lavoro. Era giusto chiudere il cerchio sul palco dell'Ariston”.

Questo disco nasce dall'esigenza di avere un linguaggio più contemporaneo...Cinque o sei anni fa, all'epoca di Tempo reale, avevo intuito che stava cambiando la musica, mi sono messo alla ricerca di un linguaggio più consono a questo momento artistico. C'è un fermento importante di giovani cantautori. All'epoca mi ero stancato di quel modo che avevo. Sono contento perché per me è iniziata un'altra epoca artistica e ho trovato il giusto linguaggio. Era difficile trovare anche un modo espressivo rispettoso di tutto quello che ho fatto in questi 35 anni di dischi, di canzoni, parole e musica”.

Possiamo dire che questo è forse l'album più personale? Sono sempre personali, ci pensavo l'altra notte in albergo: alla fine questo è un lungo racconto molto privato e intimo che ho con il mio pubblico. Parla sempre di me, della mia vita, di quello che sono, delle mie paure, dei miei nodi”.

Le 12 canzoni che compongono l'album portano tutte la tua firma... Ho contribuito alla scrittura in tutte le sue tracce. Questo non era successo in Tempo Reale. Lì avevo capito che c'era in atto un cambiamento, ma non si era ancora concretizzato; in Scriverò il tuo nome avevo iniziato a scrivere qualcosa, in quest'ultimo disco il pallino è tutto in mano a me”.

Abbiamo appena ascoltato L'odore del caffè, che porta la firma di Ultimo.Ho chiamato Ultimo perché è il cantante preferito da mia figlia, che mi ha chiesto di fare qualcosa con lui. Niccolò mi ha dato una canzone bellissima, ho riscritto qualcosa del testo perché lui ha 23 anni e le tematiche sono un po' differenti. Lui è bravissimo. In quest'album ho collaborato con molti artisti, da Gazzelle a Paolo Antonacci, e tutti hanno una cifra stilistica molto personale”.

Ho qua in mano il vinile con una fotografia di Francesco davanti allo specchio...L'altra metà non è solo quella della mia vita, ma anche quella più nascosta, riflessa. Il gioco di specchi mi è sempre interessato”.

In questo album c'è molto amore e sentimento... L'amore prima di tutto. È un disco molto intimo che tratta di cose semplici: c'è la quotidianità di ognuno di noi. Parla di situazioni comuni a tutti. La canzone popolare è questo”.

Ci sono anche i tuoi genitori e tua mamma...Fa parte della poetica di tutto quello che ho fatto, c'è mia madre, questa mancanza e questo disagio con cui ora ho fatto pace. Anche questo è il motivo per cui volevo andare a Sanremo proprio con Aspetto che torni. Con questa canzone faccio pace con me stesso. Ora vado per i 51 anni e per la prima volta ho scritto una canzone in cui mi metto nei panni del genitore, mentre prima ho sempre scritto da figlio incazzato, abbandonato”.

Nel cd ci sono almeno due canzoni con “sbaglio”: Dentro ogni sbaglio commesso e Sbaglio perfetto.Sì, sono un uomo da grandi errori, credo siano fondamentali. Dagli sbagli che si fanno ovviamente si impara. Solo chi non fa nulla non sbaglia”.

Hai svelato la tracklist del disco attraverso una serie di disegni. È un'iniziativa a sé o l'inizio di qualcosa? Ho sempre disegnato, ho scoperto da piccolo questa dote: ero alle elementari, la maestra chiese di disegnare la via di casa e io, che avevo 5 o 6 anni, disegnai i lampioni in prospettiva. La maestra chiamò mia mamma sorpresa, ma per me era naturale, disegnavo le cose come le vedevo. Il disegno è quasi uno sfogo, anche se non ho mai coltivato particolarmente questa qualità. Non vedevo l'ora di condividere questo lavoro, che per me è importantissimo perché è come uno spartiacque. Ne vado fiero, lo riascolto la sera, nei pochi momenti liberi che ho. Ho fatto dei disegni e, guardandoli dopo a posteriori, i fan hanno capito che si trattava della tracklist. Vorrei portare questa idea... non vi dico dove”.

Qua hai tanti amici ma stai continuando anche il tour instore... L'altro ieri eravamo a Taranto. Domani vado a Modena, giovedì vado in Sicilia. Ho ancora un po' di appuntamenti. All'inizio non avevo tanto capito e, quando mi dicevano che dovevo fare gli instore, da dinosauro chiedevo: 'Cosa vuol dire?' Adesso ho capito che è un momento di condivisione intima. Vedi i fan uno per uno, dici due cose, guardandoli negli occhi”.

Parliamo un po' di live... Il 27 maggio all'Arena di Verona e il 13 giugno al Teatro Antico di Taormina ci saranno le due anteprime del tour, che partirà l'11 e il 12 ottobre con la doppia data agli Arcimboldi di Milano. Verona e Taormina sono due posti incantevoli, in cui torno con grande piacere. L'Arena, pur essendo così grande, è un teatro e tu dal palco vedi le facce di tutti. Ho fatto la scaletta, presenterò tutto l'album, ovviamente i brani nuovi saranno mischiati con la vecchia produzione”.

Tra un anno inizierai anche un tour europeo... Andare all'estero è sempre molto bello, ti diverti un sacco, ci sono italiani che vivono all'estero, ma anche inglesi, francesi, tedeschi e spagnoli. È un bel confronto”.

Come mai quest'anno hai scelto di fare i teatri?È un'esigenza partita un po' dalla base, grazie ai social, da cui ho ricevuto molti input. Era da un po' che non facevo teatri, lì c'è situazione più intima con il pubblico. Il teatro ha una magia e una poesia tutta sua, è fondamentale anche il buio, che nei palazzetti non puoi ricreare. I palazzetti sono stati creati per altre cose, diciamo la verità, i teatri hanno un suono e un'acustica differente”.


Autore:
Chiara Cipolla
07-05-2019 © RIPRODUZIONE RISERVATA

Informativa breve e richiesta consenso sull’uso dei cookie
Questo sito utilizza cookie tecnici, di profilazione e di marketing, anche di terze parti, per le proprie funzionalità e/o per inviarti pubblicità, contenuti e servizi in linea con le tue preferenze.
Per saperne di più o negare il consenso a tutti o alcuni cookie CLICCA QUI.
Continuando la navigazione acconsenti all'utilizzo dei cookie.

ACCETTO