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Biagio Antonacci, Dediche e Manie e Tour: “Ecco com’è nata Se io, se lei” Dà grosse anticipazioni sui live e svela le idee per un libro e un film… 14-11-2017

Biagio Antonacci è “In mezzo al mondo” con le canzoni di “Dediche e Manie”: lui, il nuovo singolo che spopola su YouTube, l’album, i brani e i suoi testi sono nel cuore dei fan che fremono per il Tour 2017 e 2018 ma anche al centro del nostro auditorium, per la diretta in contemporanea su Radio Italia Solomusicaitaliana, Radio Italia TV, radioitalia.it, Real Time e Dplay.com con Manola Moslehi.

Il cantante è di ottimo umore e racconta se stesso, “Il migliore”, accenna alle idee per un romanzo e un film, dà importanti anticipazioni sui prossimi concerti e svela che il suo successo “Se io, se lei” è nato a sorpresa in un modo davvero particolare…

Che effetto ti fa essere qui? “È bello tornare e trovare questa accoglienza, bisognerebbe sempre andare via e tornare…”

A chi dedichi questo album? “A me perché è uscito nel giorno del mio 54esimo compleanno, così mi sono donato me stesso, con le mie canzoni: nessun regalo può essere migliore. A proposito, oggi Max Pezzali compie 50 anni oggi, tanti auguri a lui e anche a Nicola Savino!”

Nella tua vita ci sono manie? “Uscirò da qui e dirò: potevo fare di meglio… C’è sempre questa voglia: sarei un perfezionista ma mi frega la pigrizia. Un’altra mania è la puntualità”

Ascoltiamo il singolo “In mezzo al mondo”: perché l’hai definito ‘biagissimo’? “È la prima volta che lo sento cantato live in coro dal pubblico! È biagissimo perché, se lo ascolti piano e voce com’è nato, sembra un brano dei miei anni passati come ‘Liberatemi’… Arrangiato con tutti gli strumenti, diventa moderno ma è un pezzo classico. Io mi definisco cantautore, che è una razza in estinzione”

Nel testo c’è quel ‘Porco Giuda”… “Mi era scappata un’altra parola, non era una bestemmia ma una parolaccia che ho sulla punta della lingua… È solo un modo di dire: qualcuno ha avuto da ridire definendolo una parolaccia, ma io sono andato a vedere sul vocabolario e mi sono informato, non lo è: altrimenti dal Vaticano mi mandano gli hacker!”

Il video del singolo è pieno di citazioni cinematografiche… “Mi avevano spiegato che il mio era un personaggio nerd e io avevo capito merd… Mio figlio mi ha spiegato che si tratta di uno sfigatello… Sono stato un nerd anch’io da giovane, faticavo ad avvicinare le ragazze per strada, adesso invece mi permetto di avvicinarmi alle donne e non dico neanche ciao (scherza, ndr): la popolarità aiuta, ti dà coraggio. Amo piangere e ridere guardando un film, ma non prendetemi per Manu Chao: sono un poeta, un animo sensibile, se non soffro non scrivo!”

Perché definisci “Il migliore” il manifesto del disco? “Forse è la prima canzone che ho scritto e deciso di mettere nell’album. C’è un’esortazione forte ad essere il migliore per te stesso, lavorando e investendo su te stesso: significare fare davvero quello che vuoi e liberarti almeno per un momento, una volta nella vita. Questo è un album molto libero, in cui ho cercato di essere il migliore. È diverso, nuovo, con contaminazioni. Avevo scritto 20 brani, ne ho messi solo 13: fra poco tornerò a rompervi le scatole… Sono istintivo: arrivo in studio, apro il canale del volume e lì nascono cose che arrivano dall’anima”

Ci avevi detto che stavi pensando a un nuovo romanzo, a che punto sei? “Faccio fatica a fare tutto quello che penso. C’è un romanzo, ho un’idea… Poi voglio fare anche un film e arrivare a Cannes, bello come il sole e vestito bene sul tappeto rosso (ride, ndr)”

Qualche anticipazione sul tour? “Ci sarà una band forte e molto nuova e per la prima avrò una sezione fiati, con 9 elementi sul palco. Ci sarà uno schermo gigante che mostrerà contributi girati fuori e dettagli del palco, come il tecnico dell’audio o l’operatore che cambia le chitarre, figure che non si vedono mai. Poi ci sarà il mio faccione: tutti mi vedranno grandissimo. La voglia di suonare è tanta che sanguino!”

Ci sono canzoni della tua carriera a cui non avresti dato un centesimo e che poi sono diventate hit? “Sì, quando l’ho scritto non mi rendevo conto… Ero in uno studio di registrazione fuori Milano, si pagava a tempo e nell’ultimo quarto d’ora a disposizione mi è venuto un testo, l’inciso per la precisione: le parole raccontavano una storia d’amore finita tra due persone che si lasciano… Avevo pochi minuti ancora a disposizione e mi dicevo: e adesso lui lei, lei lui… ‘Se io, se lei, adesso, chi lo paga questo studio di registrazione? È finito il budget…’ (canta sulle note di ‘Se io se lei’ e sorride, ndr) Nel disco ‘Biagio Antonacci’ c’erano molti altri singoli forti, come ‘Non è mai stato subito’, ma a sorpresa ‘Se io se lei’, nata compressa da queste esigenze di tempo, è diventata tra le canzoni più belle della musica italiana, no del mondo! (ride, ndr)”

 


Autore: Francesco Carrubba 14-11-2017 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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