Menu
ASCOLTA Radioitalia GUARDA Radioitalia TV WEBRADIO
Ascolta
TROVA LA TUA FREQUENZA GRUGLIASCO (TO) 106.300

Cesare Cremonini: “Il best è un racconto in musica della mia storia” L'artista presenta “Cremonini 2C2C The Best Of” e il tour negli stadi 27-11-2019

A pochi giorni dal lancio di “Cremonini 2C2C The Best Of”, Cesare Cremonini torna a Radio Italia per presentare in anteprima le canzoni presenti nella sua prima grande raccolta in uscita venerdì 29 novembre. In diretta nel Verti Music Place insieme a Mauro Marino e Manola Moslehi, Cesare racconta la genesi del progetto che celebra i 20 anni di carriera e delle sue canzoni, dall'ultimo singoloAl telefono” a successi come “Marmellata #25” e “Nessuno vuole essere Robin”. In attesa di vedere le sue parole illuminate a Bologna, l'artista ripercorre la storia che, il prossimo anno, lo riporterà ad esibirsi negli stadi al fianco di Radio Italia.

Hai aperto questo forziere e hai tirato fuori cose meravigliose.
Ci siamo impegnati tanto, la discografia era ampia. Abbiamo fatto tanto lavoro per avere una buona ricerca sugli arrangiamenti di 20 anni. Era difficile scegliere cosa inserire nel best, soprattutto per quanto riguarda le rarità: nel mio computer, tra home recording e demo, c'era solo una piccola fetta del lavoro di 20 anni. Ci sono tante versioni dei brani in questo album: ho deciso di premiare anche i gusti del pubblico, sono stato abbastanza generoso. E poi ci sono 6 inediti, quasi un album tradizionale. In realtà, non sono capace di scrivere canzoni per un 'best' o per altri artisti: io scrivo la mia autobiografia, faccio fatica a uscire da questi binari. Così sono riuscito a scrivere 6 canzoni che sono la fotografia della mia vita.

In questo “best” ci sono 6 CD.
Ci sono diverse pubblicazioni. Ho fatto questo 'best' come io lo vorrei se comprassi quello del mio artista preferito: l'ho fatto su misura dei miei gusti quando ascolto gli altri. Quando è uscito il demo di 'Come è profondo il mare' di Lucio Dalla, sono andato fuori di testa: scoprire com'è nata il pezzo mi fa venire i brividi. Siccome tante mie canzoni sono state registrate di notte, in casa mia, mentre ero seminudo con la sigaretta in mano e i lupi che ululavano fuori dalla finestra, ho voluto comunicare quello che mi emoziona tantissimo. L'ho fatto a mia immagine e somiglianza.


Abbiamo visto il video del tuo ultimo singolo “Al telefono”...
Dev'essere che voglia espiare un senso di colpa nei miei video: finisce sempre che guardo una brutta scena e torno a scrivere canzoni! Questo video l'ho scritto insieme a Giorgio Squarcia, perché è una canzone che ha uno sviluppo armonico e strutturale particolare: richiede di essere seguita, va ascoltata dall'inizio alla fine. Esistono ancora canzoni così.

Hai scritto tante canzoni così, soprattutto da “Poetica” in poi. Sei uno dei pochi artisti che riesce a fare entrare l'ascoltatore dentro la canzone.
Dev'essere così. Arrivo dalla musica classica, l'ho studiata quand'ero bambino e sento la musica in questa maniera: la mia non è una proposta razionale. In realtà, la musica l'avverto e la sento: è la stessa cosa che si prova quando suoni il pianoforte, segui la musica. Io in 'Al telefono' ho creato un percorso, con 3 ritornelli diversi: voglio portarti con me in quei 4 minuti, con gli strumenti che la musica mette a disposizione di tutti.

In conferenza stampa, hai detto che puoi comprendere “Al telefono” se hai seguito tutto il percorso di Cesare...
Questo 'best' per me ha un valore particolare, non è solo una raccolta, ma ha un'utilità. Oggi per me è utile mettere insieme una canzone come 'Marmellata #25' e una canzone come 'Nessuno vuole essere Robin': fanno capire che la penna è la stessa, su ciò che accade a me. Queste due canzoni sono più facilmente leggibili ora insieme, si capisce che c'è un percorso umano nella mia carriera: si può leggere la mia storia dall'inizio alla fine. '50 Special' è stata raccontata come una canzone leggera spensierata, una grande hit, ma la verità è che oggi tra 'Poetica' e 'Nessuno vuole essere Robin', tra '50 Special' e 'Un giorno migliore', non c'è differenza. È il racconto in musica della mia storia. Non sono cresciuto, faccio la stessa identica cosa ma sono cambiato io come persona: ero sincero prima e sono sincero anche adesso. In questo 'best' c'è una lettura completa di quello che sono.

C'è il passato, il presente, ma anche il futuro.
È un pezzo di me proiettato verso il nuovo album di inediti. Se non fossi stato legato al bisogno di ordinare la mia musica un occasione del ventennale, sono convinto che queste 6 canzoni sarebbero state metà del mio prossimo album.

Tra gli inediti, ce n'è uno completamente strumentale, con Ballo.
Si chiama 'How dare you?', di 6 minuti circa. Anche questo indirettamente è un piccolo omaggio alla tradizione di chi mi ascolta da tanto tempo: ho tenuto conto di un dialogo aperto con chi mi ascolta dagli anni '90. Gli strumentatali hanno sempre fatto parte della mia discografia. Soprattutto nel periodo di 'Maggese', ho pubblicato trilogie di brani, lunghi brani classici, jazz, lounge. Era un esercizio per uscire dalla pressione del discorso legato alla canzone radiofonica: volevo giocare con la canzone per rilassarmi. Quindi, nel nuovo album ho voluto comportarmi nella stessa maniera, ho voluto mettere uno strumentale in cinque quarti. È stata una gara tra me e Ballo a chi faceva la canzone migliore: ha vinto lui a mani basse!

Che emozione è stata il “duetto” tra Cesare Cremonini e lo stadio San Siro?
Indimenticabile, perché era la prima volta. La prima volta non si scorda mai. Ritrovarmi da solo e suonare il pianoforte davanti a 55mila persone è stata un'emozione così straordinaria che ancora oggi mi fa ripiombare dentro quello che accadeva in quel momento. Quando ti ritrovi a San Siro, le mani si scollegano dal cervello e vanno avanti da sole. La testa inizia a viaggiare e il battito inizia a perdere costanza. In quel momento provi sensazioni straordinarie, è come tuffarsi dall'atmosfera. Dopo la prima volta che lo fai, lo vuoi fare per sempre. Dopo San Siro, il concerto all'Olimpico di Roma è quello di cui ho il ricordo più bello, ma solo perché avevo capito qual era il terreno di gioco: avevo imparato le misure e le dimensioni e mi sono lasciato andare al 100%. San Siro e Bologna avevano un impatto emotivo fortissimo: è come se, mentre ti sei a una festa con la tua ragazza, arriva la tua ex!

Proverai queste emozioni anche tra pochi mesi, nel tuo prossimo tour negli stadi.
Ora però conosco le dimensioni... Adesso me li mangio!

L'anno prossimo ti esibirai negli stadi di Lignano, Milano, Padova, Torino, Firenze, Roma, Bari, e poi all'Autodromo di Imola. Ci sono posti nuovi rispetto all'ultimo tour...
Ci sono città in cui non ho mai suonato negli stadi. Gli stadi sono sempre stati il mio sogno fin da bambino. Sono di una generazione che vede gli stadi come il punto d'arrivo di una carriera: per me, andare negli stadi significava avere un repertorio straordinario di canzoni. Solo quando ho iniziato a maturare questa consapevolezza, ho iniziato a lavorare agli stadi. Ma è il sogno di una vita. Oggi gli stadi sono un po' sdoganati, credo sia una cosa bellissima: da un lato è una cosa meravigliosa per artisti nuovi, dall'altro è anche bellissimo vederla come il risultato di una vita. È un po' il cerchio che si chiude.

Ma non è un punto d'arrivo.
La cosa bella degli stadi è che si fanno d'estate, quindi rimane l'inverno. È un momento che sarà sempre più creativo per quanto riguarda i live. Sarà giusto che, insieme ai miei colleghi, ci inventiamo sempre nuovi modi per creare esperienze dal vivo per il pubblico, perché i live stanno andando fortissimo. Questo è straordinariamente importante: oggi l'appuntamento con l'artista non è solo il disco, ma soprattutto il live. Allora perché non fare dei concerti molo intimi e trovare alternative interessanti? Si può contribuire, così, ad ampliare il gusto estetico del pubblico nei live.

È importante che i concerti abbiano anche una buona acustica...
In Italia, i live hanno vissuto negli ultimi anni un'escalation dovuta all'espansione del pubblico. Non bisogna lavorare solo al palco, ma anche alla qualità dei tecnici che ci lavorano. Racconto un po' la filosofia con sui sto affrontando la progettazione del tour dell'anno prossimo. Ho già visto il palcoscenico: è bellissimo!

Ci parli dell'home recording di “Marmellata #25”?
Tengo tantissimo a questa versione, per me è un passaggio epocale poterla sentire adesso. La voce ha un effetto stranissimo, il flanger, che solitamente si usa per le chitarre. Io sento veramente il suono della notte di Bologna in queste registrazioni, perché le ho fatte quando di notte scrivevo, componevo e registravo. Non sapevo nemmeno se sarebbe diventata una canzone famosa, ma quello è il momento in cui è nata.

Qual è il punto forte di questa versione?
Senti la voce che cambia dell'artista: ero ancora un ragazzino, senti l'ingenuità. Oltre a questo, però, la cosa interessante è il fatto che chi canta non ha ancora pensato a trasformare una canzone in una hit: le sue parole sono ancora rivolte a chi era, per lui, l'interlocutrice. In questo caso, la canzone è ancora dedicata a Erica, la ragazza che è andata via. Questi home recording sono molto preziosi, perché c'è nascosto qualcosa di ancora più intimo rispetto alla storia della canzone. È questo che io cerco.

Ci pensi a questa canzone cantata a Imola?
Sarà una cosa pazzesca, non riesco a immaginarla. Mi capitano a volte cose che vanno oltre l'immaginazione, anche se ho sempre pensato in grande. Un sognatore come me non avrebbe mai potuto immaginare di cantare una canzone come questa, in cui il ritornello individua nei grossi gesti sportivi la malinconia del vivere e dei rapporti umani. Io ero presente a Imola quando morì Senna: poter cantare lì significa che la vita comincia ad essere un'esperienza straordinaria.

Dal tuo best, sono rimasti fuori altri 12 brani inediti. Come hai scelto i 6 che hai inserito?
Li ho scelti perché il lavoro di arrangiamento era completo. Io stavo facendo un nuovo album ed ero arrivato a un punto in cui ero felice e sereno. Sono stato corretto nei miei confronti e ho inserito quello che aveva un significato leggibile dal punto di vista personale e musicale. Mi sarebbe dispiaciuto far uscire delle cose che sarebbero puntute diventare straordinarie o essere migliorate più avanti. 'Poetica', ad esempio, è nata da un lavoro di circa 5 mesi: l'obiettivo del mio lavoro è quello di alzare sempre l'asticella, la difficoltà è migliorarsi giorno dopo giorno. Quindi, arrivare a fare 5-6 brani è già un grosso lavoro per me.

Possiamo dire che il tuo processo evolutivo è iniziato da 'Possibili scenari' in poi?
C'è una parte di me che non riesce proprio a crescere, perché questo mestiere mi accompagna da quando sono bambino. Uscire con me la sera significa entrare in un mondo di cose leggere: a me piace fare feste e ballare il twist, per esempio. Dal punto di vista musicale, invece, sono andato spedito. Secondo me, è stata una crescita graduale: ogni album mi ha portato in un altro posto, ha avuto un suo universo.

Però riesci sempre a tornare indietro, come in “Giovane stupida”.
È il secondo inedito di questo progetto. È una canzone che ho scritto per la mia ragazza Martina, che ha 22 anni. Va ascoltata per quella che è, perché è un inedito.

C'è uno scontro generazionale in questo brano.
È una canzone d'amore incredibile, una delle migliori che mi sia mai riuscita. Cantare una canzone come questa e ritrovarsi in ginocchio alla fine è il massimo che si può chiedere. L'ho regalata alla mia ragazza il giorno del suo compleanno e lei era contentissima. Trovo che sia anche bello raccontare giorno per giorno la mia vita in questo modo: è vero, c'è uno scontro generazione nella mia vita, perché sto con una ragazza così giovane. La prima cosa che pensi è: 'Non abbiamo niente da dirci'. Per tutta la canzone, mi ribello a questo. C'è dentro la sensazione che l'amore valga molto più delle razionalità, delle definizioni o dei giudizi che diamo a prima vista. Questa canzone, in realtà, è un inno all'amore.

Tra i 6 inediti, 5 sono dedicatati all'amore e uno all'amicizia...
Ho avuto la percezione, in questo periodo di fragilissime verità in cui tutto è il contrario di tutto, che la via di fuga debba essere proprio l'amore. Nell'incontro e scontro con una persona in camera da letto, tornano fondamentali alcuni valori senza cui l'amore non può funzionare: il rispetto, la delicatezza, la generosità sono la risposta a tutto quello che ora c'è fuori di casa.

Ci sono canzoni che sono state scritte di getto e altre che non ti hanno fatto dormire?
Sì, tra quelle scritte di getto c'è 'Nessuno vuole essere Robin'. La mia ex ragazza, che era in casa con me, era arrabbiata perché lavoravo troppo. Non stavamo mai insieme, 'Possibili scenari' mi aveva completamente rapito: mi alzavo alle 5 di mattina e andavo in studio, tornavo a casa tardissimo e mi mettevo a suonare la chitarra. In quel momento avevo di fronte la finestra, mi è passata davanti l'ispirazione divina e ho iniziato a scrivere i primi versi. Mi è sembrato un ottimo inizio, così ho scritto sul cellulare la prima parte. Durante la scrittura, lei ha avviato una discussione e io le ho gentilmente chiesto di rimandarla perché era un anno che aspettavo una canzone come quella, in un album che richiedeva di andare in territori inesplorati. Lei non ne voleva sapere, mi ha dato solo 5 minuti: in quei 5 minuti, la canzone è uscita tutta. In quel momento, la mia vita era un delirio, mi ero completamente alienato per un album, non mi era mai successo. Queste 'difficoltà', però, mi hanno dato grandi soddisfazioni. Poi ci sono altre canzoni come 'Momento silenzioso': scrissi una strofa in un anno; la canzone venne fuori in 5 minuti, ma dopo 4 o 5 anni. Ho dovuto faticare molto: questa esperienza di veloce-lento accade molto spesso.

Quest'anno, a Natale, succederà qualcosa di incredibile...
Sabato, alle 18.30 circa, via D'Azeglio a Bologna, dove viveva Lucio Dalla, si accenderà con il testo di 'Nessuno vuole essere Robin'. Per un ragazzo come me, nato e cresciuto a Bologna, è un sogno della vita che si realizza: non tanto perché è un onore, ma perché queste luminarie sono il simbolo di un legame alla pari e amichevole con la mia città, che non è scontato. In più, realizzo un sogno che vale ancora di più. Siccome sono figlio di un medico e ho rapporti spesso con il Sant'Orsola di Bologna, sono rimasto colpito dalla morte improvvisa di alcuni ragazzi nelle scuole italiane. Ogni anno le luminarie di via D'Azeglio vengono vendute all'asta: così, grazie alla vendita delle parole di 'Nessuno vuole essere Robin', assicureremo a tutte le scuole superiori di Bologna un defibrillatore. Altri fondi verranno messi a disposizione per la ricerca sulle malattie oncologiche.

Avete inventato una cosa molto bella, ce la racconti?
È un'app gratuita che serve per entrare nell'universo di 'Cremonini 2C2C The Best Of' attraverso la realtà aumentata. Inquadrando il disco, parte una fantastica clip artistica, un'animazione in 3D legata all'immaginario del nuovo album. Attraverso l'app, potrò trasformare l'album in un oggetto di espansione creativa con il pubblico. È interessante perché, in un momento in cui stiamo abbandonando tutto ciò che è analogico o materiale, la realtà aumentata trasforma la realtà in digitale: potremo continuare a dare valore al tatto anche grazie al telefonino e alla tecnologia.

Sulla copertina c'è anche una tua foto meravigliosa.
Grazie, faccio foto solo per i 'best'. È una foto di Francesco Carrozzini. Volevo che l'album avesse un'eleganza d'altri tempi e restasse nel tempo. È lo stesso principio per cui la canzone 'Al telefono', musicalmente, credo potrà durare, proprio perché va ascoltata e ha bisogno di essere assaporata.

Nell'album, c'è anche una versione originale, una home recording, di “GreyGoose”,
Qua siamo un periodo diverso, in studio. È una demo registrata in una fase di lavorazione del disco in cui metto alla prova la canzone. È interessante capire come un testo in un arrangiamento diverso può cambiare: in questo caso, ha un po' il sapore di un pub!

Perché si dovrebbe acquistare “Cremonini 2C2C The Best Of”?
Perché è eccitante metterselo nelle cuffie la sera, quando stai per dormire. E poi perché le canzoni oggi sono sempre più importanti: questo è un disco di canzoni ed esiste una lettura che può fare molto bene.

Non hai inserito duetti e featuring.
Il motivo è molto semplice: sono le canzoni che determinano quando possono essere realizzate attraverso un duetto o no. Le nuove canzoni non mi dicevano questo. Magari, in futuro, ci saranno canzoni che chiameranno il duetto, come mi è successo con 'Mondo', ma in questo disco non serviva. Mi prendo tutta la responsabilità delle canzoni.

Autore:
Andrea Basso
27-11-2019 © RIPRODUZIONE RISERVATA

PHOTOGALLERY

Informativa breve e richiesta consenso sull’uso dei cookie
Questo sito utilizza cookie tecnici, di profilazione e di marketing, anche di terze parti, per le proprie funzionalità e/o per inviarti pubblicità, contenuti e servizi in linea con le tue preferenze.
Per saperne di più o negare il consenso a tutti o alcuni cookie CLICCA QUI.
Continuando la navigazione acconsenti all'utilizzo dei cookie.

ACCETTO