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01-07-2010
PIETRO COCCIOLI : ALBUM DI ESORDIO
PIETRO COCCIOLI : ALBUM DI ESORDIO
Al via in coincidenza con l’inizio dell’estate il primo album del cantautore milanese Pietro Coccioli. Intitolato semplicemente 32 OTTOBRE 1986, e anticipato in questi giorni con buoni riscontri sulle principali radio italiane dal singolo Ciao, come stai?, di cui il relativo videoclip ha debuttato in rotazione sui più importanti canali musicali tematici televisivi italiani analogici, digitali e satellitari. Il brano ha interessato ben 500 radio della penisola, e attualmente è fra le 50 canzoni più trasmesse nella classifica Indye Music Like riservata alla miglior produzione italiana.

Una data immaginaria che l’autore sceglie come punto di partenza nel suo viaggio attraverso le canzoni e nel tempo, il disco racconta in otto brani differenti altrettante storie di vita, aneddoti ed episodi che racchiudono ciascuno in sé un elevato potenziale di identificazione. Molti, nel disco, gli omaggi e le citazioni alle grandi firme di sempre della tradizione cantautorale italiana quali Francesco De Gregori e soprattutto Antonello Venditti.

Un artista che rivela a tratti una maturità compositiva nuova, fresca, ma con l’occhio rivolto in maniera cosciente e consapevole, e forse anche un po’ riconoscente, agli autori di punta della nostra canzone d’autore, di cui riprende e sviluppa alcune idee. Come Il compleanno di Cristina, di cui Venditti non fa mistero nel testo della sua stranota Sotto il segno dei pesci, del 1988, che Pietro Coccioli rielabora e fa sua, vent’anni dopo, descrivendo dunque il proprio compleanno di Cristina e offrendo così dunque nuovi sbocchi alla storia già narrata dall’Antonello nazionale.

Pietro Coccioli, grandi maestri, e altrettanti arrangiamenti che rendono perfettamente l’idea di un disco vivo, venato di pop-rock potente e mai invadente, ov’è la melodia a farla da padrone ora con più energia, ora invece con più suadenza e delicatezza, in una magica alchimia di suoni sanguigni come difficilmente oggi se ne sentono, nell’era dell’elettronica, e ancor più a maggior ragione specie nell’opera prima di un giovane ma già promettente cantautore esordiente.

Pietro Coccioli, non solo un cantautore ma anche un artista capace di fare proprie le emozioni degli altri per poi restituirle al grande pubblico e ai legittimi “proprietari” con un pizzico di qualche cosa in più.

32 OTTOBRE 1986 è un disco prodotto e arrangiato da Pietro Coccioli in collaborazione con il team di produzione composto da Domenico Castaldi e Matteo Cifelli.



PIETRO COCCIOLI – 32 OTTOBRE 1986 - LE CANZONI, LE EMOZIONI

32 ottobre 1986. Un titolo che rimanda a una data che non esiste, chiara allusione al giorno mitico, immaginario, quello che non c’è e che proprio per via di questa sua specifica condizione di esistenza e dimensione lascia campo aperto e spazio all’interpretazione che ciascuno può darne. E’ il luogo, in cui, riferendosi al sommo poeta fiorentino, “si puote ciò che si vuole”, ove immaginazione può, contrariamente in altri contesti, far rima con realtà, senza correre il rischio di sbagliare. E’, in sintesi, una palese celebrazione al tema della libertà di azione e di pensiero. Questo album è un concept con sonorità di fondo omogenea, con arrangiamenti che strizzano l’occhio al milgior periodo degli anni ’80, con elementi di ritorno validi ancora oggi, frutto delle idee dell’autore abilmente riprese e sviluppate da Domenico Castaldi, che ha anche contribuito alla registrazione delle chitarre. Pur essendo in primis un pianista, in ordine di importanza dopo la voce per l’autore un posto di netto rilievo spetta alla chitarra: è colei che completa la frase musicale, fondamentale per fornire un’indicazione di ascolto al pubblico che vive l’emozione del brano. Il tutto valorizzato dai missaggi di Matteo Cifelli, coproduttore dell’intero album. Ne è scaturito così un disco bivalente: se da un lato appare talvolta criptico, con testi in cui i significati non manifesti si perdono annidandosi nel canto, dall’altro per contro offre invece melodie semplici, dirette, capaci di stamparsi in testa al primo ascolto, talvolta coinvolgenti. Batterie in evidenza, basso e tastiere a dare calore e respiro alla canzone. E’ il linguaggio del rock non urlato né tantomeno sparato la forma-canzone dell’intero album, quello che affonda le radici nella produzione migliori di autori evergreen della canzone italiana quali Edoardo Bennato, Antonello Venditti con una spruzzata qua e là delle reminiscenze cervellotiche di Franco Battiato a dare un esprit de finesse ai testi dell’album, da cui si evince comunque un sound ben riconoscibile e delineato, testimonianza chiara e incontestabile di una personalità giovane ma che rivela in sé buoni segnali di maturità riflessiva e compositiva.



CIAO COME STAI?

E’ la frase di approccio, la prima cosa che di solito si dice a chi si imbatte innanzi a noi. E’ una canzone atipica, priva di ritornello, sostituito da ampi momenti alla chitarra. Ha 4 strofe, in ciascuna delle quali sono situazioni tormentate e tormentose il leit motiv ricorrente. Cui spesso non vi è soluzione, anzi quest’ultima sta proprio nel suo non potersi risolvere, né positivamente né tantomeno negativamente. La sospensione, il dubbio, eveocato dalla sigaretta accesa, da sempre emblema anche nella letteratura neorealista italiana di un qualcosa che non avrà compimento finale. La ricerca della felicità è qualcosa di impalpabile, di ineffabile, che per propria stessa ontologica natura non è mai assimilabile a un punto fermo che divenga perno di situazioni stabili e certe.



80 SUPERSTAR

Un omaggio sincero e incondizionato vena la scrittura dell’autore, che schiude il proprio sguardo su di un periodo unico e irripetibile della nostra storia umana, con a capo gli USA, patria di musica immortale. E’, in particolar modo, il 1986 il protagonista assoluto di questa canzone, anno caro all’autore stesso e per l’appunto richiamato anche a chiare lettere nel titolo del disco. E’ un invito a salire sulle ali del tempo e a cercare altrove, in dimensioni altre rispetto a quella propriamente vissuta, a quella scandita e segnata dagli orologi e dalle pagine a strappo dei calendari appesi al muro la risposta al malessere dei giorni d’oggi che affligge l’uomo moderno: troppo spesso frastornato e confuso dai condizionamenti e dai limiti della propria realtà esistenziale per pensare che tutto ciò che esiste sia solo ciò che più propriamente gli pertiene e gli appartiene.



IL VESTITO DI ALICE

Una fiaba, semplicemente una storia equamente bilanciata e divisa a metà fra i giorni di oggi ed echi della vicenda che tutti conoscono (la scarpetta, la carrozza, i topolini). Come la protagonista della narrazione dei Fratelli Grimm, anche la ragazza reduce da un appuntamento amoroso deve far rientro a casa e s’interrompe pertanto così la magia: d’improvviso sale in auto, e spogliandosi mostra il piede nudo. Fantasia e realtà, invece, convivono tra passato e presente, in questa personale rielaborazione moderna riletta dall’autore con estro creativo e personalità.



BATMAN

E’ l’autore che parla a un bambino in una sorta di dialogo immaginario, descrivendogli a chiare tinte questa Gotham City vista di notte, allegoria dell’eterno duello fra bene e male, fra chi sogna e chi invece ha bisogno talvolta di un antidolorifico per lenire le ferite, lievi o più profonde, della vita, specie per chi ogni giorno vive il dramma della sconfitta nei confronti di un presente ostile e ingrato che non premia per nulla coloro i quali hanno il coraggio di dire, fare o più semplicemente anche solo pensare qualcosa di diverso.



IL COMPLEANNO DI CRISTINA.

Il brano prende le mosse da uno storico successo di ANTONELLO VENDITTI, proponendosi a tutti gli effetti quale sequel in note di SOTTO IL SEGNO DEI PESCI, del 1988 in cui la voglia di cambiamento e radicale proiezione in un futuro nuovo e differente albergava evidente e manifesta nei cuori dei figli dei moti del ’68: cambiare il mondo era il grido di tutti che allora andava più per la maggiore, con l’unica preoccupazione, come recita il testo originale del grande cantautore romano, di andare in quel giorno a comprare i fiori perché era scoccata l’ora del compleanno di Cristina. La stessa ricorrenza che oggi, a più di vent’anni di distanza, viene celebrata e rinnovata dall’autore, il quale si chiede, nel nuovo sviluppo del testo, se quella donna lo pensa, e se mai passerà per radio IL COMPLEANNO DI CRISTINA.



SONO STRONZATE.

Chissà quanti, se fossero musicisti o poeti, vorrebbero cantare il disagio di non essere sempre del tutto apprezzati dalla o dal proprio partner per ciò che si è, semplicemente e liberamente. Ma la vita è un rock’n’roll, professa l’autore, e sulle note di una musica efficace invita l’amata a seguirlo in questo autoironico viaggio alla scoperta di una sua identità, ben diversa, antitetica nonché lontana dal pregiudizio infondato di lei nei suoi confronti.



L’APPUNTAMENTO DI ALESSANDRA.

L’amore, a volte come il destino, può giocare brutti scherzi. E di certo no n fa piacere vedersi mancare il primo appuntamento. Quello più atteso, sognato, sperato e talvolta forse anche troppo idealizzato. Si perdona tutto alla persona amata, la si proietta spesso inconsciamente e dunque anche inconsapevolmente in una dimensione di finita perfezione che, quando gli occhi tornano poi a osservare la realtà, e a dare a ogni cosa il proprio giusto nome, decade inesorabilmente in un attimo. Si dissolve, semplicemente. Alessandra è una delle tante, troppe donne che innumerevoli, infinite volte non è mai arrivata, neanche puntuale, e non arriverà mai all’appuntamento, aprendo alla mente di chi la attende tutta una serie di considerazioni che poco giovano alla tranquillità dell’animo. E nel mentre che l’orologio batte i secondi, prende forma sempre maggiore la consapevolezza di un’attesa che, ora dopo ora, non produrrà frutto alcuno, se non in tante ipotesi condannate e destinate a rimanere tali, irrisolte.



MAI

Un tributo sincero e appassionato alle liriche di Francesco De Gregori, artista senza tempo che l’autore ritiene a dovere un poeta vero a tutti gli effetti. Un brano che riflette sul tempo, e l’incomunicabilità propria di questi tempi che investe a tutto campo e in pieno di mancata comprensione tutti coloro i quali lungo l’arduo sentiero dell’esistenza terrena fanno un incontro decisivo con un grande poeta che apre dunque nuovi orizzonti al pensiero. Le gocce di pioggia per molti sono tutte uguali, ma a un osservatore attento non può sfuggire quella sottile differenza che, identificandole, le distingue, propria di chi sa che spesso la verità si nasconde e si confonde in un particolare. 300 milioni di topi, titolo di un brano storico del cantautore romano, che stanno su una panchina ad aspettare sono un’immagine che De Gregori è riuscito a rendere visibile anche agli occhi dell’autore. Il quale si narra nel resto di una canzone che si srotola con naturalezza estrema da sé, entrando nel vivo della sua vicenda umana. E a chi, nella molteplicità dei superficiali e dei ciechi dei giorni d’oggi, lo invita ad andare a lavorare, esortazione diretta a occuparsi di cose concrete, l’autore risponde rivendicando la propria connaturata, privilegiata posizione di cantore del quotidiano. Quel quotidiano, a volte, che lo si può cogliere solo nel silenzio, spesso di una notte che, tragicamente, rivela a chi la vive il prezzo da pagare per tutte quelle anime nobili e sensibili le quali, ripensando a tutta quanta la loro vita, conosceranno il tormento e il disagio proprio perché tristemente consapevoli che nessuno le capirà…MAI.

Fonte: redazione www.radioitalia.it- Notizia letta 469 volte