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Eros Ramazzotti svela: “Vorrei collaborare con Bruno Mars e Beyoncé” A Radio Italia racconta anche la vacanza a Taormina con la prima fidanzata 05-05-2016

Nel giorno d'uscita del suo nuovo libro “Grazie di cuore. La mia vita in trent'anni di musicaEros Ramazzotti si è raccontato a Paola “Funky” Gallo negli studi di Radio Italia per la sua prima uscita promozionale. Tra Liza Minelli, Patsy Kensit, Giuseppe Tornatore, Spike Lee e il tour, l'artista ha ricordato anche il suo primo amore.

Dov'erano conservate tutte le foto, alcune veramente d'epoca, che si trovano in questo meraviglioso libro? Il merito è di mia moglie (Marica Pellegrinelli ndr) che ha setacciato qualsiasi cosa. Io ero in tour e controllavo ogni tanto, facevo delle chiacchierate con Rizzoli, e poi è venuto fuori questo libro.

Questo libro è interessante perché, anche per me che ti conosco da qualche tempo, ci sono delle cose che, magari per la tua timidezza, si scoprono leggendo qui dentro... “È sicuramente servito per tirare in fuori qualcosa in più di quel poco che il pubblico sa. A me il gossip non piace, anche se a volte mi si vede in foto rubate e paparazzate. Questo libro è una parte di me”.

Quel poco di personale che si legge è sempre legato alla musica, come la faccia di tua figlia Aurora quando le dici che il giorno dopo avresti registrato con Anastacia, suo grande idolo? “Sì, non ci poteva credere. Stava mangiando la pasta quando le ho detto che avrei lavorato con Anastacia. Ho registrato la sua reazione in un video, che poi l'ho fatto vedere ad Anastacia”.

Grazie di cuore” è anche un libro fotografico, non c'è solo la musica ma la vita vissuta con la musica, la tua veste di produttore, le tue attitudini di calciatore... “Soprattutto musica, 52 anni di musica. Mio papà suonava, a volte è stato anche esagerato nello spronarmi ma alla fine non ha avuto torto”.

Di solito si dice “Non facciamo fare ai nostri figli quello che avremmo voluto fare noi”.Per me invece è stato proprio così. Mio padre, ma anche mio zio, mi hanno spronato perché intraprendessi questa strada. Io sono un sunto di tutti loro messi insieme”.

Tu hai avuto come registi di videoclip nomi come Giuseppe Tornatore e Spike Lee. Eri incosciente o ti rendevi conto di tutto ciò? “Ero giovane ma è stato un momento particolare, dagli anni Ottanta al Duemila c'è stato un fermento pazzesco, che adesso è un po' scemato perché c'è troppo di tutto, bisognerebbe fare qualche passo indietro per rivivere le emozioni giuste”.

Siamo un po' tramortiti, assonnati e magari uno con la pancia piena partorisce meno idee... “Bisognerebbe fare come Claudio Ranieri con il Leicester, che ha vinto il campionato pur non essendo mai stato considerato”.

Tra le tante testimonianze c'è quella di Jova che dice: “Questo ragazzo ha un carattere molto diretto, a volte può sembrare scontroso ma non ho mai visto nessuno di più autentico ed è sempre felice dei successo degli altri... “Ringrazio Jova per il 'ragazzo'. Sono sempre stato così. Se non fossi stato così non sarei qui con te. Sarei molto felice se ci fosse successo per tutti. Domani andrò a vedere Marco Mengoni, un grande artista che si merita tutto il successo che ha”.

Tu hai anche il cuore del produttore... “Non ho avuto tanta fortuna in questo. Ho investito dei soldi ma non sono riuscito a imporre i ragazzi che mi piacevano. Forse sarà domani...”

Non posti molto sui social ma ti sei esibito anche a Tel Aviv, com'era? È un posto che la maggior parte di noi non conosce o vede solo ai telegiornali... “La gente è veramente molto aperta, è una città cosmopolita, sono sportivi. Faceva caldo e si stava da Dio. Al concerto si sono divertiti”.

Hai notato che adesso all'estero sono molto di più i non italiani che vengono a vederti? “Le prime cose che facevo in Svizzera erano solo per italiani poi ho provato a seguire un'altra strada, per essere riconosciuto da tutti. Dal 1984 al 1994 ho fatto il giro del mondo cento volte e il successo è arrivato non sono con gli italiani all'estero ma anche per la gente del posto”.

Da Twitter Jonathan dice che usa le canzoni di Eros per insegnare l'italiano agli studenti del collegio San Benedetto di Malta. Tu, che ti sei esibito in tutto il mondo, hai mai usato delle canzoni in spagnolo o inglese per imparare le lingue? “Lo spagnolo sì, l'inglese non mi entra proprio. Gli italiani, i francesi e gli spagnoli della mia generazioni fanno fatica a parlare l'inglese”.

A New York eri in cartellone con Liza Minelli, come hai fatto? “How are you, tank you very much. Le frasi di base”.

E con Patsy Kensit? “Era meglio che non parlasse. Non ha voluto fare il video de 'La luce buona delle stelle' doveva stare sotto la doccia, abbiamo dovuto prendere una modella”.

Tatiana da casa ti chiede con quale artista vorresti collaborare e io ti chiedo se farete davvero un tour e disco insieme tu e Laura Pausini... “Mi piacerebbe lavorare con Bruno Mars e Beyoncé. Per quanto riguarda Laura, tutto è possibile nella vita, adesso però vorrei percorrere le varie tappe del tour, Sud America, America del Nord... E poi ho voglia di pensare al nuovo album, di andare avanti”.

Di andare oltre “Perfetto”, che già era un disco nuovo... “Era un disco di belle canzoni, con una grande melodia che arriva al cuore della gente, non è facile migliorarsi. Non è che abbia sperimentato tanto ma ho trovato la strada giusta per essere qui a parlare con te”.

Mi piace che quelli un po' timidi come te usino canzoni per fare dediche ai figli, alle persone che amano... “La timidezza l'ho un po' superata, rimango uno che si mette in un angoletto, ma la musica per me, e non solo per me, è comunicare. Anche Jovanotti, Ligabue, Vasco Rossi hanno bisogno di comunicare”.

Il 27 maggio parte la fase del Sud America da Brasilia, poi Porto Alegre, Curitiba, San Paolo, Cordoba, Buonos Aires, Assunción, Santiago del Cile. Il 15 settembre c'è anche Taormina... “Non vedo l'ora. Taormina mi ricorda un'estate con la prima fidanzata. Era l'87, facevo già questo lavoro. Nel libro questo episodio non c'è, ma vorrei fare 'Grazie di cuore 2' con particolari anche divertenti”.

Poi c'è il Canada, New York, Hollywood, Los Angeles... Sarai via anche per il tuo compleanno, il 28 ottobre. Ti ricordi un festeggiamento particolare in giro per il mondo? “Ero in Australia. Partii da Los Angeles il 25 e arrivai in Australia il 27, ma là però era già il 28. Erano le 4, ero talmente fuso...”

Questo libro ci racconta anche che oltre alla passione bisogna avere rigore e metodo. Come si impara a fidarsi quando si diventa famosi? “Io mi sono fidato ma non è detto che sia andato tutto bene. Però sono qui, grazie alla gente. Tutto quello che succede, anche le cose negative, devono essere una forza che ti porta avanti”.

Radio Italia è radio ufficiale delle date internazionali del “Perfetto World Tour 2016”.

Intanto Loredana Berté ha incontrato la redazione di Radio Italia.


05-05-2016 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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