Biografia: Una voce unica, un’artista straordinaria, una carriera incredibile: tutto questo è MINA, colei che Louis Armstrong definì «la più grande cantante bianca in circolazione».
La storia della sua carriera ha coinciso con quella della musica leggera italiana degli ultimi 40 anni e ne ha anticipato spesso modalità e tendenze, affermando nuove intenzioni espressive e artistiche con cui le altre interpreti hanno dovuto fare i conti. Il tutto per merito di una personalità unica, capace di abbracciare con entusiasmo ogni tipo di esperimento, di sapersi regalare musicalmente nell’interpretazione di un grande classico internazionale così come in quella della melodia inedita firmata da un oscuro e giovane autore.
MINA è stata sin da subito, nella sua carriera, una cantante di hits, di grandi successi, e questo per un duplice motivo: anzitutto per la sua vocalità, esuberante e incredibilmente originale, capace di regalare quasi automaticamente alle sue interpretazioni lo status di successi. Secondo poi per la scelta delle canzoni da interpretare, scelta che mette in luce un’attenzione tutta speciale - mai dimenticata nel corso della sua lunga carriera – nei confronti della potenzialità ‘pop’ di un brano. Il ‘pop’ è inteso qui come derivazione della parola ‘popular’, e non sta tanto a significare il legame con la struttura armonica dei brani o con la loro derivazione ‘popolare’, quanto con la capacità di una canzone di diventare patrimonio collettivo, momento di identificazione, memoria comune. In una frase, di essere conosciuta e apprezzata dalla gente. MINA ha sempre inseguito e spesso raggiunto questo risultato: di fatto non c’è stata cantante raffinata e virtuosa, nella storia della nostra musica leggera, che come lei sia stata capace di vivere ed esibire un successo puramente ‘popolare’ - verrebbe da dire ‘di massa’ - fatto di persone che cantano le sue canzoni e che escono di casa per acquistare regolarmente i suoi album, ad ogni nuova pubblicazione discografica. Il rapporto tra MINA e la musica è un tutt’uno con il rapporto tra MINA e la canzone. La scelta è sempre stata personale, sin dai tempi in cui, ascoltata una canzone da un altro interprete (pensate - un esempio per tutti - a ‘Nessuno’ di Wilma De Angelis), MINA decideva istantaneamente di farne una sua versione, che spesso finiva per riscuotere ancora maggior successo di quella originale; ed è una scelta che rimane personale ancora oggi, quando la “signora di Lugano” trascorre mesi ascoltando provini alla ricerca di ciò che le piacerà cantare. È questa relazione personale, quasi intima, con le canzoni che racconta e spiega i mille capitoli di una carriera discografica avvincente e mai scontata, segnata da una continua voglia di mettersi alla prova e dalla curiosità di confrontarsi: con gli autori, con i musicisti, con il pubblico.
MINA ha, in questi 40 e più anni di carriera, alternato dischi ‘pop’ a tutto campo a incursioni in vari territori musicali più specifici, regalando preziose monografie ‘tematiche’ che lette di seguito rappresentano quasi dei numeri ‘speciali’ della sua discografia. A partire da un ‘Mina quasi Jannacci’ del 1971, per arrivare al recente ‘Napoli’ (1996) e all’attuale ‘SCONCERTO’ (clicca su “Novità”, in fondo a questa pagina), molte sono le sorprese che si incontrano su quel percorso, e che riguardano incontri ravvicinati con altri cantautori e/o artisti - ‘MinacantaLucio’ (1975) e ‘MazzinicantaBattisti’ (1994) sono due volumi dedicati al grande Battisti, autore per lei di grandi successi come ‘Io e te da soli’, ‘Amor mio’, ‘Eppur mi sono scordato di te’, ‘Mina canta i Beatles’ (1993) regala splendide versioni del quartetto di Liverpool, e ancora ‘N°0’, dedicato alle canzoni di Renato Zero -, oppure esplorazioni di mondi musicali ben precisi – è il caso di ‘Mina canta o Brasil’ (1970), di ‘Mina sudamericana’ (1974), ma anche di del già citato ‘Napoli’ e di ‘Canzoni d’autore’ (1996), episodio interamente dedicato alle riletture di alcuni classici dei cantautori storici italiani.
Lo stesso desiderio di vivere il rapporto con la musica come una relazione totalmente libera da steccati e confini stilistici, lasciandosi portare solamente dalla forza e dal valore delle canzoni, è anche dietro al progetto ‘Dalla terra’, un album di brani di ispirazione religiosa. Lontana dall’idea di inquadrare questa raccolta in una prospettiva ‘alta’, coerentemente con la propria personalità profondamente carnale e laica, MINA ha scelto di intitolare significativamente l’album ‘Dalla terra’, quasi a voler sottolineare la dimensione tutta ‘umana’ - per non dire agricola e contadina - di quelli che sono canti che nascono rivolti dal basso verso l’alto. Per quanti se lo stiano domandando, ricordiamo che l’argomento ‘religioso’ non è nuovo alla discografia di MINA, che già nell’album ‘Kyrie’ (1980) aveva riletto una composizione di Antonio Stradella, ‘Pietà Signor’. ‘Dalla terra’ contiene 12 composizioni che MINA ha scelto, per l’ennesima volta, per le proprie qualità ‘popolari’, che riguardano tanto il loro provenire ‘dalla terra’ che l’avere in sé il seme assoluto della canzone.
'Dalla terra' è un disco straordinariamente diverso, frutto della scelta di dodici composizioni vocali e strumentali che percorrono mille anni di storia Cristiana. Un rigoroso approccio storico e liturgico ha portato MINA ad aggirarsi fra melodie purissime e poco note al grande pubblico. Quelle che ha amato di più, e che le hanno comunicato più emozioni, sono diventati dodici piccoli mondi. La creazione di ‘Dalla terra’ nasce quindi dall’appropriazione di un mondo solo apparentemente lontano ma che, anche grazie alla reinterpretazione di MINA, ci si presenta in tutta la sua carica di straordinaria modernità. Infatti, come scrisse Oscar Wilde, ciò che è moderno non è innanzitutto ciò che è “nuovo”, ma ciò che è “eterno” e quindi capace di parlare al cuore dell’uomo di ogni tempo. D’altra parte, la bellezza non ha tempo; e tutto ciò che la tradizione cristiana ha elaborato in mille anni di sapienza e di amore per il bello può essere compreso ed apprezzato anche dall’uomo di oggi. MINA si mette a totale disposizione di questo patrimonio di bellezza. Nella nudità assoluta (espressa anche dalla copertina del disco), nel porsi al servizio di questa sapienza antica e nuova, ridice un valore che è di ogni tempo. E lo fa senza annullarsi in un distacco che alla musica sacra non è consentito, ma immedesimandosi nei contenuti che interpreta.
L’interpretazione che MINA fa di queste preziosità – la carnalità della sua voce è un elemento, per così dire, “pagano” – trasmette un’inedita adesione al sentire umano, al "sudore" e al dolore terreno. E questo spiega, almeno in parte, il senso del titolo del disco: ‘Dalla terra’. Dalla sterminata produzione di inni sacri della tradizione cristiana, MINA, affiancata nel suo lavoro di ricerca da un teologo, ha attinto con perizia filologica direttamente alle partiture originali e ha scelto secondo sensibilità e gusto personale. Risiede proprio in questo criterio, quello cioè di privilegiare i suoni e le parole che suscitano in lei profonda empatia, la forte indipendenza delle scelte, la rigorosa arbitrarietà degli accostamenti. Questo disco affianca l’elemento interpretativo alla ricerca storica, liturgica e musicale. Di qui la novità di un’identificazione totale che bandisce il distacco formale con cui le cantate sacre sono quasi sempre state eseguite. MINA parla in prima persona, canta laicamente la sofferenza e trascina emotivamente chi la ascolta. È lei che si immedesima nel dolore straziante della Madonna che piange suo Figlio, è lei lo sguardo e la voce di chi geme di fronte al Cristo ferito.
Le cantate sacre, allora come oggi, hanno il grande potere di parlare una lingua universale e rappresentano una ricchezza a disposizione di tutti. C’è quindi, in questo lavoro, anche il desiderio di far scoprire ai molti che non ascolterebbero mai la musica Sacra l’effetto benefico, quasi salvifico, che essa produce. MINA sa farsi ascoltare e lo fa trattando una materia profonda senza appesantirla né stravolgerla, aiutandola semplicemente a venire fuori: l’atto maieutico di far uscire dalla terra un nettare per l’anima e il corpo. Attraverso la voce di MINA, popolare e radicata nella memoria collettiva, con ‘Dalla terra’ la musica sacra Cristiana ha raggiunge un pubblico molto vasto, superando in modo trasversale i confini che dividono i generi musicali.
L’inestimabile valore artistico del progetto ‘Dalla terra’ è dovuto alla sensibilità e all’indiscutibile personalità con cui MINA interpreta e dona un’anima nuova a brani famosi e non. Il disco apre con un ‘Magnificat’ su testo tratto dal Vangelo di Luca, e chiude con l’"AVE MARIA" di Charles Gounod (1818-1893) composto sul preludio n° 1 in Do maggiore de ‘Il clavicembalo ben temperato’ di Johann Sebastian Bach (1685-1750). Nel percorso intermedio: ‘Voi ch’amate lo Criatore’, dal Laudario di Cortona (XIII secolo); ‘Memorare’, su testo attribuito a San Bernardo di Chiaravalle (1090-1153); ‘Quando corpus morietur’, tratto dallo ‘Stabat Mater’ di Giovanni Battista Pergolesi (1710-1736); ‘Omni die’ di Anonimo del XII secolo; ‘Quanno nascette Ninno’ di Sant’Alfonso Maria De’ Liguori (1696-1787); ‘Nada te turbe’, su testo di Santa Teresa D’Avila (1515-1582); ‘Veni Creatur spiritus’, inno alla liturgia di Pentecoste; ‘Pianto della Madonna’ di Claudio Monteverdi (1567-1643), tratto dalla raccolta ‘Selva morale e spirituale’; ‘Dulcis Christe’ di Michelangiolo Grancini (1605-1669); ‘Qui presso a te’ di Anonimo del XIX secolo.
Già nell'attribuire al suo ultimo album il titolo 'Dalla terra', MINA ha inteso non limitarne la lettura alla sola interpretazione "sacra". 'Quanno nascette Ninno' non è una semplice riproposta del canto che ha celebrato nei secoli la nascita del Bambino Gesù; il filmato offre lo stimolo per ripensare, con uno spirito più aderente alla terra, alla Natalità e soprattutto all'infanzia. Alternando volti di giovani vite da tutto il mondo (senza distinzioni di appartenenza, religione, ceto o provenienza - accomunando invece serenità e infelicità, benessere e indigenza) MINA conduce lo sguardo verso l'Umanità di anonime esistenze. «Tutti i grandi sono stati bambini, una volta. (Ma pochi di essi se ne ricordano.)» Antoine de Saint Exupéry
Per il filmato di MINA 'Quanno nascette Ninno' vai ai video: clicca qui
L'attuale capitolo del viaggio artistico di MINA (che da più di 40 anni non conosce pause né ripetizioni) si chiama ‘SCONCERTO’. È il nuovo album, che include le più grandi canzoni di Domenico Modugno, interpretate in modo davvero sorprendente da MINA.
Il 30 marzo 2001 Mina è stata protagonista del primo grande evento multicast italiano: dalle 21 della sera il portale www.inwind.it ha reso disponibili per più di un’ora le immagini di Mina al lavoro nel suo studio di registrazione, accompagnata dai suoi musicisti.
Oggi quelle immagini, che molti - anche appunto per le difficoltà di connessione generate durante la diretta internet dall’enorme richiesta di accessi al sito - non avevano potuto vedere, vengono pubblicate su supporto video (in vhs e in dvd). E anche questo è un evento: perché, se l’edizione in vhs (“Mina in studio”) corrisponde esattamente, per la durata di un’ora e due minuti, a quanto è stato diffuso in multicast, l’edizione in dvd contiene molto materiale in più.
Il titolo è lo stesso, “Mina in studio”: ma il dvd offre quasi un’ora e mezza di materiale filmato supplementare, in gran parte inedito.È un’occasione unica per entrare ‘dentro’ lo studio di registrazione e scoprire come procede il lavoro quando Mina “crea” un suo disco”.
Fra gli “extra”, il menu del dvd propone anche le prove di “Oggi sono io”: la canzone di Alex Britti che Mina ha eseguito quella sera, che è inclusa nel filmato, e che ora è in programmazione radiofonica proprio per promuovere l’uscita di “Mina in studio”. Anche questa, per inciso, è una novità: è la prima volta che per promuovere un dvd viene fornito alle emittenti radofoniche un cd singolo che poi non verrà incluso nel cd di un album. Clicca qui, troverai le ultime uscite discografiche di Mina
La storia della sua carriera ha coinciso con quella della musica leggera italiana degli ultimi 40 anni e ne ha anticipato spesso modalità e tendenze, affermando nuove intenzioni espressive e artistiche con cui le altre interpreti hanno dovuto fare i conti. Il tutto per merito di una personalità unica, capace di abbracciare con entusiasmo ogni tipo di esperimento, di sapersi regalare musicalmente nell’interpretazione di un grande classico internazionale così come in quella della melodia inedita firmata da un oscuro e giovane autore.
MINA è stata sin da subito, nella sua carriera, una cantante di hits, di grandi successi, e questo per un duplice motivo: anzitutto per la sua vocalità, esuberante e incredibilmente originale, capace di regalare quasi automaticamente alle sue interpretazioni lo status di successi. Secondo poi per la scelta delle canzoni da interpretare, scelta che mette in luce un’attenzione tutta speciale - mai dimenticata nel corso della sua lunga carriera – nei confronti della potenzialità ‘pop’ di un brano. Il ‘pop’ è inteso qui come derivazione della parola ‘popular’, e non sta tanto a significare il legame con la struttura armonica dei brani o con la loro derivazione ‘popolare’, quanto con la capacità di una canzone di diventare patrimonio collettivo, momento di identificazione, memoria comune. In una frase, di essere conosciuta e apprezzata dalla gente. MINA ha sempre inseguito e spesso raggiunto questo risultato: di fatto non c’è stata cantante raffinata e virtuosa, nella storia della nostra musica leggera, che come lei sia stata capace di vivere ed esibire un successo puramente ‘popolare’ - verrebbe da dire ‘di massa’ - fatto di persone che cantano le sue canzoni e che escono di casa per acquistare regolarmente i suoi album, ad ogni nuova pubblicazione discografica. Il rapporto tra MINA e la musica è un tutt’uno con il rapporto tra MINA e la canzone. La scelta è sempre stata personale, sin dai tempi in cui, ascoltata una canzone da un altro interprete (pensate - un esempio per tutti - a ‘Nessuno’ di Wilma De Angelis), MINA decideva istantaneamente di farne una sua versione, che spesso finiva per riscuotere ancora maggior successo di quella originale; ed è una scelta che rimane personale ancora oggi, quando la “signora di Lugano” trascorre mesi ascoltando provini alla ricerca di ciò che le piacerà cantare. È questa relazione personale, quasi intima, con le canzoni che racconta e spiega i mille capitoli di una carriera discografica avvincente e mai scontata, segnata da una continua voglia di mettersi alla prova e dalla curiosità di confrontarsi: con gli autori, con i musicisti, con il pubblico.
MINA ha, in questi 40 e più anni di carriera, alternato dischi ‘pop’ a tutto campo a incursioni in vari territori musicali più specifici, regalando preziose monografie ‘tematiche’ che lette di seguito rappresentano quasi dei numeri ‘speciali’ della sua discografia. A partire da un ‘Mina quasi Jannacci’ del 1971, per arrivare al recente ‘Napoli’ (1996) e all’attuale ‘SCONCERTO’ (clicca su “Novità”, in fondo a questa pagina), molte sono le sorprese che si incontrano su quel percorso, e che riguardano incontri ravvicinati con altri cantautori e/o artisti - ‘MinacantaLucio’ (1975) e ‘MazzinicantaBattisti’ (1994) sono due volumi dedicati al grande Battisti, autore per lei di grandi successi come ‘Io e te da soli’, ‘Amor mio’, ‘Eppur mi sono scordato di te’, ‘Mina canta i Beatles’ (1993) regala splendide versioni del quartetto di Liverpool, e ancora ‘N°0’, dedicato alle canzoni di Renato Zero -, oppure esplorazioni di mondi musicali ben precisi – è il caso di ‘Mina canta o Brasil’ (1970), di ‘Mina sudamericana’ (1974), ma anche di del già citato ‘Napoli’ e di ‘Canzoni d’autore’ (1996), episodio interamente dedicato alle riletture di alcuni classici dei cantautori storici italiani.
Lo stesso desiderio di vivere il rapporto con la musica come una relazione totalmente libera da steccati e confini stilistici, lasciandosi portare solamente dalla forza e dal valore delle canzoni, è anche dietro al progetto ‘Dalla terra’, un album di brani di ispirazione religiosa. Lontana dall’idea di inquadrare questa raccolta in una prospettiva ‘alta’, coerentemente con la propria personalità profondamente carnale e laica, MINA ha scelto di intitolare significativamente l’album ‘Dalla terra’, quasi a voler sottolineare la dimensione tutta ‘umana’ - per non dire agricola e contadina - di quelli che sono canti che nascono rivolti dal basso verso l’alto. Per quanti se lo stiano domandando, ricordiamo che l’argomento ‘religioso’ non è nuovo alla discografia di MINA, che già nell’album ‘Kyrie’ (1980) aveva riletto una composizione di Antonio Stradella, ‘Pietà Signor’. ‘Dalla terra’ contiene 12 composizioni che MINA ha scelto, per l’ennesima volta, per le proprie qualità ‘popolari’, che riguardano tanto il loro provenire ‘dalla terra’ che l’avere in sé il seme assoluto della canzone.
'Dalla terra' è un disco straordinariamente diverso, frutto della scelta di dodici composizioni vocali e strumentali che percorrono mille anni di storia Cristiana. Un rigoroso approccio storico e liturgico ha portato MINA ad aggirarsi fra melodie purissime e poco note al grande pubblico. Quelle che ha amato di più, e che le hanno comunicato più emozioni, sono diventati dodici piccoli mondi. La creazione di ‘Dalla terra’ nasce quindi dall’appropriazione di un mondo solo apparentemente lontano ma che, anche grazie alla reinterpretazione di MINA, ci si presenta in tutta la sua carica di straordinaria modernità. Infatti, come scrisse Oscar Wilde, ciò che è moderno non è innanzitutto ciò che è “nuovo”, ma ciò che è “eterno” e quindi capace di parlare al cuore dell’uomo di ogni tempo. D’altra parte, la bellezza non ha tempo; e tutto ciò che la tradizione cristiana ha elaborato in mille anni di sapienza e di amore per il bello può essere compreso ed apprezzato anche dall’uomo di oggi. MINA si mette a totale disposizione di questo patrimonio di bellezza. Nella nudità assoluta (espressa anche dalla copertina del disco), nel porsi al servizio di questa sapienza antica e nuova, ridice un valore che è di ogni tempo. E lo fa senza annullarsi in un distacco che alla musica sacra non è consentito, ma immedesimandosi nei contenuti che interpreta.
L’interpretazione che MINA fa di queste preziosità – la carnalità della sua voce è un elemento, per così dire, “pagano” – trasmette un’inedita adesione al sentire umano, al "sudore" e al dolore terreno. E questo spiega, almeno in parte, il senso del titolo del disco: ‘Dalla terra’. Dalla sterminata produzione di inni sacri della tradizione cristiana, MINA, affiancata nel suo lavoro di ricerca da un teologo, ha attinto con perizia filologica direttamente alle partiture originali e ha scelto secondo sensibilità e gusto personale. Risiede proprio in questo criterio, quello cioè di privilegiare i suoni e le parole che suscitano in lei profonda empatia, la forte indipendenza delle scelte, la rigorosa arbitrarietà degli accostamenti. Questo disco affianca l’elemento interpretativo alla ricerca storica, liturgica e musicale. Di qui la novità di un’identificazione totale che bandisce il distacco formale con cui le cantate sacre sono quasi sempre state eseguite. MINA parla in prima persona, canta laicamente la sofferenza e trascina emotivamente chi la ascolta. È lei che si immedesima nel dolore straziante della Madonna che piange suo Figlio, è lei lo sguardo e la voce di chi geme di fronte al Cristo ferito.
Le cantate sacre, allora come oggi, hanno il grande potere di parlare una lingua universale e rappresentano una ricchezza a disposizione di tutti. C’è quindi, in questo lavoro, anche il desiderio di far scoprire ai molti che non ascolterebbero mai la musica Sacra l’effetto benefico, quasi salvifico, che essa produce. MINA sa farsi ascoltare e lo fa trattando una materia profonda senza appesantirla né stravolgerla, aiutandola semplicemente a venire fuori: l’atto maieutico di far uscire dalla terra un nettare per l’anima e il corpo. Attraverso la voce di MINA, popolare e radicata nella memoria collettiva, con ‘Dalla terra’ la musica sacra Cristiana ha raggiunge un pubblico molto vasto, superando in modo trasversale i confini che dividono i generi musicali.
L’inestimabile valore artistico del progetto ‘Dalla terra’ è dovuto alla sensibilità e all’indiscutibile personalità con cui MINA interpreta e dona un’anima nuova a brani famosi e non. Il disco apre con un ‘Magnificat’ su testo tratto dal Vangelo di Luca, e chiude con l’"AVE MARIA" di Charles Gounod (1818-1893) composto sul preludio n° 1 in Do maggiore de ‘Il clavicembalo ben temperato’ di Johann Sebastian Bach (1685-1750). Nel percorso intermedio: ‘Voi ch’amate lo Criatore’, dal Laudario di Cortona (XIII secolo); ‘Memorare’, su testo attribuito a San Bernardo di Chiaravalle (1090-1153); ‘Quando corpus morietur’, tratto dallo ‘Stabat Mater’ di Giovanni Battista Pergolesi (1710-1736); ‘Omni die’ di Anonimo del XII secolo; ‘Quanno nascette Ninno’ di Sant’Alfonso Maria De’ Liguori (1696-1787); ‘Nada te turbe’, su testo di Santa Teresa D’Avila (1515-1582); ‘Veni Creatur spiritus’, inno alla liturgia di Pentecoste; ‘Pianto della Madonna’ di Claudio Monteverdi (1567-1643), tratto dalla raccolta ‘Selva morale e spirituale’; ‘Dulcis Christe’ di Michelangiolo Grancini (1605-1669); ‘Qui presso a te’ di Anonimo del XIX secolo.
Già nell'attribuire al suo ultimo album il titolo 'Dalla terra', MINA ha inteso non limitarne la lettura alla sola interpretazione "sacra". 'Quanno nascette Ninno' non è una semplice riproposta del canto che ha celebrato nei secoli la nascita del Bambino Gesù; il filmato offre lo stimolo per ripensare, con uno spirito più aderente alla terra, alla Natalità e soprattutto all'infanzia. Alternando volti di giovani vite da tutto il mondo (senza distinzioni di appartenenza, religione, ceto o provenienza - accomunando invece serenità e infelicità, benessere e indigenza) MINA conduce lo sguardo verso l'Umanità di anonime esistenze. «Tutti i grandi sono stati bambini, una volta. (Ma pochi di essi se ne ricordano.)» Antoine de Saint Exupéry
Per il filmato di MINA 'Quanno nascette Ninno' vai ai video: clicca qui
L'attuale capitolo del viaggio artistico di MINA (che da più di 40 anni non conosce pause né ripetizioni) si chiama ‘SCONCERTO’. È il nuovo album, che include le più grandi canzoni di Domenico Modugno, interpretate in modo davvero sorprendente da MINA.
Il 30 marzo 2001 Mina è stata protagonista del primo grande evento multicast italiano: dalle 21 della sera il portale www.inwind.it ha reso disponibili per più di un’ora le immagini di Mina al lavoro nel suo studio di registrazione, accompagnata dai suoi musicisti.
Oggi quelle immagini, che molti - anche appunto per le difficoltà di connessione generate durante la diretta internet dall’enorme richiesta di accessi al sito - non avevano potuto vedere, vengono pubblicate su supporto video (in vhs e in dvd). E anche questo è un evento: perché, se l’edizione in vhs (“Mina in studio”) corrisponde esattamente, per la durata di un’ora e due minuti, a quanto è stato diffuso in multicast, l’edizione in dvd contiene molto materiale in più.
Il titolo è lo stesso, “Mina in studio”: ma il dvd offre quasi un’ora e mezza di materiale filmato supplementare, in gran parte inedito.È un’occasione unica per entrare ‘dentro’ lo studio di registrazione e scoprire come procede il lavoro quando Mina “crea” un suo disco”.
Fra gli “extra”, il menu del dvd propone anche le prove di “Oggi sono io”: la canzone di Alex Britti che Mina ha eseguito quella sera, che è inclusa nel filmato, e che ora è in programmazione radiofonica proprio per promuovere l’uscita di “Mina in studio”. Anche questa, per inciso, è una novità: è la prima volta che per promuovere un dvd viene fornito alle emittenti radofoniche un cd singolo che poi non verrà incluso nel cd di un album. Clicca qui, troverai le ultime uscite discografiche di Mina




