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Baglioni, ecco In questa storia che è la mia: “Dopo la crisi del lockdown” Il nuovo album dopo 7 anni, 80 minuti di musica sulla parabola dell'amore 30-11-2020

In questa storia che è la mia è il nuovo album di Claudio Baglioni, con 14 canzoni inedite da Io non sono lì a Gli anni più belli. Il cantante, 69 anni d'età, prepara i concerti “Dodici note” con 100 musicisti e presenta il progetto alla stampa su Zoom: “Nel lockdown ero come paralizzato nella scrittura, pensavo di non finire il disco, poi ce l'ho fatta”. Dal lavoro “fatto a mano” all'amore e all'erotismo fino al Festival di Sanremo 2021: “Potrei tornare come ospite.

NUOVO ALBUM. In questa storia che è la mia di Claudio Baglioni, con 14 canzoni inedite, esce venerdì 4 dicembre 2020: è il 16esimo disco di studio in oltre 50 anni di carriera, arriva a 7 anni da “ConVoi” ed è un concept, un “album-racconto” con la struttura di un'Opera breve, che in 80 minuti di musica dipinge la parabola personale e universale dell'amore tramite 14 brani, un ouverture, 4 interludi piano e voce più un finale. Si tratta di un disco interamente suonato con basso, batteria, pianoforte, chitarre, archi, fiati, voce e cori; l'elettronica è servita solo per “curare” l'atmosfera.

Claudio Baglioni, 60 milioni di copie vendute nel mondo, spiega così la sua missione: “Il tempo vincerà sempre, a volte possiamo pareggiare. Per il resto possiamo rincorrerlo. Il vantaggio e il valore reale di fare questo mestiere è pensare che ci sarà qualcosa, un album o un concerto, che resteranno anche dopo. Il primo verso dell'album infatti è 'Ho vissuto per lasciare un segno': nella realizzazione del progetto sono stato quasi ossessionato dal verbo 'incidere', anche perché una volta si diceva incidere un disco, intendendo il solco del vinile. Stavolta si trattava di incidere un segno in chi ha voglia di ascoltare”.

Sono i sentimenti, nella loro universalità, il tema principale che lega le canzoni:L'amore ha sempre qualcosa da raccontarci, nonostante sia stato scandagliato nel corso degli anni da artisti, poeti, scrittori... Ho raccontato tanti momenti di una storia amorosa: forse è l'argomento che mi ha sempre interessato di più e al contempo quello che ho capito meno. Il disco non parla del momento che stiamo vivendo: penso che l'arte popolare debba astrarsi dagli eventi di cronaca”.

In questa storia che è la mia è frutto di una grande ricerca musicale: “Il proposito era tornare all'energia della fine degli anni 60, fino alla metà dei 70. È un disco in costume, come un film girato con abiti e automobili di un'epoca precedente: tutta la musica è prodotta qui da strumenti e persone che si sono riunite come si faceva in quegli anni, tranne nell'ultima parte della realizzazione in cui abbiamo dovuto lavorare, come tutti, da remoto. È un disco fatto a mano. Torna Danilo Rea al pianoforte e ci sono due orchestre che tra l'altro si uniscono nel brano Dodici note”.

L’album sarà disponibile in 5 versioni: CD singolo (14 canzoni inedite), 2CD deluxe (14 canzoni inedite, 4 brani in versione acustica, foto esclusive), 2LP 180gr black (14 canzoni inedite), 2LP 180gr black - deluxe (14 canzoni inedite, 2 brani in versione acustica, foto esclusive), 2LP 180gr black - deluxe *Esclusiva Amazon* (14 canzoni inedite, 2 brani in versione acustica, foto esclusive e poster autografato). Nel formato digitale e deluxe dell'album, inoltre, sono presenti le versioni acustiche (piano e voce o voce e chitarra) dei pezzi Gli anni più belli, Mal d'amore, Io non sono lì e Dodici note.

CANZONI. Ecco 4 curiosità sulla tracklist dei brani dell'album, raccontate da Claudio Baglioni:
1. “Ci sono tanti rimandi tra questo album e 'Io sono qui' (1995), posso anche dire che il padre è il disco 'Oltre' (1990) e la mamma è 'Strada facendo' (1981). Il nuovo lavoro va ascoltato almeno una volta dall'inizio alla fine per rispettare la drammaturgia che ho immaginato
2. “A volte impiego mesi prima di decidermi a scrivere la prima parole, poi cerco di fare in modo che siano 'esatte'. La parola infatti è una scienza esatta: ammiro molto gli avvocati che ci lavorano...
3. “Gli interludi di questo disco démodé sono delle soste, come quando in un viale si apre una piccola piazzetta
4. “La percezione dell'amore carnale e erotico torna alla mia età. L'erotismo ha un suo valore estetico formidabile: ho già fatto in passato canzoni con la carne dentro, gli odori, trasparenze, bui... In 'Quello che sarà di noi' c'è il fatto che l'amore può essere sempre sorprendente, in ogni momento si può ritrovare un innamoramento o la paura di amare. 'Pioggia blu' forse è il pezzo che può descrivere la situazione che stiamo vivendo: quello che sta fuori può rafforzare l'unione di due persone

IL 2020. Il nuovo album In questa storia che è la mia di Claudio Baglioni esce in un anno strano:È un'autobiografia senza nomi, dati e fatti: è molto veloce, come è nel mio ricordo. In questi decenni ho perso il ricordo nitido di quando una cosa è successo, emergono solo singoli fatti. Sono arrivato a una parte cospicua della carriera, avendo superato i 50 anni, anche perché ho iniziato da molto piccolo: più che nostalgia c'è la voglia che queste cose siano ricordate di nuovo. Sono passati 7 anni dall'ultimo album, forse ho un po' meno cose da dire ma forse ho anche la voglia di dirle meglio: combatto sempre con il passato che per tutti vincerà sempre. Io so che ci ho messo dentro quasi tutto quello che so fare. A un certo punto c'è stata l'urgenza di finirlo: c'erano altre canzoni, era difficile scegliere cosa e come, c'erano complicazioni, però ho voluto mettere un punto per andare a capo e continuare”.

A questo proposito, Baglioni risponde a una domanda di Radio Italia: come ha vissuto questi mesi di emergenza e lockdown, dovuti al Covid, e come hanno influito sul progetto?La mia vita non è cambiata tanto, esco poco, sono abituato a stare solo, anche per rifiatare dai momenti live in cui si sta in mezzo a molte persone. Quindi la chiusura non mi ha toccato più di tanto nella vita personale, però mi ha bloccato incredibilmente il lavoro: ho dovuto rinviare i concerti ma mi sono fermato anche dal punto di vista della composizione, mi ha paralizzato, mi sembrava una vicenda irreale e priva di linee e precise, sono stato fermo 3-4 mesi, ho pensato che non avrei finito il disco, poi alla fine ho ricominciato e ce l'ho fatta. Penso che sarebbe una bestemmia non saper prendere il meglio di questa situazione: dobbiamo essere meglio di quello che eravamo prima, non chiedo 'Un mondo nuovo', però mi sembra che non stiamo facendo quasi nulla e questo mi preoccupa un po'”.

E in riferimento al brano In un mondo nuovo dichiara:Descrive la speranza di sempre, un po' logora, è come una vecchia militante che ha combattuto un sogno e poi nel tempo ha avuto tante disillusioni alle sue aspirazioni. Non è un pezzo né di ottimismo né di pessimismo: è il pensiero che dobbiamo ricominciare a fare dei sogni al plurale, a guardare tutti nella stessa direzione e non solo nel proprio specchio di casa, nel laghetto del narcisismo”. Emerge poi un ricordo dell'infanzia: “Avevamo un'enorme radio di legno, nella nostra casa alla periferia di Roma, negli anni dopo la fine della guerra: allora la gente si voleva bene e si aiutava, riusciva a costruire sapendo che il domani sarebbe stato sicuramente meglio. Ora questa percezione non c'è, la speranza è che l'amore ci aiuti ad andare avanti”.

CONCERTI. Claudio Baglioni, con noi di Radio Italia solomusicaitaliana come Radio Ufficiale, tornerà sulle scene live nel 2021 con lo spettacolo “Dodici note”, in cui la musica e le parole del cantante e compositore italiano si fonderanno in una dimensione live di pop-rock sinfonico che unirà grande orchestra classica, coro lirico, big band e voci moderne. Lo show partirà dalle Terme di Caracalla di Roma, dal 4 al 18 giugno, con l’orchestra sinfonica, il coro lirico, il suo gruppo di solisti e coristi per un totale di circa 100 musicisti; per la prima volta in assoluto la stagione estiva dell’Opera di Roma alle Terme di Caracalla ospiterà 12 serate consecutive dello stesso artista. A questi 12 concerti, seguiranno 4 appuntamenti live in due teatri luoghi d’arte unici al mondo: il 16 e 17 luglio al Teatro Greco di Siracusa e l’11 e 12 settembre all’Arena di Verona.

Intanto però la musica live è ferma: “Siamo rimasti tutti appiedati dalla situazione, siamo uno dei settori più toccati dalle misure di restrizione e dalle chiusure, per il fatto che comportiamo una movimentazione e una mobilità in questo momento non praticabili. La mia famiglia si è molto allargata in questi 50 anni: per portare avanti il mio concerto totale, con diverse discipline mescolate, occorrevano tante maestranze. Non c'è una ricetta per risolvere la situazione: io e i miei colleghi ci siamo dati da fare, anche con sottoscrizioni private e con fondi di sostegno. È venuto a mancare il 100% del lavoro. C'è un dovere di andare a cercare nuove forme, come lo streaming, con una nuova forma accattivante: è chiaro che non è la stessa cosa ma bisogna provare”.

Tra l'altro Baglioni è stato tra i protagonisti alla guida del Festival di Sanremo negli ultimi anni: “Il Teatro Ariston ha un suo profumo mitico, però non è molto grande: non so cosa sia previsto nella prossima edizione, in riferimento alle misure di sicurezza. Quando ho fatto Sanremo (come conduttore e direttore artistico, ndr) pensavo che sarebbe stato molto più drammatico: ero pronto a rispolverare la laurea in architettura e l'esame di stato se avesse distrutto la mia carriera. Ne sono uscito invece con la vita salva e un buon riscontro qualitativo. Ora penso che si farà a marzo con le dovute cautele e con ciò che in quel momento si potrà fare. Prima di diventare direttore artistico c'ero stato solo un paio di volte per ritirare il premio per la 'Canzone del secolo' con 'Questo piccolo grande amore' e poi come ospite di Fazio: ora potrei tornare come ospite”.

In conclusione, un suo pezzo è stato scelto per chiudere il film documentario su Francesco Totti: “Sono grato della scelta di concludere il docu-film su Totti con il mio brano 'Solo'. Mi ha lasciato una forma di emozione, anche perché conosco Francesco da molti anni. Sono figlio unico, sono stato abituato a crescere da solo: mia madre era una sarta e cuciva, era una mamma chioccia molto prudente, ero il suo unico figlio. Ho cominciato a uscire a giocare un po' tardi, mi si rompevano sempre gli occhiali. Crescendo da solo, ho sviluppato la capacità di cogliere alcuni dettagli nella realtà”.


Autore:
Francesco Carrubba
30-11-2020 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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