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Cesare Cremonini: “Il nuovo album può essere ascoltato in tanti momenti” Il Best of, il rapporto col telefono e il tour negli stadi con Radio Italia 28-11-2019

Cesare Cremonini si racconta alla vigilia dell'uscita di “Cremonini 2C2C The Best Of” che fotografa 20 anni di carriera. I temi toccati nell'intervista #atupertu, realizzata dalla Redazione di Radio Italia, vanno dal nuovo album al rapporto con il telefono, passando per il prossimo tour negli stadi atteso per il 2020.


Qual è la situazione best of per ascoltare il suo best of? “Penso che una delle buone caratteristiche di questo nuovo album sia proprio che possa essere ascoltato davvero in tanti momenti. Esiste nella mia discografia, che è contenuta in questo nuovo album, una serie di canzoni belle da ascoltarsi nella solitudine, vivendo l'emozione del momento nelle cuffie. Così come credo che ci siano dei momenti più danzanti, danzerecci e divertenti, come 'GreyGoose', 'Lost in the weekend' e 'Possibili scenari' che sono più da concerto live e con cui ci si può divertire anche in gruppo. L'importante, secondo me, è che si capisca che questo best non è un'auto-celebrazione fine a se stessa, ma la possibilità interessante di capire come un artista italiano ha scritto una parte della propria vita con la propria penna e di come tutte queste canzoni siano collegate l'una all'altra”.

In quest'opera ci sono 87 brani, tra inediti, singoli di successo, tracce demo originali, brani strumentali, versioni piano e voce. A Cesare abbiamo domandato se sia stata più difficile la fase di recupero di tutto questo materiale o la scelta tra cosa inserire e cosa no. “Le fasi di lavoro di questo nuovo album sono state entrambe molto impegnative, ma lo dico con gioia nel senso che la parte sul lavoro degli inediti è stata intensa e molto di ricerca. 'Al telefono' è una canzone che, dentro a questa sovrastruttura che si muove insieme alla linea melodica, ha una ricercatezza piuttosto compiuta. Arriva alla fine, ti trascina con sé minuto dopo minuto e chiede all'ascoltatore di seguirla. Ci sono moltissime canzoni che sono state rimasterizzate, praticamente tutte le più famose, ed è stato impegnativo farlo perché sono tantissimi i successi da mettere dentro l'album. Aggiornare qualitativamente questo disco all'ascolto di oggi è stato giusto e sacrosanto in favore del pubblico. La cosa un po' più complicata è stata scegliere tra le demo e le home recording perché il mio lavoro in studio è molto corposo. Ci sono tantissime canzoni in tantissime versioni diverse, io ho provato a scegliere quelle che sarebbero state le mie preferenze se fossi stato nel pubblico. Nei confronti di questo album, mi sono comportato come se io stessi lavorando al disco del mio artista preferito”.

Riallacciandosi al suo ultimo singolo “Al telefono”, gli abbiamo chiesto quante volte prende in mano lo smartphone al giorno. Secondo uno studio del 2019, le persone toccano in media lo smartphone 80 volte al giorno.

Io lo tocco solo una volta, ma non lo mollo mai. Ormai il telefono è quasi più importante della nostra casa. Se va a fuoco la casa o ti rubano il telefono, qual è la peggiore delle cose? Non è facile scegliere... Anche quando scrivi canzoni, non ti viene una rima e sei un po' incartato, cerchi un po' di relax e di svago guardando il telefono. In ogni caso, si usa anche per scrivere, annotare o appuntare qualche testo”.

Radio Italia avrà ancora una volta il grande piacere di accompagnare Cesare Cremonini nel suo secondo tour negli stadi. C'è una cosa che ha messo via dai concerti dello scorso tour e che si porterà dietro nel prossimo? “Innanzitutto la dimestichezza e la facilità con la quale si può affrontare un campo da gioco, da 11. Credo che sia bello fare concerti ovunque. È bellissimo suonare piano e voce in modo intimo magari per un pubblico più ristretto, è straordinariamente efficace il palasport perché hai un contatto con il pubblico che è quasi da stadio, i teatri sono fantastici perché hai un contatto diretto con la tua voce... Gli stadi, in questo momento, sono al centro della mia vita e dei miei obbiettivi. Erano il mio sogno da sempre, ma rappresentano anche l'incredibile forza delle canzoni. Negli stadi, più che altrove, le canzoni dimostrano la loro forza unendo 50-60 mila persone in un unico grido. E poi gli spazi sono molto grandi e, per un 'animale da palco' come me, è molto bello confrontarsi con spazi così larghi che danno la possibilità di esprimersi dal punto di vista corporeo in maniera così forte”.

Autore:
Andrea Daz
28-11-2019 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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