Le Note Funky
"Una rockstar con gli occhi azzurri"
Non vorrei rischiare di essere l’ennesima voce che entra nel coro e da spazio alla retorica che Vasco, so per certo , potrebbe odiare……quindi i miei non saranno né celebrazioni né auguri ma semplicemente ricordi. I miei e quelli di un amico, un “modenese di montagna” che ha conosciuto e intervistato Vasco quando ancora il mondo per lui aveva i confini di una regione, anzi di parte di essa.
“C'ero anch'io, modenese di montagna, ad ascoltarti la notte a Punto Radio, a scendere a Formigine al Picchio per ballare mentre tu lavoravi su quella consolle con gli adesivi pecker sound. Sono venuto a vederti cantare al campo sportivo di Zocca (o era Gaggio Montano?) e non ho mancato la sera del Bamboo di Pavullo dove ti scaravoltasti su una cassa e deluso ed incazzato scrivesti subito dopo "Siamo Solo Noi". Sui quei divanetti scomodi e neri, dove qualche settimana prima avevo visto il grande Augusto, ti ho ascoltato volentieri (e non eravamo in pochi) Poi sei sceso in pianura,oh non e' che non te lo sei meritato,ma io ho ancora le tue prime cassettine con la custodia arancione e mi piace ascoltare quelle canzoni li '. Facciamo cosi',tanto lo so che verrai cagnato anche per i tuoi sessant'anni, ma quando hai finito e hai voglia possiamo andare in baracca a farci due crescentine e qualche borlengo (o tu li chiami ciacci?) Sa famia andamia?”
“E adesso che tocca a me” partirò invece dalla fine degli anni 90. Un periodo in bianco e nero in cui per la prima volta il dolore mi sbatteva in faccia tutta la sua forza e il suo potere. Stavo per uscire dal cortile del Mulino Bianco (dove tutti vivono felici e contenti) e per perdere una delle persone più care al mondo. Sino ad allora per me Vasco era l’antitesi della gioia di vivere e non capendo questa sua dannazione l’avevo poco argutamente snobbato. La prima intervista (1998) mi ha aperto gli occhi su un’anima pura ma profonda, dannata ma terribilmente sognatrice. Il primo concerto (heineken jammin festival di imola) mi ha invece aperto un mondo fatto di “Sì stupendo mi viene il vomito” , “Io no, non ti perdonerò”, “La nostra relazione” e di tante altre frasi incredibilmente vere, tormentate, piene di quel dolore che se non sei stupido prima o poi incontri sulla tua strada. Vivere per davvero è anche entrare nel buio. Chi resta sempre leggero non imparerà mai davvero a “sentire”. I dischi dal 2000 in poi li ho vissuti da fan e da giornalista. Non potrò mai scordare l’incontro su “Stupido Hotel” uno dei dischi di Vasco che prediligo. Alla domanda “Ma la frase “farsi la barba o uccidere che differenza c’è” è davvero molto forte.. eppure in alcuni momenti della mia vita l’ho sentita mia..” Vasco risponde ”Paolina quella è la disperazione e capita di provarla, ma poi passa e si sta meglio…”. Semplice, asciutto, con gli occhi azzurri puntati nei miei. Tutte le volte che ci siamo incontrati sono stata felice di quella semplicità emotiva che mi scaldava il cuore. I buoni dischi, i buoni film e i bei libri mi aiutano a leggere meglio anche me stessa. Ringrazio Vasco per questo, per avermi insegnato che la vita ha delle ombre naturali e per avermi fatto capire che le vere rockstar ti guardano dritto negli occhi e non hanno bisogno di aggiungere altro….
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