Biografia: Omar Pedrini nasce a Brescia il 28 maggio 1967. «Nell’estate del 1967 c’è stata la Summer of Love di San Francisco» - ricorda Omar - «Al grido di “mettete i fiori nei vostri cannoni”, è nato il movimento hippie: mi piace pensare che quello spirito abbia contagiato anche me, così piccolo e così lontano, e che mi sia rimasto dentro ancora oggi». Altre influenze importanti, queste per nulla inconsapevoli, arrivano dai suoi genitori: la madre Daria discende da una famiglia di liutai e musicisti; il padre Roberto è poeta per diletto e trasmette la passione per gli studi umanistici al figlio, che si diploma al Liceo Classico Arnaldo di Brescia e frequenta la facoltà di scienze politiche (indirizzo storico filosofico) all’Università Statale di Milano, superando finora nove esami.
Dalla fine degli Anni 80 Omar Pedrini è il leader assoluto dei Timoria: oltre a suonare la chitarra, infatti, è autore dei testi e delle musiche. La sua leadership si completa nel 1998 (con l’album “Senza tempo”) quando diventa pure il cantante del gruppo al posto del transfuga Francesco Renga. I Timoria di Omar Pedrini hanno venduto 600 mila copie, conquistando due dischi d’oro (“Viaggio senza vento” del 1993 ed “El Topo Grand Hotel” del 2001): nel 2002 la pubblicazione del doppio cd dal vivo “Timoria Live” coincide con l’annuncio che il gruppo si ferma per una pausa di cinque anni. In questo periodo Omar Pedrini coltiva il suo progetto solista già sperimentato nel 1996 con l’album “Beatnik”: scrive il libro di poesie “Acqua d’amore ai fiori gialli”, recita da protagonista nello spettacolo teatrale “Il poema a fumetti” di Dino Buzzati, compone la colonna sonora del film “Un Aldo qualunque” (al quale partecipa anche come attore) e incide il secondo album solista “Vidomàr”, che esce dopo il Festival di Sanremo 2004, al quale partecipa con il singolo “Lavoro inutile”. Ma procediamo in ordine di tempo e facciamo qualche passo indietro…
Dal 1997 Pedrini é direttore artistico del Brescia Music Art, il festival della contaminazione fra le arti: un importante crocevia di letteratura, cinema, teatro, pittura, comunicazione e naturalmente musica, che oggi richiama affermati artisti da tutto il mondo. L’esperienza del Brescia Music Art si riflette nel programma settimanale “Contaminazioni” che Omar conduce nel biennio 1999-2000 sul canale televisivo via satellite Match Music. Pedrini apre anche la casa di produzione musicale Omar Gru, con la quale ha già prodotto cinque giovani gruppi rock dell’area alternativa.
Alla fine del 2001 Pedrini scrive il libro di poesie “Acqua d’amore ai fiori gialli”, pubblicato da Stampa Alternativa, e tiene una serie di performance e reading nei principali club letterari italiani: accompagna celebri artisti americani, fra cui Lawrence Ferlinghetti (il padre della Beat Generation e fondatore della City Light Books), Jack Hirshman e Dan Fante (figlio di John Fante). Nello stesso anno recita in teatro assieme alla compagnia milanese d’avanguardia Sentieri Selvaggi: interpreta il ruolo di Orfeo nello spettacolo “Il poema a fumetti”, che mette in scena il mito di Orfeo riletto da Dino Buzzati, uno dei suoi autori preferiti. Il tour teatrale riscuote un discreto successo e culmina con la rappresentazione al Festival della Letteratura di Mantova nel 2002. Dal palcoscenico alla macchina da presa: sempre nel 2002, interpreta la parte di Don Luigi, un prete hippie, nel film “Un Aldo qualunque” (con Fabio De Luigi e Neri Marcorè) e compone l’intera colonna sonora della pellicola in chiave rock Anni 70.
Nel 2004 partecipa al Festival di Sanremo con il brano “Lavoro inutile”. È la sua prima esperienza da solo sul palcoscenico del Teatro Ariston: con i Timoria aveva gareggiato al Festival di Sanremo due volte: nel 1991 con “L’uomo che ride” (aggiudicandosi il Premio della Critica) e nel 2002 con il brano “Casa mia”. Conclusa la gara sanremese, esce il suo secondo album solista: “Vidomàr”.
Da solo oppure assieme ai suoi Timoria, Omar Pedrini vanta collaborazioni con prestigiosi artisti italiani e stranieri di qualsiasi disciplina. Ecco qualche nome: lo scrittore Aldo Busi, il pittore Marco Lodola, Matteo Guarnaccia (il padre della psichedelia italiana), Leon Mobley (musicista di Ben Harper), David Fuczynsky (chitarrista di New York del filone jddish-jazz), il regista Alejandro Iodorowsky (osannato anche da John Lennon e Marylin Manson, ha diretto capolavori come “La montagna sacra” ed “El Topo”, che ha ispirato il quasi omonimo album dei Timoria), Bertrand Cantat dei Noir Desir, Eugenio Finardi (duetto in “Verso oriente” del cd “Viaggio senza vento”), Gianna Nannini (duetto in “Io vagabondo” nel Tributo ad Augusto Daolio) e Ligabue (autore di “Male non farà” dell’album “Storie per vivere”). Omar ha condiviso il palco con C.S.I., Jovanotti e Nomadi nel concerto per il Dalai Lama. Si sono esibiti dal vivo con i Timoria anche Fabio Volo e Isabella Santacroce, che hanno letto parti dei loro libri, riportando in auge grazie alla passione di Pedrini le performance Anni 70.
Molti artisti in rappresentanza di molteplici forme d’arte. Entriamo più nel dettaglio delle passioni di Omar, iniziando naturalmente dalla musica. «Ho un amore maniacale per tutto il rock dalla fine degli Anni 60 alla metà degli Anni 70» - racconta Pedrini – «I miei gruppi di riferimento sono Pink Floyd, Who, The Velvet Underground e Beatles. Ho una grande passione pure per il jazz, in particolare per i maestri Charlie Parker, Charlie Mingus e Jim Hall. Fra gli italiani contemporanei ammiro Paolo Fresu, Sandro Gibellini e Danilo Rea, che suona il pianoforte nel brano “Lavoro inutile”». Musicalmente Omar è onnivoro e l’elenco degli artisti che ascolta volentieri sarebbe sconfinato, però alcuni nomi ci tiene a farli. Per cavalleria, precedenza alle voci femminili: «Billie Holyday, Joni Mitchell, Janis Joplin e Gianna Nannini. Mi piace davvero tanto la voce di Giorgia, pur non amando le sue canzoni». E ora gli uomini: «Il mio artista preferito in assoluto è Pino Daniele con l’album “Nero a metà”, ma nutro profondo amore anche per Piero Ciampi. Ascolto con grande piacere Vasco, Guccini, PFM, gli Area di Demetrio Stratos, Bandabardò e Diaframma. Ho grande stima pure per Eros Ramazzotti, che è un amico ma soprattutto l’incarnazione del pop in Italia».
Le altre grandi passioni di Pedrini sono le filosofie orientali, il calcio, la letteratura, il cinema e il vino. Iniziamo dal calcio: è tifoso del Brescia; è stato chiamato Omar dal padre in omaggio a Omar Sivori, ma il suo campione del cuore è Diego Armando Maradona («In nome suo, ho tuttora una forte simpatia per il Napoli»); da 10 anni è uno dei goleador della Nazionale Italiana Cantanti. «La mia sportività non si esaurisce con il calcio. Ho giocato per due anni a rugby in una squadra di Brescia: ho smesso per non compromettere l’attività musicale, perché agivo in mischia e rischiavo di farmi seriamente male alle dita. Sono un tifoso degli All Blacks neozelandesi e naturalmente della nazionale italiana. Pratico anche il tennis: il migliore in assoluto è stato John McEnroe, un poeta della racchetta».
Appassionato di filosofie orientali, Omar frequenta un Ashram (una comunità indù), raccoglie fondi per il Tibet. È interessato a tutte le religioni, compresa quella ebraica e quella mussulmana: «Il Dalai Lama mi ha spiegato che ogni religione può comprenderne altre. Trovo molto positiva questa apertura agli altri del buddismo: a me piacciono tutte le forme di contaminazione, come dimostra la mia attività nei vari festival. Da tre anni ho riscoperto Cristo e ora sono fortemente legato a lui, che considero un grande profeta».
Omar ha una cultura d’impronta classica: lettore instancabile, predilige la saggistica e la sociologia. «Il mio guru è Hermann Hesse: spesso vado a rendergli omaggio al cimitero di Montagnola, a Lugano, dov’è sepolto. Appena un gradino sotto, nella mia scala di valori, c’è Jack Kerouac e tutta la Beat Generation». Altri autori assai apprezzati sono Bodrillard, Focault, Wilde, Huysmans, Eco, Calabrese, Svevo, Calvino, Buzzati, Santacroce, Brizzi e Montanari. Pedrini legge anche i classici: «Nell’Ulisse di Omero c’è il passato, il presente e il futuro dell’uomo. È un’opera di grande attualità ancora oggi».
Per quanto riguarda il cinema, Omar ha un’inclinazione verso le pellicole francesi dalla nouvelle vague fino a oggi: una passione a tutto tondo che negli anni scorsi è sfociata nel flirt con un’attrice transalpina. Ha molta ammirazione anche per il cinema alternativo americano: nel suo primo disco solista (“Beatnik”) ha dedicato il brano “River” al regista Gus Van Sandt. La lista dei registi preferiti è lunga: Lars Von Trier, Peter Greenaway, Edgar Raitz, Rainer Werner Fassbinder («Ho un rapporto epistolare con il suo collega Peter Berling»), Pedro Almodovar («Lavorare con lui è un mio sogno»), Krzysztof Kieslowski, Woody Allen, Federico Fellini e, fra i contemporanei, Silvio Soldini, Gabriele Salvatores e Kitano. Molti hanno rilevato un parallelo fra Omar e Vincent Gallo, che non solo per questo è uno dei suoi attori preferiti. Gli altri sono Marcello Mastroianni, Carlo Delle Piane, Jean Reno, Johnny Deep, Sean Penn, Al Pacino e Gerard Depardieu («Abbiamo in comune la passione per il vino»). Fra le donne ama la mitica Anna Magnani, Juliette Binoche, Naomi Watts e fra le giovani leve italiane apprezza Vittoria Mezzogiorno, Chiara Caselli.
L’abbiamo lasciata per ultima, ma la passione per il vino è forte e vissuta con grande competenza. Nella tenuta di famiglia a Cetona, un paese medievale in provincia di Siena, Omar produce dell’ottimo olio e un vino sangiovese sincero: entrambi portano sull’etichetta il nome “La Zuccherina” e purtroppo vengono prodotti in modeste quantità per la fortuna e il piacere di amici e parenti. Pedrini è un autentico intenditore di vini: spesso partecipa come esperto a importanti rassegne come Vinitaly di Verona e lo stesso Luigi Veronelli lo onora della propria amicizia e stima. Di più: Veronelli ha dichiarato che Omar Pedrini è il figlio maschio che avrebbe desiderato avere!
Dalla fine degli Anni 80 Omar Pedrini è il leader assoluto dei Timoria: oltre a suonare la chitarra, infatti, è autore dei testi e delle musiche. La sua leadership si completa nel 1998 (con l’album “Senza tempo”) quando diventa pure il cantante del gruppo al posto del transfuga Francesco Renga. I Timoria di Omar Pedrini hanno venduto 600 mila copie, conquistando due dischi d’oro (“Viaggio senza vento” del 1993 ed “El Topo Grand Hotel” del 2001): nel 2002 la pubblicazione del doppio cd dal vivo “Timoria Live” coincide con l’annuncio che il gruppo si ferma per una pausa di cinque anni. In questo periodo Omar Pedrini coltiva il suo progetto solista già sperimentato nel 1996 con l’album “Beatnik”: scrive il libro di poesie “Acqua d’amore ai fiori gialli”, recita da protagonista nello spettacolo teatrale “Il poema a fumetti” di Dino Buzzati, compone la colonna sonora del film “Un Aldo qualunque” (al quale partecipa anche come attore) e incide il secondo album solista “Vidomàr”, che esce dopo il Festival di Sanremo 2004, al quale partecipa con il singolo “Lavoro inutile”. Ma procediamo in ordine di tempo e facciamo qualche passo indietro…
Dal 1997 Pedrini é direttore artistico del Brescia Music Art, il festival della contaminazione fra le arti: un importante crocevia di letteratura, cinema, teatro, pittura, comunicazione e naturalmente musica, che oggi richiama affermati artisti da tutto il mondo. L’esperienza del Brescia Music Art si riflette nel programma settimanale “Contaminazioni” che Omar conduce nel biennio 1999-2000 sul canale televisivo via satellite Match Music. Pedrini apre anche la casa di produzione musicale Omar Gru, con la quale ha già prodotto cinque giovani gruppi rock dell’area alternativa.
Alla fine del 2001 Pedrini scrive il libro di poesie “Acqua d’amore ai fiori gialli”, pubblicato da Stampa Alternativa, e tiene una serie di performance e reading nei principali club letterari italiani: accompagna celebri artisti americani, fra cui Lawrence Ferlinghetti (il padre della Beat Generation e fondatore della City Light Books), Jack Hirshman e Dan Fante (figlio di John Fante). Nello stesso anno recita in teatro assieme alla compagnia milanese d’avanguardia Sentieri Selvaggi: interpreta il ruolo di Orfeo nello spettacolo “Il poema a fumetti”, che mette in scena il mito di Orfeo riletto da Dino Buzzati, uno dei suoi autori preferiti. Il tour teatrale riscuote un discreto successo e culmina con la rappresentazione al Festival della Letteratura di Mantova nel 2002. Dal palcoscenico alla macchina da presa: sempre nel 2002, interpreta la parte di Don Luigi, un prete hippie, nel film “Un Aldo qualunque” (con Fabio De Luigi e Neri Marcorè) e compone l’intera colonna sonora della pellicola in chiave rock Anni 70.
Nel 2004 partecipa al Festival di Sanremo con il brano “Lavoro inutile”. È la sua prima esperienza da solo sul palcoscenico del Teatro Ariston: con i Timoria aveva gareggiato al Festival di Sanremo due volte: nel 1991 con “L’uomo che ride” (aggiudicandosi il Premio della Critica) e nel 2002 con il brano “Casa mia”. Conclusa la gara sanremese, esce il suo secondo album solista: “Vidomàr”.
Da solo oppure assieme ai suoi Timoria, Omar Pedrini vanta collaborazioni con prestigiosi artisti italiani e stranieri di qualsiasi disciplina. Ecco qualche nome: lo scrittore Aldo Busi, il pittore Marco Lodola, Matteo Guarnaccia (il padre della psichedelia italiana), Leon Mobley (musicista di Ben Harper), David Fuczynsky (chitarrista di New York del filone jddish-jazz), il regista Alejandro Iodorowsky (osannato anche da John Lennon e Marylin Manson, ha diretto capolavori come “La montagna sacra” ed “El Topo”, che ha ispirato il quasi omonimo album dei Timoria), Bertrand Cantat dei Noir Desir, Eugenio Finardi (duetto in “Verso oriente” del cd “Viaggio senza vento”), Gianna Nannini (duetto in “Io vagabondo” nel Tributo ad Augusto Daolio) e Ligabue (autore di “Male non farà” dell’album “Storie per vivere”). Omar ha condiviso il palco con C.S.I., Jovanotti e Nomadi nel concerto per il Dalai Lama. Si sono esibiti dal vivo con i Timoria anche Fabio Volo e Isabella Santacroce, che hanno letto parti dei loro libri, riportando in auge grazie alla passione di Pedrini le performance Anni 70.
Molti artisti in rappresentanza di molteplici forme d’arte. Entriamo più nel dettaglio delle passioni di Omar, iniziando naturalmente dalla musica. «Ho un amore maniacale per tutto il rock dalla fine degli Anni 60 alla metà degli Anni 70» - racconta Pedrini – «I miei gruppi di riferimento sono Pink Floyd, Who, The Velvet Underground e Beatles. Ho una grande passione pure per il jazz, in particolare per i maestri Charlie Parker, Charlie Mingus e Jim Hall. Fra gli italiani contemporanei ammiro Paolo Fresu, Sandro Gibellini e Danilo Rea, che suona il pianoforte nel brano “Lavoro inutile”». Musicalmente Omar è onnivoro e l’elenco degli artisti che ascolta volentieri sarebbe sconfinato, però alcuni nomi ci tiene a farli. Per cavalleria, precedenza alle voci femminili: «Billie Holyday, Joni Mitchell, Janis Joplin e Gianna Nannini. Mi piace davvero tanto la voce di Giorgia, pur non amando le sue canzoni». E ora gli uomini: «Il mio artista preferito in assoluto è Pino Daniele con l’album “Nero a metà”, ma nutro profondo amore anche per Piero Ciampi. Ascolto con grande piacere Vasco, Guccini, PFM, gli Area di Demetrio Stratos, Bandabardò e Diaframma. Ho grande stima pure per Eros Ramazzotti, che è un amico ma soprattutto l’incarnazione del pop in Italia».
Le altre grandi passioni di Pedrini sono le filosofie orientali, il calcio, la letteratura, il cinema e il vino. Iniziamo dal calcio: è tifoso del Brescia; è stato chiamato Omar dal padre in omaggio a Omar Sivori, ma il suo campione del cuore è Diego Armando Maradona («In nome suo, ho tuttora una forte simpatia per il Napoli»); da 10 anni è uno dei goleador della Nazionale Italiana Cantanti. «La mia sportività non si esaurisce con il calcio. Ho giocato per due anni a rugby in una squadra di Brescia: ho smesso per non compromettere l’attività musicale, perché agivo in mischia e rischiavo di farmi seriamente male alle dita. Sono un tifoso degli All Blacks neozelandesi e naturalmente della nazionale italiana. Pratico anche il tennis: il migliore in assoluto è stato John McEnroe, un poeta della racchetta».
Appassionato di filosofie orientali, Omar frequenta un Ashram (una comunità indù), raccoglie fondi per il Tibet. È interessato a tutte le religioni, compresa quella ebraica e quella mussulmana: «Il Dalai Lama mi ha spiegato che ogni religione può comprenderne altre. Trovo molto positiva questa apertura agli altri del buddismo: a me piacciono tutte le forme di contaminazione, come dimostra la mia attività nei vari festival. Da tre anni ho riscoperto Cristo e ora sono fortemente legato a lui, che considero un grande profeta».
Omar ha una cultura d’impronta classica: lettore instancabile, predilige la saggistica e la sociologia. «Il mio guru è Hermann Hesse: spesso vado a rendergli omaggio al cimitero di Montagnola, a Lugano, dov’è sepolto. Appena un gradino sotto, nella mia scala di valori, c’è Jack Kerouac e tutta la Beat Generation». Altri autori assai apprezzati sono Bodrillard, Focault, Wilde, Huysmans, Eco, Calabrese, Svevo, Calvino, Buzzati, Santacroce, Brizzi e Montanari. Pedrini legge anche i classici: «Nell’Ulisse di Omero c’è il passato, il presente e il futuro dell’uomo. È un’opera di grande attualità ancora oggi».
Per quanto riguarda il cinema, Omar ha un’inclinazione verso le pellicole francesi dalla nouvelle vague fino a oggi: una passione a tutto tondo che negli anni scorsi è sfociata nel flirt con un’attrice transalpina. Ha molta ammirazione anche per il cinema alternativo americano: nel suo primo disco solista (“Beatnik”) ha dedicato il brano “River” al regista Gus Van Sandt. La lista dei registi preferiti è lunga: Lars Von Trier, Peter Greenaway, Edgar Raitz, Rainer Werner Fassbinder («Ho un rapporto epistolare con il suo collega Peter Berling»), Pedro Almodovar («Lavorare con lui è un mio sogno»), Krzysztof Kieslowski, Woody Allen, Federico Fellini e, fra i contemporanei, Silvio Soldini, Gabriele Salvatores e Kitano. Molti hanno rilevato un parallelo fra Omar e Vincent Gallo, che non solo per questo è uno dei suoi attori preferiti. Gli altri sono Marcello Mastroianni, Carlo Delle Piane, Jean Reno, Johnny Deep, Sean Penn, Al Pacino e Gerard Depardieu («Abbiamo in comune la passione per il vino»). Fra le donne ama la mitica Anna Magnani, Juliette Binoche, Naomi Watts e fra le giovani leve italiane apprezza Vittoria Mezzogiorno, Chiara Caselli.
L’abbiamo lasciata per ultima, ma la passione per il vino è forte e vissuta con grande competenza. Nella tenuta di famiglia a Cetona, un paese medievale in provincia di Siena, Omar produce dell’ottimo olio e un vino sangiovese sincero: entrambi portano sull’etichetta il nome “La Zuccherina” e purtroppo vengono prodotti in modeste quantità per la fortuna e il piacere di amici e parenti. Pedrini è un autentico intenditore di vini: spesso partecipa come esperto a importanti rassegne come Vinitaly di Verona e lo stesso Luigi Veronelli lo onora della propria amicizia e stima. Di più: Veronelli ha dichiarato che Omar Pedrini è il figlio maschio che avrebbe desiderato avere!


